Legge Basaglia e politiche per la salute mentale in Liguria: dibattito in Consiglio

Questa mattina la seduta del Consiglio Regionale è stata aperta dal dibattito, richiesto dai gruppi di minoranza, in occasione del 40 esimo anniversario dell’approvazione della Legge Basaglia, sulle politiche relative alla salute mentale in Liguria.

Sergio Rossetti (Pd), proponente della seduta straordinaria sulla legge 180, ha aperto il dibattito con la relazione introduttiva.

Rossetti ha proposto un approfondimento in commissione dei diversi aspetti delle politiche relative alla salute mentale per promuovere un processo che, al di là della malattia, coinvolga tutta la comunità per l’integrazione del malato mentale. Rossetti ha ricordato che, prima della legge Basaglia, c’era la necessità di un controllo sociale che determinò l’inserimento dei malati negli ospedali psichiatrici dove furono utilizzati strumenti di coercizione e riduzione della libertà personale che non miravano al recupero del paziente. Sono stati necessari – ha ricordato – almeno altri vent’anni dopo l’approvazione della legge 180 per chiudere gli ospedali psichiatrici in modo definitivo. Rossetti ha specificato che la malattia psichiatrica va ricondotta non solo ad aspetti biologi ma anche aspetti psicologici e socio economici del paziente e ha rilevato l’emergere in tempi più recenti di nuove forme di dipendenza Lo stigma della malattia mentale – ha aggiunto – resta ancora nella cultura non solo del mondo occidentale e si verificherebbe, per esempio, nella difficoltà di fare accettare le REMS (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) da parte delle comunità. Secondo Rossetti esistono ancora carenze legate al reinserimento: occorre implementare una strategia per il lavoro e la gestione dell’abitazione, che deve essere adeguata alle persone con problemi psichiatrici. Rossetti ritiene, inoltre, che attualmente non si stia facendo tutto il possibile sul piano culturale, formativo e sociale per dare dignità al malato psichiatrico. Rossetti, infine, ha chiesto alla Regione di aderire alla “Città che cura: programma per la costruzione di un Patto per la salute mentale”.

Valter Ferrando (Pd) ha illustrato come, nel corso dei secoli, la società ha affrontato la malattia psichiatrica risolvendola con l’internamento in strutture-prigioni dove venivano isolate. Anche in Italia – ha detto – la situazione dei manicomi era drammatica e fino al 1904 non esisteva un quadro normativo e che quella legge rimase in vigore fino al 1978: il manicomio è rimasto, quindi, per decenni solo un luogo di controllo e non di cura. La legge 180 – ha aggiunto Ferrando – doveva essere solo l’inizio di un processo molto più complesso e rivoluzionario in cui i pazienti venissero considerati, per la prima volta nei secoli, esseri umani con diritti e dignità e ha rilevato che attualmente le cure, tranne casi eccezionali, devono avere il consenso del paziente. Il consigliere ha, infine, illustrato tutte le normative successive alla legge Basaglia nel settore socio sanitario.

Secondo Giovanni Battista Pastorino (Rete a sinistra&liberaMENTE Liguria) la legge 180 ha introdotto un netto cambiamento culturale rispetto al passato quando i manicomi erano uno strumento di reclusione e esclusione dalla società e l’intervento non era mirato alla cura della persona e ha rilevato che la legge Basaglia ha avuto il pregio di essere attuata, sebbene in vent’anni. Secondo Pastorino, però, oggi il concetto di reclusione e esclusione torna nelle nuove politiche locali e nazionali verso chi è socialmente e economicamente disagiato. Il consigliere, infine, ha rilevato la nascita di nuove gravi dipendenze e di fenomeni di disagio per le quali non esistono strutture e personale adeguati: si tratta di un buco nero – ha detto – su cui è necessario intervenire. Marco De Ferrari (Mov5Stelle) ha rilevato che la legge Basaglia rappresenta uno spartiacque importante perché si concentra sui diritti della persona. Il consigliere ha illustrato la situazione a Genova fra la metà dell’Ottocento fino agli anni ’70 del Novecento dove c’erano 4 poli psichiatrici caratterizzati dal sovraffollamento e da pessime condizioni igienico sanitarie per i ricoverati. De Ferrari ha rilevato che, secondo le recenti denunce di alcuni psichiatri e psicologi, dopo 40 anni la legge non sia applicata integralmente mentre ci sono in Italia 500 mila malati mentali gravi. Secondo De Ferrari, infine, mancano ancora risorse e strutture per il reale inserimento delle persone e ha lanciato un appello alle istituzioni affinché si muovano all’unisono perché il processo terapeutico si svolga nella mente del paziente e non sulla malattia

Giovanni Lunardon (Pd) ha spiegato che legge 180 è stata – ha detto – un grande salto di civiltà, frutto di una grande discussione che ha occupato un decennio e ha determinato la chiusura dei manicomi aprendo ad una nuova idea di fondo contro ogni forma di emarginazione, non solo quella del malato psichiatrico. Secondo Lunardon, però, il dibattito sulla cura della malattia mentale si era fermato in sede locale fino a quando è stato posto il problema del recupero dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, che ha rilanciato l’idea che il luogo dove c’era stato per decenni il confinamento delle persone diventasse un luogo aperto alla città. Occorrono – ha concluso – nuove strutture per accrescere l’integrazione lavorativa e una migliore qualità della vita quotidiana dei malati psichiatrici.

Alice Salvatore (Mov5Stelle) ha ricordato che la legge Basaglia ha cambiato la gestione della malattia psichiatrica. Secondo il consigliere, però, il sistema dell’assistenza è fortemente a rischio per carenza di personale e risorse. Salvatore ha citato un documento della Società italiana di psichiatria che paventa il collasso del sistema: oggi ci sono in Italia 20 milioni di persone curate senza manicomi e si prevede un ulteriore incremento di casi. Salvatore ha sollevato la questione dei malati psichiatrici over 65 che pongono problematiche sanitarie più complesse e ha presentato una dettagliata relazione sull’epidemiologia delle malattie mentali in Italia e in Liguria, che crescono soprattutto fra i giovani anche a causa delle nuove dipendenze, e sui ricoveri in strutture residenziali e semiresidenziali. Salvatore ha rilevato la carenza di posti letto in Liguria per i pazienti psichiatrici che creano difficoltà – ha aggiunto – per la presa in carico dei pazienti.

Matteo Rosso (FdI) ha rilevato le pessime condizioni di reclusione dei malati nei vecchi manicomi e ha raccontato l’esito di un suo recentissimo sopralluogo, compiuto a sorpresa, nell’ex polo psichiatrico di Prato Zanino rilevando che la situazione è completamente cambiata: viene garantita autonomia al malato in una struttura bella e ben organizzata. Tuttavia- ha aggiunto – si possono fare ulteriori passi avanti nell’assistenza. Rosso ha auspicato che per alcuni casi ci possa essere un reinserimento nella famiglia o nella loro abitazione e ha sottolineato che oggi la famiglia è stata messa al centro degli interventi. E proprio rispetto alla famiglia, Rosso ha auspicato un sostegno soprattutto ai genitori che hanno un figlio malato. Rosso ha annunciato di condividere, nel complesso, l’ordine del giorno che era stato presentato dalla minoranza rinviando all’assessore osservazioni più puntuali sul testo.

Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria) ha sottolineato l’ottimo lavoro che sta svolgendo la Asl3 per integrare non solo il malato ma anche la sua famiglia e i colleghi di lavoro. Lauro ha raccontato la propria positiva esperienza nel sopralluogo compiuto nell’ex ospedale psichiatrico di Quarto dove sono stati organizzati anche diversi laboratori artigiani per aiutare il recupero e l’integrazione del malato. Secondo Lauro l’ordine del giorno presentato dalla minoranza può rappresentare un punto di partenza per attuare una sinergia fra istituzioni, famiglie, associazioni e volontari. Il consigliere ha invitato tutta la classe politica a impegnarsi per combattere alcuni pregiudizi che ancora esistono nella società rispetto a chi attraversa una situazione di disagio psichico, che – ha sottolineato – non è necessariamente un violento e, al contrario, il malato psichiatrico può rappresentare una risorsa per la comunità. Secondo Lauro, dunque, occorre continuare a lavorare su tre fronti: sinergia fra istituzioni, integrazione e formazione e accompagnamento al lavoro

L’assessore alla sanità Sonia Viale è intervenuta alla fine del dibattito. Viale ha apprezzato il tenore e il livello degli interventi e ha condiviso con i consiglieri gli aspetti positivi introdotti dalla legge Basaglia. L’assessore ha ricordato che in Liguria ci sono circa 25 mila pazienti presi in carico per problemi psichiatrici, di cui 11 mila sono affetti da dipendenza patologica, e c’è un incremento allarmante di giovani con esordi di patologie psichiatriche. Dobbiamo interrogarci – ha detto – su come fronteggiare questa grande sfida partendo dal concetto che ogni percorso di cura deve essere temporaneo e tendere alla possibilità che anche la persona con un disagio psichico possa avere una vita autonoma e indipendente. La Regione propone, sostiene, valorizza – ha assicurato – ogni percorso che va in quella direzione.

Viale ha quindi illustrato i progetti seguìti dai servizi regionali che combinano il mondo dell’associazionismo, famiglie, disabilità, istituzioni e servizi regionali ricordando, fra gli altri, anche il ruolo dei Dipartimenti Salute mentale e Dipendenze che soprattutto nell’area metropolitana di Genova hanno avuto il massimo sviluppo. L’assessore ha specificato che le dipendenze vengono trattate nella loro globalità e chi accede ai servizi di salute mentale e dipendenze non è necessariamente una persona che ha un disagio psichico, ma si tratta di una modalità di trattamento che evita la ghettizzazione del soggetto che ha un disagio psichico perché viene trattato unitariamente con altri tipi di soggetti. Viale ha ricordato che la Regione ha attuato il modello innovativo di trattamento delle persone autori di reato con disagi psichici aprendo le REMS: una sarà aperta in provincia di La Spezia entro l’anno e già a partire dall’anno scorso è stata aperta una REMS provvisoria a Genova Pra’ dove la permanenza è transitoria. La REMS – ha sottolineato – è l’“extrema ratio” e dovrebbe essere il luogo dei casi più gravi.

Viale ha ricordato, infine, che il Piano sociosanitario regionale, approvato a dicembre, individua l’attivazione in ogni Dipartimento di salute mentale dipendenze di servizi di neuropsichiatria infantile, la mappatura di modulazione dell’offerta residenziale psichiatrica regionale per adulti e minori e, fra l’altro, la definizione di percorsi di cura dei disturbi psichiatrici minori,.

Viale ha manifestato condivisione all’ordine del giorno chiedendo, però, un emendamento al dispositivo finale (che è stato poi accolto dai proponenti).

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