Turismo tra innovazione e tradizione: attivare strategie e azioni di sistema

Turismo potenziale da cui attingere, volano di sviluppo, riserva aurea per crescita ed occupazione. Non bastano le definizioni per contenere la grandezza del settore che allo stesso tempo è una risorsa che produce ricchezza non solo economica, con un apporto di oltre 168 miliardi di euro pari a circa il 12% del Pil italiano, ma anche culturale, sociale, ambientale, artistica e religiosa.

Ma come ottimizzare un patrimonio che non ha eguali nel mondo? E’ questo il leit motiv della tavola rotonda sul tema “Turismo tra innovazione e tradizione” promossa dalla Fisascat Cisl nazionale nella splendida cornice di Santa Margherita di Pula in Sardegna, regione dalle cifre record con oltre 13milioni e mezzo di presenze nel 2017, il +14% rispetto all’anno precedente.

«Presenze distribuite soprattutto nei mesi estivi, in una Regione ad alta vocazione turistica con oltre 4700 strutture alberghiere e circa 210mila posti letti e che dovrà sempre più saper coniugare la capacità ricettiva con il sistema dei trasporti, l’innovazione delle imprese e nuove politiche di marketing e trasformare il turismo da fenomeno stagionale a fenomeno strutturale» ha sottolineato nel saluto introduttivo ai lavori Gavino Carta, segretario generale della Cisl Sardegna.

«Il Turismo in Sardegna genera l’8% del Pil, ha grandi potenzialità ma ha bisogno che su questa materia giochi un ruolo maggiore. La nostra idea di sviluppo del settore passa da un intervento sinergico che politica, impresa e sindacato devono intraprendere per coniugare al meglio la proposta con l’azione» ha dichiarato il segretario generale della Fisascat Cisl Cagliari Giuseppe Atzori. «La filiera turistica – ha aggiunto – va intesa come pilastro dell’economia della Regione, capace di generare ricchezza ed occupazione durante un arco temporale di almeno 10 mesi all’anno in un’ottica di destagionalizzazione» tema caro al sindacato e rilanciato a più riprese dalla categoria cislina.

«Destagionalizzare vuol dire attivare strategie e azioni di sistema ed investire in un sistema turistico che sappia lavorare su dodici mesi all’anno» ha poi rimarcato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Davide Guarini sottolineando che «il turismo è un settore labour intensive nel quale distinguere lavoro da sviluppo è impossibile, con circa due milioni di addetti e 250mila lavoratori stagionali che vi operano» e quanto «nel fare turismo la qualità del lavoro sia un determinante fattore di competitività tra strutture e sistemi turistici». «Per la tenuta del settore – ha  aggiunto – resta prioritario favorire l’allungamento del periodo lavorativo e una maggiore fruibilità dei percorsi di formazione professionale dedicati».

È Piergiorgio Togni dell’ufficio studi Comitel&Partners ad illustrare l’esito dell’indagine presentata a marzo all’ITB Berlin la maggiore fiera e mercato d’affari dell’industria del turismo e a sottolineare che «i nuovi trend del settore possono supportare i percorsi di destagionalizzazione» ha dichiarato. «Il consumatore durante tutto l’anno cerca prodotti personalizzati, si vuole riconoscere nell’unicità di una offerta turistica personalizzabile e più vicina a quegli aspetti semplici e naturali della vacanza green che sembrano ormai difficili da vivere, anche capaci di arricchire interiormente e di regalare momenti di svago ed esperienze coinvolgenti talvolta multisensoriali» ha sottolineato Togni.

Per l’assessore al Turismo, all’Artigianato e Commercio della Regione Sardegna Barbara Argiolas «la domanda di mercato cresce velocemente e il tema che bisogna porsi, anche in Sardegna, è che tipo di viaggiatori vogliamo, quale è il tipo di vacanza che vogliamo offrire, low cost o selezionata». E ancora. «Siamo fermi e ancorati al numero di presenze e non alla redditività del comparto che va sostenuto attraverso la promozione di altri prodotti turistici complementari al turismo balneare, senza dubbio core business della nostra Regione, ma anche attraverso una qualità dell’offerta turistica erogata da personale qualificato ed avviato al lavoro attraverso appositi percorsi di studio e formazione professionale».

«La stagionalità non è un dato incontrovertibile ma il risultato di scelte derivanti in molti casi da fattori economici, finanziari ed amministrativi» ha poi evidenziato Angelo Candido, responsabile Servizi Sindacali Federalberghi Nazionale, rilanciando le politiche che la principale organizzazione imprenditoriale del settore turistico-ricettivo in Italia ha individuato come driver per accrescere l’attività turistica dei territori. «Rifinanziare il sistema dei buoni vacanza, promuovere il turismo in bassa stagione, migliorare la ripartizione delle vacanze scolastiche, promuovere l’organizzazione di grandi eventi, modulare i periodi di attività dei servizi pubblici e privati, estendere ai contratti stagionali le agevolazioni fiscali, incentivare il prolungamento della durata dei rapporti di lavoro stagionali, riducendo il prelievo contributivo e fiscale e garantire una adeguata copertura dei trattamenti di disoccupazione per i lavoratori stagionali».

Per il segretario generale della Fisascat Cisl Pierangelo Raineri «bisogna puntare ad iniziative che creino quello che oggi si chiama “brand” del Turismo: è un termine che rende l’idea perché sicuramente noi dobbiamo sempre più affinare la capacità del nostro Paese di imporsi sui mercati internazionali come un Paese che è in grado di offrire un Turismo con una qualità in crescita». «In un grande Paese tuttavia – ha concluso il sindacalista – i lavoratori del Turismo meritano di essere valorizzati al massimo attraverso la contrattazione, così come è stato fatto nei recenti rinnovi di settore, ultimo dei quali è quello dei pubblici esercizi e della ristorazione collettiva, ma anche attraverso ammortizzatori sociali mirati al sostegno al reddito proprio di chi opera nella stagionalità, fenomeno strutturale del comparto».

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