Kronostagione, sold out per “Aldo morto”

di Alfredo Sgarlato – Il 16 marzo di quarant’anni fa veniva rapito Aldo Moro, per poi essere assassinato; un evento considerato uno spartiacque nella storia del paese, e in particolare la fine del periodo dei furori rivoluzionari (ma per chi stava a sinistra all’epoca fu molto più sconvolgente l’assassinio di Guido Rossa, almeno nei miei ricordi). La Kronostagione ci presenta in questa ricorrenza il monologo “Aldo morto”, di con Daniele Timpano, autore che da tempo lavora sulla storia e la memoria italiana: l’estate scorsa aveva portato a Terreni Creativi “Acqua di colonia”, a proposito di fascismo e razzismo.

Qualsiasi italiano di una certa età ha un ricordo personale del caso Moro, come ogni americano ce l’ha legato a Kennedy; non così Timpano, che al momento aveva quattro anni. Allora la sua non può che essere una ricostruzione, incompleta, personale, edulcorata o esagerata, come lo sono tutte le ricostruzioni di un evento che mantiene ancora molti lati misteriosi (interessante quello, poco noto, che lo spettacolo riprende). Così si alternano i ricordi del figlio, quelli personali dell’autore, per cui è la morte del nonno il ricordo forte dell’infanzia, le storie dei terroristi, e come i media le spettacolarizzino, fino alla riflessione finale sulla morte.

Il titolo avrebbe fatto pensare a un lavoro più dissacrante, “politicamente scorretto” (un concetto che io non ho ancora ben capito cosa significhi), invece il testo è molto rispettoso verso la figura di Moro, semmai è incisivo contro gli ex terroristi, i superstiti, i rivoluzionari pentiti, che sembrano così a loro agio nel circo mediatico, che generalmente è più propenso a spettacolarizzare i morti: pensiamo alla santificazione postuma di De Andrè, anche da parte di chi definisce quelli come lui zecche o buonisti del…, santificazione che il genovese per primo odierebbe.

Lo spettacolo è piuttosto lungo ma regge, Timpano tiene la scena muovendosi molto, con l’ausilio delle luci, di poche musiche, del modellino della Renault 4 rossa, ormai icona del caso Moro e di tutti gli anni ’70. Non tutti i passaggi mi sono però apparsi ugualmente incisivi. Ancora una volta il pubblico ha stipato lo Spazio Bruno, applaudendo più volte l’autore e interprete. Finale di stagione il 27 aprile con “Dialoghi degli Dei”.

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