Rossetti: “emergenza sangue, Regione e Alisa ripartano dal valore dei donatori”

“Chi può vada a donare il sangue, il sistema trasfusionale ligure è eccellente”. L’appello arriva dal consigliere regionale del Pd Pippo Rossetti, a fronte di una nuova emergenza della sanità genovese. “Vista la penuria di sangue – spiega l’esponente del Pd – vengono rinviati interventi chirurgici programmati da tempo. Quindi è necessario che tutti facciano la loro parte. A cominciare dalla Regione Liguria e da Alisa, che anche in questo caso hanno parecchie responsabilità”. In primo luogo, sottolinea Rossetti, “invece di provare a trasferire la colpa dell’urgenza alle associazioni che fanno la raccolta, sarebbe opportuno che Alisa uscisse dalla logica meramente ragionieristica ed economica (risparmiare a tutti i costi), che ha portato, tanto per fare un esempio, a ridurre gli accertamenti a cui i donatori hanno diritto. Se la donazione diventa un fatto tecnico-economico vinceranno le agenzie multinazionali per le quali il plasma si può lavorare in paesi terzi a basso costo e si arriverà a retribuire il donatore. Solo se intendiamo la donazione come frutto di un gesto prima culturale poi sociale – sottolinea Rossetti – potremo raggiungere i risultati che vogliamo”.

Il consigliere regionale del Pd sostiene che Regione e Ministero debbano “ripartire dal valore dei donatori, da come vengono trattati e da ciò che rappresentano. Non bisogna solo ristabilire gli accertamenti diagnostici che gli sono stati tolti – continua Rossetti – ma far sentire i donatori e le loro associazioni parte integrante del sistema sanitario”.

Ed è proprio per questo che il consigliere regionale del Partito Democratico si appella ad Alisa, “che somma tragicamente l’attività di programmazione con l’attività di gestione. La prima – dice Rossetti – dovrebbe essere svolta dal dipartimento di sanità della Regione e la seconda dalle Aziende sanitarie”. Per l’esponente del Pd “Alisa non ha fatto un’efficace azione preventiva di vaccinazioni, non ha previsto per tempo il boom di accessi ai ‘pronto’ e ora non ha messo in campo misure per incrementare le donazioni di sangue perché è un soggetto gestionale sempre più grande e ingolfato, che si occupa dei contratti con tutti gli accreditati liguri di cui segue le autorizzazioni, gestisce i flussi finanziari alle aziende e agli ospedali e ha accentrato su di sé i pagamenti del fondo della non autosufficienza, valuta i bisogni del personale delle aziende e ne controlla la produttività, ma è anche soggetto pagatore del fondo gravi disabilità. Chi programma però – avverte Rossetti – non può accentrare tutte le strategie, la programmazione e la gestione. Questi sono errori che poi pagano i cittadini, sia al Pronto soccorso, sia se hanno bisogno di una sacca di sangue”.