Su la Testa 2017 terza serata

 

di Alfredo Sgarlato – La serata finale di Su la Testa 2017 è preceduta al pomeriggio dall’incontro “L’Arte che gira intorno”: si parla di Teatro con Tommaso Bianco e Alex Nesti che raccontano la storia e i progetti futuri di Kronoteatro; di strumenti col liutaio genovese Paolo Sussone; delle avventurose esperienze in Sri Lanka dell’ingauno Maurizio Cardillo che Andrea Rigante ha raccolto nel libro “Le lacrime dei Vedda” in uscita a gennaio; di filosofia e comunicazione coi bloggers The Philosophers. Non manca l’accompagnamento musicale con la talentosa Roberta Monterosso, l’ironia di Michele Savino, le atmosfere di Ginez, e lo stesso Davide Geddo che saluta con una canzone di Fossati.

Ad aprire la serata la rapallina Giua, con Stefano Cabrera dello Gnu Quartet al violoncello. Una musicista che ha talento e presenza scenica, che appare in continua crescita. Sia nei brani più scanzonati che in quelli impegnati sa porsi con leggerezza, mostrando la rara dote dell’ironia, tanto più apprezzabile in questi tempi in cui troppi si prendono troppo sul serio. Bella voce, bella tecnica chitarristica, possiamo considerarla una certezza.

Al femminile anche il secondo set, e stavolta abbiamo una bella sorpresa. Fede e Marlene, da Napoli, con pochi strumenti, chitarra, fisarmonica, percussioni oltre le voci, regalano una performance di grandissima intensità. Cantano in italiano, spagnolo, napoletano, persino in iraniano canzoni sulla maternità, la femminilità, i sentimenti. Se la loro musica sa essere struggente, tra un pezzo e l’altro le ragazze intrattengono con scherzi e battute divertendo il pubblico che le ringrazia con calorosi applausi.

 

Terzo momento con Paolo Benvegnù, a mio immodesto parere il musicista più bravo della sua (la mia) generazione. Autentico visionario, i suoi testi meritano la massima attenzione, piccoli romanzi quasi più che canzoni. La musica, con elementi di new wave, psichedelia, prog, appare semplice, e invece è costruita perfettamente, con il raffinato lavoro alla chitarra di Andrea Franchi che si sposa ai crescendo ritmici di Luca Baldini e Ciro Fiorucci, con le tastiere di Marco Lazzeri a ricamare. La presenza scenica è attoriale. Benché Benvegnù sappia scrivere canzoni dai ritornelli contagiosi, stasera punta soprattutto su brani da “Hermann” ed “Earth Hotel”, i suoi dischi più complessi, ipnotizzando il pubblico fin dalle prime note. Chi già lo amava è stregato, chi non lo conosceva se ne è innamorato.

    

Chiusura skatenata, perdonate il facile gioco di parole, ma tocca agli Statuto, band che da oltre trent’anni tiene alta la bandiera della cultura mod, ovvero lo stile prima di tutto. Ska, soul, rock, ritmo inarrestabile retto da quella macchina da guerra che è il batterista Naska, ritornelli irresistibili, nemmeno le autorità presenti possono esimersi dal cantare Piera, ma anche impegno sociale: l’incontenibile cantante Oskar Giammarinaro rivendica con orgoglio le radici operaie e la cover di “In fabbrica” dei Gang è dedicata alle vittime del rogo alla Thissen Krupp. I ballerini si affollano sotto il palco per la festa finale di un’edizione di Su la Testa di ottimo livello con momenti di emozione assoluta. Ancora un grazie alla perfetta organizzazione dell’Associazione Zoo, con l’ottimo Alessandro Mazzitelli al mixer, che anche stavolta hanno regalato ad Albenga tre serate di quelle che ormai si vedono raramente anche in città ben più grandi.

*Foto di Paolo Moretti ed Emiliano Bertoli  

 

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