Kronoteatro, “Slot machine” racconta il dramma del gioco patologico

di Alfredo Sgarlato – Cambio radicale di atmosfera col secondo appuntamento della Kronostagione: dopo il divertimento di “Hello, I’m jacket” l’impegno sociale di “Slot Machine”, produzione di Teatro delle Albe, scritto e diretto da Marco Martinelli e interpretato da Alessandro Argnani. Nel buio totale ascoltiamo rumori di fondo e voci straziate. Poi appare il protagonista, che racconta il suo sentirsi scisso in due persone, quindi la ragione del proprio dramma: è un giocatore patologico, e questo ha distrutto la sua vita.

Il tema è molto forte, e tristemente attuale: ma l’interpretazione e la scrittura sono misurate, senza calcare la mano sui contenuti più sgradevoli. Argnani, solo in scena, recita ottimamente, con leggera cadenza dialettale, un testo ben scritto, in una lingua centrata, né eccessivamente letteraria né troppo colloquiale, con solo un paio di espressioni gergali. Notevole lo scavo psicologico del personaggio, schiavo del risentimento sia verso i genitori analfabeti che verso i signorotti locali a cui si sente inferiore malgrado sia benestante; e tutto questo scivola nel percorso di autodistruzione.

La riuscita interpretazione di Alessandro Argnani è ben sottolineata da alcune valide trovate di regia, come quando l’attore si riflette in uno specchio deformante, o un fascio di luce lo stringe a mostrare la prigione in cui si è costretto a vivere. Belle le musiche di Cristian Carrara (lo spettacolo, ci dice l’interprete, nasceva come opera). Un lavoro breve ma molto coinvolgente, intenso, senza pause. L’attore viene più volte richiamato in scena dai molti applausi del pubblico che ancora una volta ha riempito lo Spazio Bruno. Prossimo appuntamento, doppio, a gennaio, con Oscar De Summa.