Il grande Giorgio Conte chiude Ottobre De Andrè

di Alfredo Sgarlato – Si chiude questa riuscita edizione di “Ottobre De Andrè” con un evento speciale: invece del tradizionale spettacolo in cui si ricostruisce sul palco del Teatro Ambra la Cantina di Dino Vio, c’è l’unica data in Liguria del tour “Sconfinando”, in cui il grande cantautore Giorgio Conte presenta il suo nuovo disco.

Dopo i saluti di Gino Rapa dei Fieui di Caruggi e della madrina della manifestazione Dori Ghezzi, a fare da apripista c’è Enzo Iacchetti con una breve ma esilarante esibizione in cui mescola ricordi, brevi canzoni comiche e un’omaggio a Brassens con una versione in milanese di Marcia nuziale. Quindi sale sul palco Giorgio Conte con la sua band, Alberto Parone alla batteria, Bati Bertolio a fisarmonica e melodica, Alessandro Nidi al piano, Massimo Ferraguti ai clarinetti e un quartetto d’archi.

Si comincia con una tra le canzoni più amate dai fans dell’astigiano, Gne gne, storia di una ragazza bellissima ma dalla conversazione a dir poco mediocre. La band è affiatata, i ritmi swinganti, gli impasti di archi, fiati e fisarmonica evocano mondi lontani. Le canzoni parlano di epoche incomprensibili a chi non le ha vissute, quando nei cinema (all’epoca esistevano) si andava per limonare e nei locali suonavano le orchestrine, che non riuscivano a farsi pagare ma nessuno chiamava la polizia a interromperle.

Giorgio Conte narra di privilegiare due temi, il cibo e gli innamorati delusi, come in La mongolfiera, o in La blu dalle persiane verdi, ma c’è spazio anche per personaggi fuori dal comune, come il subacqueo Mayol, con i musicisti che ballano e tengono il ritmo sul corpo, o l’amico/rivale Antoine che arrivò davanti a Conte a un Sanremo: la canzone era Debora, che stasera viene trasformata in graziosa milonga.

Un inconveniente tecnico costringe Giorgio a fermare per un poco la musica, si mette a dialogare col pubblico e si rivela anche cabarettista molto divertente, le presentazioni delle canzoni sono uno spettacolo nello spettacolo, e le graziose violiniste quando non suonano si divertono molto alle gag del Maestro. Si chiude con un altro successo scritto da Conte, Non sono Maddalena, che nella sua versione diventa un ironico e malizioso swing.

Una serata di bella musica e gran divertimento, e se mai Giorgio Conte leggerà queste righe vorrei fargli sapere che anch’io ho sentito qualcuno per strada dire: “domani c’è Conti, ma Giorgio non Carlo”, al che il suo amico rispondeva: “sono i Conteee, con la e!” Si chiude con Giorgio Conte, Dori Ghezzi, Antonio Ricci e tutta la band e i Fieui che cantano Il pescatore, una bella edizione di Ottobre De Andrè, il cui ricavato, lo ricordiamo va alla Comunità di San Benedetto al Porto fondata da Don Gallo.

*Foto di Tiziana Girante e Ilario Navone