Ad Albenga l’omaggio a Paolo Villaggio e Fabrizio De Andrè

di Alfredo Sgarlato – Terzo appuntamento con “Ottobre De Andrè”, la manifestazione ideata dai Fieui di Caruggi, intitolato “Ciao… merdacce!”, ed è chiaro dal titolo che sia un omaggio a Paolo Villaggio, il grande comico genovese che fu Fionda di Legno nel 2010. Ma definire Villaggio semplicemente un comico è troppo riduttivo, le sue invenzioni linguistiche resteranno, e l’aggettivo “fantozziano” è ormai comprensibile da chiunque, come felliniano o kafkiano.

La serata, presentata da Carla Migliardi, si apre con i Clan Destino, che attaccano con una sentita versione di “Â çìmma” impreziosita da begli arabeschi dei fiati e delle chitarre acustiche. Il gruppo sceglie di cantare in genovese (e in sardo: con “Monti di Mola”, bella e poco nota) privilegiando quindi l’ultimo periodo dell’artista genovese. Anche “Bocca di rosa”, ben resa in versione gipsy swing, viene tradotta in genovese, e seguono belle versioni di “Mégu megùn” e “Â pittima” con lo scatenato cantante Maz Vilander (anche nel valido gruppo reggae Makadam Zena) a guidare le danze.

Anni fa Gino Rapa scrisse uno spettacolo teatrale intitolato “Nome: Fabrizio Cognome: De Andrè”, di cui stasera si riprende il capitolo dedicato all’amicizia tra Faber e Villaggio. Accompagnati da Marisa Fagnani a voce e chitarra, Mario Mesiano e Giorgio Caprile non danno un’interpretazione mimetica dei personaggi, che non avrebbe avuto senso, ma restituiscono al pubblico la personalità di due amici, il poeta amante dei bassifondi e il suo caustico e cinico contraltare, divertendo moltissimo il gremito Teatro Ambra.

Spazio a un talento locale, la brava Roberta Monterosso, con un’interpretazione di “Inverno” in cui mostra una notevole tecnica vocale, che non sfocia in quel virtuosismo fine a sé stesso oggi tanto di moda ma sostiene il pathos della canzone. Ad accompagnarla i Corbe de coi, formazione di ottimi musicisti tra cui spiccano Corrado Trabuio al violino (che ricordavo coi grandissimi Arti & Mestieri) e Maurizio Lavarello alle tastiere, oltre all’ingauno Stefano Ancona alle percussioni.

Anche i Corbe de coi dopo aver omaggiato l’amicizia tra i due liguri con “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers” scelgono di privilegiare l’ultimo periodo della carriera di De Andrè. Ottima scelta: Fabrizio è uno dei pochi cantautori la cui carriera è stata un crescendo e troppo spesso i tributi si fissano su canzoni strasentite trascurando un capolavoro assoluto come “Anime Salve”. Che bello sentire una canzone splendida come “Le acciughe fanno il pallone” o le trascinanti “Â duménega” e “Sinàn capudàn pascià”. Gran finale con tutti i musicisti e i Fieui sul palco. Una bella serata di musica e teatro, sperando che l’Ambra continui a ospitarne ancora moltissime.

*Foto di Marina Garatti