Amanda Sandrelli e Luchino Giordana: “Vivo in una giungla, dormo sulle spine”

Altri due figli d’arte sulla scena del 51° Festival di Borgio Verezzi: Amanda Sandrelli e Luchino Giordana saranno i protagonisti di “Vivo in una giungla, dormo sulle spine”, lo spettacolo che debutta in prima nazionale assoluta in piazzetta Sant’Agostino domenica alle 21,30. Accanto a loro, Alessio Zirulia. La produzione è del Teatro Cargo di Genova e del Teatro delle Donne.

Scritto da Laura Sicignano – che ne è anche regista -, in collaborazione con Shahzeb Iqbal, e nato nell’ambito di un progetto iniziato nel 2011 con un gruppo di giovanissimi rifugiati, giunti dai paesi più difficili di Asia e Africa, il testo (già tradotto in inglese, francese, tedesco e russo) è stato presentato alle “Letture europee” al Teatro Aleksandrinkj di San Pietroburgo e ha vinto il Premio alla Traduzione Antoine Vitez a Parigi nel 2015, è stato finalista al Premio Fratti 2016 e, sempre lo scorso anno, ha conquistato il Premio Inedito al Salone del Libro di Torino.

“Vivo in una giungla, dormo sulle spine” è un verso di un poema popolare pakistano. Spiega Laura Sicignano: “Il testo, ultima tappa di un entusiasmante dialogo con ragazzi arrivati in Italia, dopo drammatici viaggi, fuggendo da guerre e persecuzioni, è basato sulle storie vere che un giovane rifugiato pakistano mi ha raccontato. Storie di fughe, di viaggi notturni, di migliaia di dollari, di kalashnikov, di abbandoni, di bambini costretti ad imparare troppe cose, troppo presto”. Sher, appena arrivato in Italia, dopo una pericolosa fuga dal suo Paese, è accolto in una comunità per minorenni richiedenti asilo e affidato a Viviana, un’avvocatessa tutrice. La relazione tra il giovane e la sua tutrice, molto conflittuale all’inizio, si trasforma gradualmente in profondo affetto.

Prosegue Laura Sicignano: “Quanto l’affetto di Sher verso Viviana è sincero, e quanto egli la sta invece manipolando? Una donna adulta, colta, emancipata, incontra un ragazzo analfabeta, forse un delinquente, che ha visto troppe cose nella vita, capace di mentire – e chissà cos’altro – per salvarsi la pelle. Perché questa donna arriva ad accogliere in casa propria il ragazzo, rischiando di compromettere la propria immagine e la propria relazione sentimentale? Chi sta manipolando chi? Chi ha più bisogno dell’altro? Sher racconta la sua fuga attraverso Pakistan, Iran, Turchia e Grecia, con un’organizzazione di trafficanti, ma il motivo per cui è scappato continua a rimanere un mistero: il ragazzo si protegge da un ambiente nuovo e ostile, nascondendosi dietro una fitta rete di bugie”.

L’arrivo dello “straniero” scardina il fragile equilibrio della vita di Viviana, mette in discussione le sue certezze e fa emergere ipocrisie che finora la donna non ha voluto vedere. La relazione tra i personaggi è un incontro tra solitudini, dove la verità emerge solo a frammenti. “Il dialogo tra culture così diverse è impossibile? Affrontare la diversità fa paura, ma è inevitabile e rappresenta la difficile prova per comprendere davvero noi stessi”, conclude Laura Sicignano, che al Festival di Borgio Verezzi aveva già rappresentato con grande successo “Questa immensa notte” di Chloe Moss (2011), con Lisa Galantini e Orietta Notari, e il suo “Scintille” (2012) con Laura Curino.