Il lavoro che cambia: quale futuro per il terziario?

Il lavoro che cambia: quale futuro per il terziario? Progressiva contrazione dei livelli occupazionali, sostituzione del lavoro standard con quello automatizzato e diffusione delle piattaforme digitali con un impatto notevole sulla tipologia dei rapporti di lavoro, non più classificabili secondo i tradizionali modelli. In questo nuovo contesto la Fist, la Federazione dei Sindacati del Terziario affiliata alla Cisl, si interroga su come tutelare i nuovi lavori al tempo della sharing economy e della gig economy.

“Il lavoro che cambia: quale futuro per il terziario” è il leitmotiv della tavola rotonda promossa nella seconda giornata dei lavori del I Congresso nazionale della categoria cislina nata nel 2014 dalla sinergia di Fisascat Cisl e Felsa Cisl, rispettivamente le federazioni del commercio, turismo e servizi e del lavoro somministrato, autonomo e atipico.

È Marco Lai, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Firenze, a sottolineare, in mancanza di regole giuslavoristiche adeguate, la necessità di accompagnare la quarta rivoluzione industriale con nuovi profili organizzativi. «In assenza di norme ad hoc è necessario ampliare le tutele contrattuali e i diritti fondamentali per i lavoratori delle piattaforme digitali e rafforzare le tutele del consumatore rispetto alla trasparenza» perché «il lavoro non è una semplice tecnologia ma implica la centralità dell’uomo».

Parere condiviso da Mattia Pirulli, segretario nazionale Fist Cisl, che sul rapporto tra lavoro e tecnologia stigmatizza il tentativo di dissolvere il valore della contrattazione collettiva a fronte delle nuove dinamiche di lavoro, sempre più parcellizzato e basato sul microtasking. «La digitalizzazione cambia i termini del mercato del lavoro, il sindacato deve accompagnare il cambiamento, leggerlo e indirizzarlo per generare risposte adeguate. La tecnologia deve diventare un elemento da utilizzare a livello contrattuale per migliorare anche le condizioni del lavoro somministrato, autonomo e atipico in crescita nei comparti del terziario» ha dichiarato il sindacalista.

Il bisogno di maggiori tutele per i lavoratori autonomi e per il mondo delle partite Iva è fortemente sentito in casa Cisl, che di recente ha avviato il progetto vIVAce, la community di professionisti indipendenti accomunati dal voler condividere delle idee sui temi della tutela e della rappresentanza del freelance. «Liberi professionisti che quotidianamente si confrontano in un mercato globalizzato e sempre più competitivo, dove bisogna essere sempre più veloci nel riposizionarsi» ha dichiarato Silvia Degl’Innocenti, coordinatrice nazionale vIVAce, che dal congresso Fist Cisl ha rilanciato la mission di un sindacato al passo con i tempi «per i lavoratori 2.0 che vogliono essere rappresentati confermando il bisogno di identità e tutele».

Un primo passo rispetto all’esigenza di tutelare il lavoro autonomo, ha poi sottolineato l’avvocato Arturo Maresca, docente di Diritto del Lavoro all’Università La Sapienza di Roma, è stato fatto con il recente varo del Jobs Act del lavoro autonomo, anche se rimane da colmare il vuoto normativo sul lavoro on demand. «Le piattaforme digitali devono essere considerate intermediarie del lavoro e non datori di lavoro. Bisogna prendere atto che la Legge è insufficiente e che l’unico strumento capace è una contrattazione collettiva inclusiva senza lasciare indietro i giovani» ha evidenziato Maresca.

È il prof. Aldo Carera, docente di Storia dell’Economia all’Università Cattolica di Milano e presidente della Fondazione Pastore, a ribadire la stretta connessione tra persona e lavoro. «Nel tempo in cui la tecnologia si scontra con la dimensione sociale nel portare avanti l’azione sindacale, seguendo la miglior tradizione cislina, va mantenuto il valore della centralità della persona» ha sottolineato Carera.
Un passaggio fortemente condiviso dal segretario generale della Fist Cisl Pierangelo Raineri, che nell’intervento conclusivo della kermesse, rilancia la necessità di adattare i tradizionali modelli contrattuali alle nuove frontiere del lavoro. «Il sindacato dovrà imparare a confrontarsi sui nuovi segmenti. Il ricorso al lavoro sulla rete impone una riflessione sulla necessità di contrastare la discriminazione generata dal web e le crescenti diseguaglianze di reddito a fronte dell’intensificazione dei tempi e dei ritmi lavorativi imposta dalla digitalizzazione» ha aggiunto il sindacalista. «Appare evidente l’esigenza di introdurre misure volte a tutelare il lavoro che cambia e ad assicurare una prospettiva di garanzia, anche in un’ottica di contrasto al dumping contrattuale che espone i lavoratori a nuove forme di sfruttamento» ha concluso il sindacalista.

Il I Congresso nazionale Fist Cisl si concluderà domani con la proclamazione degli eletti e dei delegati al XVIII Congresso Nazionale Cisl in programma a Roma dal 28 giugno al 1° luglio.