Autorizzazioni e all’accreditamento delle strutture sanitarie: dibattito in Consiglio regionale

[Aggiornato h.19] Questa mattina in Consiglio regionale si è svolto il dibattito sul disegno di legge 141 “Norme in materia di autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie, socio sanitarie e sociali pubbliche e private”. Nel pomeriggio il provvedimento è stato approvato con 16 voti a favore (maggioranza di centro destra), 14 contrari (minoranza).

Cosa prevede la nuova normativa regionale

Il provvedimento completa la riforma del Servizio Sanitario Regionale, già avviata attraverso l’istituzione di ALiSa e il Riordino delle disposizioni in materia sanitaria e socio sanitaria, e si pone l’obbiettivo di garantire una maggiore qualità delle prestazioni, equità di accesso alle prestazioni e libertà di scelta ai cittadini. Questi obbiettivi sono perseguiti attraverso la negoziazione con le strutture pubbliche e private per promuovere qualità, appropriatezza e integrazione delle prestazioni sanitarie, socio-sanitarie.

La legge, inoltre, prevede la standardizzazione delle istruttorie e delle procedure amministrative in modo da superare alcune difformità nell’applicazione delle norme da parte dei Comuni e delle asl liguri, e adotta un articolato sistema di monitoraggio e di conoscenza delle strutture autorizzate e accreditate e delle liste di attesa. Fra gli obbiettivi del testo ci sono il superamento delle attuali carenze di manutenzione e di aggiornamento dei requisiti richiesti per accedere all’accreditamento.

Viene prevista un’unica regia nella verifica dei requisiti e dell’attività di vigilanza e controllo, superando la disomogeneità fra le istruttorie tecniche che devono valutare il possesso dei requisiti richiesti; vengono introdotti nuovi strumenti per promuovere la qualità dei servizi , accrescere la vigilanza sulle prestazioni in modo da garantire equità negli accessi alle prestazioni sul territorio. Vengono introdotti anche nuovi sistemi sanzionatori. Il provvedimento, inoltre, stabilisce le procedure con cui A.Li.Sa svolgerà le proprie funzioni di vigilanza e controllo, nel rispetto dell’attuale assetto istituzionale che vede nel Comune l’ente territoriale competente al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio delle attività sanitarie, socio sanitarie e sociali. Spetta, invece, alla Regione attribuire la qualità di soggetto accreditato alle strutture sanitarie e socio sanitarie.

Sono stati approvati due emendamenti della giunta. Il primo richiede preventivamente il parere della competente commissione consiliare rispetto alla definizione dei requisiti strutturali impiantistici e tecnologici e per la definizione dei requisiti per l’accreditamento delle strutture sanitarie e sociosanitarie. Il secondo stabilisce, fra l’altro che alle istanze di autorizzazione all’esercizio delle attività sanitarie, sociosanitarie e sociali, e alle istanze di accreditamento delle strutture, presentate prima della data in cui la presente legge acquista efficacia, si applicano le disposizioni della precedente legge regionale 30 luglio 1999 n.20. L’emendamento stabilisce, inoltre, che le strutture delle Asl, Irccs e Enti equiparati, le strutture private e pubbliche già autorizzate all’esercizio di attività sanitarie, sociosanitarie e sociali e le strutture, che abbiano presentato istanza di autorizzazione prima della data in qui la presente legge acquisterà efficacia, si adeguano ai requisiti organizzativi e tecnologici fissati dal provvedimento entro 180 giorni dall’adozione del provvedimento stesso.

Il dibattito in aula

Matteo Rosso (FdI), presidente della Commissione Salute e sicurezza sociale, ha presentato la relazione di maggioranza sottolineando che il provvedimento pone il paziente, in particolare l’anziano e il bambino, al centro della rete assistenziale. «Con questo provvedimento viene implementato il sistema di regole di controllo preventivo – ha spiegato – efficaci e rigorose». Secondo Rosso la sovrapposizione e la complessità del quadro normativo esistente ha determinato dubbi interpretativi e procedure amministrative farraginose e difformi sia nella fase preliminare di verifica di possesso dei requisiti sia nella successiva attività di vigilanza e di controllo. «La finalità principale della legge consiste nel completamento della riforma del Servizio sanitario ligure superando i limiti che derivano – ha aggiunto – dalla differenziazione e separazione dei processi autorizzativi e delle attività di controllo e vigilanza». Il consigliere ha quindi elencato i limiti attuali del sistema: carenze di manutenzione, l’assenza di una regia per verificare i requisiti e sull’attività di vigilanza e di controllo, la disomogeneità dei processi valutativi sui requisiti e l’assenza di una previsione degli strumenti per promuovere la qualità dei servizi erogata e dei sistemi di vigilanza e controllo. «ALiSa – ha dichiarato – svolgerà un ruolo di garanzia nei confronti della Regione e dei Comuni e dei cittadini rispetto al possesso e al mantenimento dei requisiti autorizzativi richiesti alle strutture. Un punto qualificante del provvedimento – ha aggiunto – consiste nel mettere a disposizione di tutti i Comuni, tramite ALiSa, le professionalità necessarie per effettuare una puntuale verifica dei requisiti richiesti per le autorizzazioni all’esercizio delle attività socio sanitarie». Rosso, infine, ha ricordato l’ampio dibattito che si è svolto in Commissione sul disegno di legge che è stato accompagnato da una lunga serie di audizioni dei soggetti interessati e ha rilevato il parere favorevole espresso dal Cal. Si è augurato – infine – la più ampia condivisione possibile del testo.

Francesco Battistini (Rete a sinistra & liberaMENTE Liguria), nella sua relazione di minoranza ha definito il disegno di legge un «testo piuttosto scarno, lacunoso e generico. Tutto ciò che ha un reale impatto sulla realtà è demandato ad una fase successiva». Il consigliere ha aggiunto: «Tutto è nelle mani della giunta, coadiuvata dal suo braccio operativo, A.Li.Sa, senza che ci sia alcuna possibilità di intervento o di correzione da parte del Consiglio e della Commissione consiliare competente». Secondo Battistini il provvedimento non guarda a ciò che sarebbe utile per soddisfare domanda ed offerta. «Il testo – ha aggiunto – non si focalizza sulla questione più importante sotto il profilo socio sanitario: la persona». E, a questo scopo, Battistini ha annunciato un corposo pacchetto di emendamenti: uno dei quali prevede la stesura di un Piano triennale «che possa essere costantemente aggiornato e revisionato ogni 3 anni» e «che contempli i bisogni sociali, sanitari e socio sanitari della popolazione». Secondo il consigliere il piano consentirebbe di scattare un fotografia sui servizi e sulle strutture sociali, sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, autorizzate o accreditate sul territorio ligure: questo strumento sarebbe utile – ha aggiunto – per procedere con autorizzazioni ed accreditamenti «sulla base di obiettivi chiari, precisi, incardinati in un quadro che possa essere sostenibile sia dal punto di vista economico che organizzativo». In conclusione Battistini ha ribadito che, per affermare la centralità della persona, è necessario che la qualità del servizio erogato sia verificabile e controllabile in modo oggettivo «anche attraverso uno strumento redatto e frequentemente aggiornato come il Manuale di Autorizzazione ed accreditamento».

Sergio Rossetti (Pd) ha criticato la giunta che – ha detto – non potendo presentare un quadro di riforma completo del sistema regionale produce atti scollegati tra loro, «con il classico metodo del carciofo, sfoglia foglia per foglia senza chiarire quali sono gli obiettivi e l’approccio complessivo del sistema. Alla fine non rimarrà nulla». Rossetti ha puntualizzato: «Abbiamo inutilmente richiesto che il tema fosse discusso in modo completo: la legge che definisce i principi complessivi oggetto del disegno di legge, il manuale di accreditamento che definisce regole e governo del sistema e le delibere di attuazione operativa e tariffaria del sistema. Anche l’OTA (Organismo territoriale di accreditamento previsto dalla legge) appare ad esclusiva costituzione pubblica, con una riserva mentale e culturale per cui il professionista esprime competenze diverse se opera nel pubblico o nel privato». Secondo il consigliere «con questa proposta il sistema dell’accreditamento viene snaturato perché si  differenziano tempistiche e regole tra il sistema gestito direttamente dalle aziende pubbliche e il sistema a gestione non diretta»: questo aspetto – ha spiegato – potrebbe costituire un pregiudizio costituzionale della legge. «In tutte le prestazioni, residenziali, diurne, riabilitative, in tutte le categorie, – ha aggiunto – disabili, dipendenti, psichiatrici anziani, addirittura bambini aspettano anni per entrare nei luoghi di cura e la riduzione dei budget nella riabilitazione ha determinato un incremento dei costi a carico delle famiglie per le prestazioni dirette». Nella sua relazione sul testo, ha aggiunto ironicamente: «Un malato psichiatrico e un disabile che raggiunge il sessantacinquesimo anno di età, senza valutazione multidisciplinare, guarisce in quota parte! Così si potranno ridurre del 40% e del 30% le prestazioni di cura e quindi le tariffe! Questo provvedimento, illegittimo sotto il profilo del sistema sanitario nazionale passerà come il “ miracolo di Toti“. Bisogna essere consapevoli che trattando allo stesso modo anziani disabili, malati psichiatrici e persone dipendenti si fanno errori e si creano mostri».

Andrea Melis (Mov5Stelle) ha presentato la relazione di minoranza a nome del proprio gruppo facendo un’attenta analisi del testo e dell’attuale assetto normativo e annunciando una serie di modifiche. «Il principio, pur condivisibile, dell’avere nella Regione un soggetto che sovraintende all’erogazione di prestazioni, che ruotano intorno al concetto di salute, appare condivisibile. Ma già la normativa vigente, in materia di autorizzazioni, prevede che vi sia una comunicazione alla Regione, appunto,di nuove strutture autorizzate: se da un lato viene segnalato che tale iter non funzionava e che non vi era un reale controllo, eppur vero che nulla è garantito altrettanto nella nuova formulazione del Disegno di legge che vede coinvolta ALiSa, anziché la Regione». Secondo il consigliere è «altrettanto discutibile il peso che assume la stessa ALiSa in tutti i procedimenti autorizzativi in ambito “sociale”, che vedono i Comuni come soggetti responsabili, salvo non comprendere se l’intervento di Alisa sia o non sia vincolante, lasciando spazi interpretativi che di volta in volta potrebbero creare pericolose visioni soggettive di coloro che hanno o non hanno titolo per avviare una attività». Melis ha aggiunto: «Quanto emerge è un quadro dove, seppur vi siano alcuni elementi condivisibili nei controlli previsti, nell’azione di monitoraggio centralizzato attraverso Alisa rileviamo come i temi più sensibili di fatto fuoriescano dal disegno di legge in sé e ne siano conseguenza attraverso atti di Giunta che non possiamo ne governare ne condividere, lasciando quindi spazio a molti, troppi dubbi».

L’assessore regionale alla Sanità Sonia Viale ha replicato, al termine della discussione generale, rilevando che il disegno di legge è maturato al termine di un lungo percorso cin cui sono stati coinvolti, nelle sedi istituzionali previste. «Il testo approvato dalla giunta – ha detto – è stato sottoposto ad un esame approfondito con tutti i protagonisti, sia del mondo delle professioni che sindacale» per dare risposte aggiornate rispetto alla legge attuale, che risale al 1999. Viale ha ribadito, dunque, «la centralità dei Comuni e la novità del parere tecnico da parte di ALiSa» che interverrà, con l’ausilio dei massimi esperti, in modo organico su tutta la regione superando il ruolo svolto fino ad ora dalle commissioni di ogni singola asl «evitando così le famose cinque repubbliche». L’assessore ha quindi sottolineato altri aspetti qualificanti del provvedimento, fra i quali i tempi certi definiti per tutti gli enti responsabili, la separazione delle tempistiche per le autorizzazioni e per gli accreditamenti. Viale ha, quindi, ribadito la «terzietà e imparzialità degli organismi» e il fatto che il disegno di legge introduca per la prima volta un monitoraggio regionale sulle strutture accreditate, che fino da oggi è affidato ad ogni singolo Comune «creando difficoltà nell’acquisizione delle notizie». L’assessore ha concluso: «ALiSa sarà l’unico organismo che darà contezza di tutte le procedure attivate dai diversi Comuni ai quali, però resta l’atto definitivo tenendo conto della valutazione tecnica di Alisa». Viale ha assicurato che i nuovi requisiti strutturali non verranno applicati alle strutture già esistenti o che hanno già presentato istanza.

Commenti a margine del Consiglio

Prima del voto, sono stati respinti tutti gli emendamenti presentati dalla minoranza. «Surreale: abbiamo dimostrato spirito costruttivo, abbiamo proposto strumenti di programmazione, monitoraggio e verifica su base triennale che interpreterebbero al meglio il fabbisogno dei cittadini. Niente da fare: con questo atteggiamento la maggioranza dimostra che il rapporto fra qualità e sostenibilità della riforma non le interessa. Nessun interesse verso la cura del paziente – dichiarano i consiglieri regionali del gruppo Rete a Sinistra / LiberaMente Liguria Gianni Pastorino e Francesco Battistini -. Riteniamo vergognoso l’atteggiamento di rifiuto, la totale mancanza di collaborazione da parte della giunta su una materia così delicata come la salute. Cadono nel vuoto emendamenti la cui attuazione rappresenterebbe una vera svolta per l’intero settore. La giunta, invece, dimostra incapacità e miopia nell’ostinarsi a negare la discussione: in questo modo il sistema sanitario regionale non potrà innovarsi. Resteremo ancora nelle sabbie mobili, perché l’attuale sistema politico non ha alcun interesse a risolvere davvero il problema. Semmai ne avessimo avuti, ci hanno tolto ogni dubbio: vista la totale indisponibilità della maggioranza verso le nostre proposte, abbiamo scelto di votare contro con fermezza».