Savona, a proposito di Crescent 2…

Savona. Franco Zunino, ex Presidente Commissione Consiliare Territorio ed Ambiente, interviene sulla questione  del Crescent 2.

«Le affermazioni fatte dall’attuale amministrazione comunale di Savona, così come riferite dal vicesindaco in II Commissione Consiliare, a riguardo dell’impossibilità, nonostante l’asserita contrarietà al progetto, a bocciare la variante riguardante il Crescent 2, variante a mio avviso da contrastare fortemente, non mi paiono suffragate da convincenti argomentazioni», sostiene Franco Zunino

«Infatti oltre che a nuove scelte di politica del territorio che possono mutare decisioni precedenti fino a che non si è concretizzato un diritto certo e conclamato, risulta evidente dal verbale della Conferenza di Servizi del 24 febbraio 2015 come la Conferenza non chiuda affatto alla possibilità di accettare le osservazioni presentate da Italia Nostra e dalla Federazione della Sinistra che permetterebbero di fermare la variante e di ridiscutere in profondità il progetto. Infatti a pag. 4 si dice”[…] la Conferenza propone di non accoglierle e di respingerle […] e rimanda comunque la determinazione finale in ordine alle stesse ai rispettivi organi deliberanti ” (leggasi Consiglio Comunale e direi Consiglio Regionale).
Le osservazioni presentate, a mio avviso, contengono elementi importanti che meriterebbero di essere accolti».

«In primo luogo – argomenta Zunino –, una delle osservazioni della Federazione della Sinistra, ripreso anche da Italia Nostra, mette in evidenza come la variante non sia motivata con la dovuta e necessaria motivazione di prevalente interesse pubblico. Appare infatti evidente che una variante ad un Piano Regolatore Generale (PUC), tanto più se appena approvato, come nel caso del Comune di Savona, può essere accolta solamente in presenza di un prevalente interesse pubblico, in caso contrario potrebbe configurarsi in un’indebita “regalia” al privato e passibile di ricorsi e di interventi anche da parte della Corte dei Conti e della giustizia ordinaria. La legge “Sblocca Italia ” (L.164/2014) chiarisce il “quantum” (peraltro a mio avviso insoddisfacente, in quanto riconosce al privato comunque ben il 50% dell’incremento di valore) che deve essere il ristoro del Comune in caso di varianti urbanistiche e cioè il 50% del maggior valore generato dalla variante stessa. Tale principio generale (di prevalente interesse pubblico sotteso all’approvazione di varianti proposte da privati) esisteva già prima di tale legge (vedasi ad es. le sentenze citate da Italia Nostra del TAR Piemonte Sez. II n. 1287 del 28/11/2013 e TAR Veneto Sez. II n. 1523 del 18/12/2014). Appare evidente che il maggior valore generato dalla variante che da varie parti è stato quantificato attorno ai 10 milioni di euro venga intascato quasi per l’80% dal privato proponente e ciò ,oltre che eticamente, appare anche normativamente passibile di illegittimità».

«Le controdeduzioni del Comune, seppur accettate in Conferenza (ma come abbiamo visto senza una decisione definitiva, lasciando l’ultima e decisiva parola ai consigli comunale e regionale), appaiono a mio avviso capziose. Infatti affermare che l’ interesse pubblico sarebbe, nel caso in esame, sostanziato dall’approvazione avvenuta in Consiglio Comunale con delib. C.C n. 38/2014 , perché con tale delibera l’Amministrazione avrebbe “….ritenuta equilibrata e vantaggiosa ( nd.r. sigh!!) per la P.A. la proposta presentata da Orsa 2000…..” appare perlomeno discutibile. Lo stesso vicesindaco in allora ,e con lui la maggioranza attuale, affermò che quella variante non risultava affatto vantaggiosa per il Comune e peraltro ora sembrerebbe che lo stesso vicesindaco intenda modificare l’accordo di pianificazione, pur non mettendo in discussione il quantum che Orsa 2000 dovrebbe al Comune quale extraoneri , se ho ben capito rimettendo in discussione i lavori per l’ostello della Gioventù. Ma proprio il recupero dell’ostello, oltre ai lavori nel fossato del Priamar, nelle controdeduzioni fatte dal Comune alle osservazioni, si dice rappresenti il motivo principale per cui il Consiglio comunale avrebbe accettato e approvato la variante. (N.B. in totale tra lavori e oneri al Comune se non ricordo male dei 10 milioni di euro di ricavo dalla variante andrebbero poco più di 2 milioni)».

«Esistono poi altri elementi di natura urbanistica contenuti nelle osservazioni di Italia Nostra che meriterebbero un ulteriore approfondimento» conclude Zunino.