Fisco, addio agli studi di settore

Fisco, addio agli studi di settore: è questa È una delle principali novità introdotte insieme alla rottamazione delle cartelle, al regime di cassa, all’IRI per le micro imprese. Grasso (Confartigianato): «Una svolta epocale per le imprese: finalmente affermate le nostre ragioni».

Sono poco più di 106 mila i contribuenti liguri (**) interessati dalla novità introdotta dal decreto fiscale approvato in via definitiva. Un decreto che, grazie all’azione di Confartigianato, contiene numerose misure di interesse per le micro imprese.

Tra cui proprio gli studi di settore che, dal periodo di imposta in corso fino al 31 dicembre 2017, vengono sostituiti dagli “indici sintetici di affidabilità fiscale”. Mentre lo studio di settore svolgeva attività di controllo accertando i redditi dichiarati, questo ora non sarà più possibile per chi ha un certo livello di fedeltà fiscale. In sostanza, ai nuovi indici sono collegati livelli di premialità per i contribuenti più affidabili, per esempio in termini di esclusione o di riduzione dei tempi per gli accertamenti, con l’obiettivo di stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e il rafforzamento della collaborazione tra l’amministrazione finanziaria e i contribuenti stessi.

Secondo la Banca dati Studi di settore (Mef), su 106.006 contribuenti liguri interessati dagli studi di settore ne risultavano non congrui 19.372, pari al 18,2%.
A livello provinciale, il cambiamento tocca 55.280 contribuenti sul territorio genovese (9.719 non congrui pari al 17,5%), 21.355 in provincia di Savona (4.076 non congrui, 19,08%), 15.118 nell’imperiese (2.705 non congrui, 17,8%), 14.253 nello spezzino (2.872 non congrui, 20,1%). A livello nazionale sono interessati oltre 3,6 milioni di contribuenti.

«Ora anche le nostre imprese non dovranno più essere sottoposte agli studi di settore – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – così come potranno rottamare le cartelle esattoriali. Si tratta di un importantissimo risultato e sono state finalmente affermate le nostre ragioni».

Altre novità per le piccole realtà imprenditoriali sono la modifica del regime di cassa, in base alla quale il reddito viene calcolato non per competenza, ma, appunto, per cassa. E le tasse si dovranno pagare dopo aver incassato le fatture.

Un altro intervento riguarda invece l’introduzione dell’Iri, l’Imposta sul reddito imprenditoriale, che andrà applicata sia al reddito d’impresa, soggetto ora all’Ires, sia al reddito di lavoro autonomo, soggetto all’Irpef. L’Iri, per la prima volta in Italia, è uguale per imprenditori individuali, società di persone e società di capitale: la tassa è per tutti al 24%, indipendentemente dalla forma societaria. «Superata la barriera che distingue imprenditori di serie A da imprenditori di serie B: una misura che non solo rientra in un’ottica di semplificazione, ma che rivolge anche una grande attenzione al mondo della micro impresa».

(**) il totale dei contribuenti comprende persone fisiche (70.562), società di persone (22.519) e società di capitali ed enti (12.925).