Su La Testa 2016, prima serata

di Alfredo SgarlatoAlbenga. Inizia l’undicesima edizione di Su La Testa con la consegna della targa in memoria di Lorenzo Pisani, storico gestore del Cinema-Teatro Ambra, assegnata ogni anno a un ingauno che ha sfondato nel mondo dello spettacolo o della cultura, a Mattia Inverni, interprete di musical tra i più brillanti in Italia. Dopo un incontro presso Il Signor G, presentato dall’attore Fabio Vosilla, in cui Mattia si racconta e canta alcuni brani dal proprio repertorio e alcuni classici della canzone italiana, spetta ancora a lui aprire la serata con un medley dagli spettacoli che ha interpretato, tra cui spicca il ruolo di Gringoire in “Notre Dame de Paris” di Riccardo Cocciante, in cui mostra il suo bel timbro di voce e perfetta padronanza della tecnica vocale.

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Quindi, dopo gli onori di casa da parte di Lorenza Bertoglio e Alberto Calandriello, la savonese Margherita Zanin, fresca di primo disco omonimo, presenta alcuni brani nuovi, che trovo riusciti e interessanti. La sua voce è calda e scura, e una formazione acustica, in cui spicca il violino di Fabio Biale, con Ivano Vigo e Joe Garibaldi alle chitarre e Luciano Puppo al contrabbasso, la asseconda ottimamente. Echi di Brasile e di Irlanda arricchiscono le canzoni, una musicista da seguire. Margherita omaggia il grande Giorgio Gaber con una sentita versione di “Ora che non sono più innamorato”.

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Si cambia totalmente registro con Vincenzo Costantino “Cinaski”, poeta milanese collaboratore di Vinicio Capossela e di Cesare Malfatti (nello splendido “Una mia distrazione”, il disco italiano più bello e sottovalutato degli ultimi anni). Accompagnato da piano e tromba recita le sue poesia e interpreta canzoni di Tom Waits e Vladimir Vissotiskij, con voce biascicata come il Maestro. Un set molto divertente, in questo periodo in cui ci si accapiglia su cosa siano la poesia, la letteratura, i premi, Cinaski ci riporta alla vita vissuta con grande ironia.

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Ancora un cambio radicale di registro con La Scapigliatura, Targa Tenco 2015 per l’opera prima. Rinforzati da Gigi Giancursi, ex Perturbazione, alla chitarra, propongono un bedroom pop sbarazzino con melodie acchiappanti, batteria pestata come si deve e testi ricchi di citazioni, forse anche troppe, ma quel Lacan che spicca tra ricordi di amori in provincia fa sempre piacere.

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Gran finale con Mario Venuti. Da solo dietro al piano o alla chitarra, il grande artista siciliano esplora tutto il suo repertorio, tra classici e brani del più recente disco “Il tramonto dell’Occidente”. La sua musica spazia dal soul al rock, alla bossa nova, e la sua vocalità è esaltata dalla forma spoglia in cui sono presentate le canzoni. Molta partecipazione da parte del pubblico, che purtroppo non è foltissimo ma, si sa, gli assenti hanno sempre torto, e chi è presente è caldo e coinvolto. Buona la prima, come si suol dire, e molto attesa per le prossime due, in cui avremo ancora scoperte e conferme.

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*Foto di Su La Testa team