Liguria, via libera al Riordino del servizio sanitario regionale

Liguria, maggioranza approva il Riordino del servizio sanitario regionale |

Il Consiglio regionale ha approvato oggi con 16 voti a favore (maggioranza di centro destra) e 15 contrari (minoranza) il Disegno di legge n. 106/2016 “Riordino servizio sanitario regionale”.

Il provvedimento nasce dalla “esigenza di adeguare la normativa regionale in materia sanitaria alle recenti disposizioni nazionali in materia di trasparenza e di rimodulare gli attuali assetti organizzativi in funzione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che richiedono una più efficace risposta del territorio. Lo stesso disegno di legge persegue, inoltre, l’integrazione dei percorsi assistenziali e la razionalizzazione dei costi tra diverse Aziende e all’interno di ciascuna Azienda”.

Adeguamento normativa/Trasparenza – Le norme relative alle procedure di selezione dei Direttori delle Aziende sono state modificate per adeguarle al Decreto Madia, che prevede un unico elenco a livello nazionale per i Direttori generali ed elenchi regionali per gli altri direttori. L’incarico di direttore amministrativo, direttore sanitario e direttore sociosanitario non può avere durata inferiore a tre anni e superiore a cinque.

Nuovi LEA – Per dare applicazione alle previsioni contenute nel decreto sui nuovi LEA che, potenziando l’area socio-sanitaria, hanno delineato nuove tipologie di assistenza caratterizzate da diversi livelli di complessità, è stata introdotta, dal punto di vista nominale, la nuova definizione di “Aziende socio Sanitarie liguri”.

È stata istituita, analogamente a quanto già avviene in altre Regioni, la figura del Direttore socio-sanitario, che affianca nella direzione aziendale gli attuali direttori sanitario e amministrativo. Tutto ciò per far fronte alla maggiore complessità delle prestazioni che dovranno essere erogate e per superare l’attuale inadeguatezza e frammentazione della risposta socio sanitaria in Liguria. Il Direttore sociosanitario, che viene nominato dal Direttore generale dell’Azienda sociosanitaria, dal primo gennaio 2017 affiancherà nella direzione aziendale gli attuali direttori sanitario e amministrativo.

Organizzazione – Per realizzare più efficienti assetti organizzativi e per favorire modalità di integrazione operativa e di contenimento dei costi, sia tra diverse Aziende, sia nell’ambito di ciascuna Azienda il provvedimento prevede l’istituzione di Dipartimenti interaziendali per superare logiche organizzative duplicative o sovrabbondanti rispetto a funzioni o attività che, più efficacemente, possono essere perseguite a livello sovraziendale. Le stesse esigenze sono alla base della previsione normativa, che consente di accentrare nel Direttore sanitario aziendale anche le funzioni e le responsabilità di Direttore sanitario di presidio ospedaliero, purché in possesso dei requisiti richiesti.

Le aziende vengono dunque articolate in un’area ospedaliera e un’area territoriale, che fanno riferimento alla direzione generale e devono favorire l’integrazione fra le funzioni sanitarie, sociosanitarie e i bisogni del territorio: l’area ospedaliera è prevalentemente dedicata al trattamento del paziente in fase acuta ed è sede di un’offerta sanitaria specialistica; l’area territoriale realizza e favorisce l’integrazione delle funzioni sanitarie e sociosanitarie.

Le nuove Aziende Sociosanitarie Liguri dovranno, in particolare, collaborare con l’Azienda Ligure Sanitaria (A.Li.Sa.) per monitorare le esigenze territoriali e verificare la corrispondenza dell’offerta ai bisogni, i volumi delle prestazioni e degli accordi attuati.
Nella legge vengono precisate meglio e puntualizzate, rispetto alla precedente normativa, le funzioni dei Distretti, dei Presidi ospedalieri, e dell’Area dipartimentale di prevenzione.

Distretti: sono la sede privilegiata di coordinamento e integrazione delle attività e delle prestazioni sanitarie con l’offerta assistenziale dei Comuni. Fra le funzioni è prevista la valutazione dei bisogni e delle domande di prestazioni e dei servizi della popolazione di riferimento; i distretti devono, inoltre, assicurare l’accesso integrato ai servizi e alle prestazioni sanitarie, sociosanitarie e sociali ed erogano prestazioni e servizi di base.

Presidi ospedalieri: comprendono una o più strutture ospedaliere, erogano prestazioni di emergenza-urgenza, di ricovero e specialistiche ambulatoriali integrate nella rete dei servizi territoriali.

Area dipartimentale di prevenzione: eroga prestazioni e servizi di profilassi e prevenzione; di tutela della salute e della sicurezza degli ambienti di vita e di lavoro; di sanità pubblica e di tutela igienico sanitaria degli alimenti, di igiene veterinaria; svolge attività epidemiologiche e di supporto alle elaborazioni dei piani attuativi locali.

I Dipartimenti interaziendali, con un approccio trasversale, sono chiamati a provvedere al governo clinico perseguendo, in una logica di rete, il coordinamento delle attività e il miglioramento della qualità dei servizi erogati e al coordinamento organizzativo dei servizi e delle attività per gestire percorsi integrati di diagnosi e cura.
Ai Dipartimenti sono assegnati obiettivi annuali e risorse idonee per raggiungere i risultati programmati.
Nel corso delle votazioni sono stati respinti tre emendamenti presentati dal Movimento 5Stelle e due presentati dal Pd.

IL DIBATTITO IN AULA

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) nella relazione di minoranza ha manifestato «difficoltà nella comprensione del processo di riforma della giunta. Ci troviamo di fronte all’istituzione di un direttore sociosanitario che si inserisce in un quadro normativo che suscita perplessità perché, se siamo d’accordo sulla complementarietà fra assistenza ospedaliera e territoriale, temo che non venga ottenuto questo obbiettivo e che questo direttore finisca per essere solo nuova figura». Secondo Pastorino prima ALiSa poi la creazione del direttore sociosanitario, rappresentano «solo due sovrastrutture. E’ vero che occorre partire dalla governance, ma il problema della sanità ligure – ha aggiunto – sta proprio nelle difficoltà in cui si trovano le strutture territoriali perché troppe funzioni sono state accentrate negli ospedali».

Pastorino ha rilevato, inoltre, che questa nuova governance rischia di assorbire risorse senza aumentare il livello di efficienza del sistema. Il consigliere ha sottolineato, in particolare, le carenze dell’assistenza territoriale in Valpolcevera. Pastorino, infine, ha auspicato che nella terza fase della riforma, cioè il riordino normativo delle leggi che governano la sanità ligure, «ci sia finalmente il coinvolgimento dei corpi sociali, altrimenti si rischia lo scollamento con il territorio e di creare un’insoddisfazione fra i destinatari delle riforme, che ne potrebbe vanificare gli effetti».

Sergio Rossetti (Pd) ha illustrato la relazione di minoranza: «L’ impostazione di questo provvedimento è la conferma di una strategia politica che parte dalla necessità di portare cambiamenti al Sistema Sanitario Regionale senza poter agire in modo chiaro e diretto sui punti strategici che da tempo sono all’attenzione di tutti e che, se non affrontati, non consentiranno di rendere il sistema più efficiente e più efficace: prevenire e curare di più e meglio, incrementare i servizi, sostenere i costi in aumento per tecnologie e per i farmaci spendendo meglio e riorganizzando le risorse perché siano sempre più rispondenti al quadro epidemiologico regionale».

Rossetti ha criticato il fatto che, dopo la creazione di A.Li.Sa, il testo non preveda una riduzione del numero delle asl e, rispetto alla creazione di nuove figure ha aggiunto: «Semplificare la governance aumenta i posti di comando, rende più tortuosa la via della semplificazione, del risparmio e dell’efficienza e della efficacia dei servizi. Abbiamo denunciato che in questo processo di accentramento dei poteri vengono escluse le comunità territoriali che sono rappresentate dai Sindaci. In Alisa non è prevista la Conferenza dei Sindaci e oggi la giunta propone di togliere la funzione di programmazione dei Distretti Sanitari svuotando di fatto la Conferenza dei Sindaci di Distretto».

Secondo il consigliere, senza la “vision” dei Comuni sarà molto difficile cogliere le differenze tra un territorio e l’altro, le reali possibilità economiche, organizzative, professionali tra ASL e Comuni di ciascun distretto. Rossetti ha manifestato, inoltre, perplessità sulla divisione delle ASL in “area territoriale” e “area ospedaliera”: «L’integrazione spesso non funziona perché sono sature le strutture territoriali socio sanitarie a prevalenza sanitarie, perché mancano posti e strutture di bassa intensità, mancano servizi semiresidenziali, manca un’adeguata assistenza domiciliare. Ben venga un direttore socio sanitario, ma se non avrà benzina e olio per far girare la macchina rappresenterà un costo certo senza strumenti per dare più servizi alla popolazione». Rispetto alla nascita del Dipartimento Interaziendale ha concluso: «Se i dipartimenti nascono per rendere più efficiente il sistema, ribadiamo la necessità di chiarirne bene scopi e regolamenti».

Luca Garibaldi (Pd) ha condiviso le critiche espresse nelle relazioni di minoranza e ha aggiunto: «Dopo un anno e mezzo ci troviamo a metà del guado. Non entro nel merito delle singole misure – ha aggiunto – ma faccio un ragionamento di metodo e politico perché, dopo un anno e mezzo, abbiamo discusso solo di contenitori e strumenti, ma nessuno della giunta e della maggioranza ha spiegato a cosa servono questi strumenti. Non c’è stata una discussione complessiva sul modello della sanità ligure che riguardasse gli obbiettivi. Insomma manca una visione di sistema». Secondo il consigliere, inoltra, la manovra non produrrà risparmi.

Alice Salvatore (Movimento 5 Stelle) dopo avere ricordato i principi di economicità ribaditi nel Libro bianco sulla sanità, ha criticato i costi sostenuti con la somministrazione indiretta dei farmaci ad alto costo e ha rivendicato la necessità di attribuire alla gestione pubblica le rsa della asl3. Il consigliere ha aggiunto che non sono chiari i criteri della riforma e quali siano le intenzioni per realizzare quanto si propone, « che, in realtà – ha detto – non si realizza per niente».

Andrea Melis (Movimento 5 Stelle) ha affermato che nel testo manca la pianificazione degli interventi e una precisa strategia aziendale ed è, quindi, impossibile giudicare il provvedimento:si assiste alla costruzione di un contenitore, «ma – ha detto – non si trova scritto cosa sarà fatto». In tema di riforma sanitaria, il consigliere ha affermato che la predisposizione di A.Li.Sa di fatto svuoterebbe le competenze del Consiglio regionale e ha aggiunto che i provvedimenti finora messi in campo dalla giunta in materia sanitaria non hanno una vera e propria conclusione. «Ci si attendeva un testo unico – ha detto – ed è, dunque, ingiudicabile un provvedimento del quale non si può comprendere il significato».

Francesco Battistini (Movimento 5 Stelle) ha ribadito: «Dovremmo avere sul tavolo un testo unico di riforma complessiva e non uno spezzatino» e ha proseguito: «L’opposizione non ravvisa in questo testo un piano strategico sulla sanità». Il consigliere ha quindi puntualizzato: «L’integrazione fra ospedale e territorio, uno dei punti che maggiormente ci sta a cuore, non si realizza con l’istituzione di una nuova figura dirigenziale. L’integrazione andrebbe realizzata sulla base di un piano che oggi non abbiamo». Sono altre – secondo il consigliere – le cose da fare per realizzare l’integrazione, che a suo avviso ha bisogno, ad esempio, di personale operativo e di piani assistenziali. Battistini ha concluso: «Per noi è vitale capire se c’è un programma organico d’insieme e sapere dove si vuole andare nel futuro».

Valter Ferrando (Pd), dopo avere ricordato di avere presentato numerosi emendamenti durante il dibattito in Commissione, ha aggiunto: «È difficile valutare questo provvedimento, che doveva intervenire su un sistema peraltro decotto, dai costi alti e risultati sempre più scarsi, che avrebbe richiesto più efficienza». Il consigliere ha ammesso di avere cercato anche nella precedente amministrazione di centro sinistra di intervenire sulla rete dei servizi, lamentando l’eccessivo numero delle Asl in Liguria, e ha paventato il rischio che il sistema sanitario regionale e nazionale ben presto non garantiranno più la sostenibilità economica. «Con spirito costruttivo ho proposto in Commissione alcune delle cose che non ero riuscito a fare prima, ma che ritengo fondamentali – ha concluso – e temo che, a questo punto, per altri due o tre anni non sarà possibile incidere sul sistema».

Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ricordato il metodo seguito da quest’amministrazione «per portare la sanità ligure in un percorso virtuoso», iniziato con la messa a punto del libro bianco, che ha fotografato i dati della sanità. Si è proseguito – ha sottolineato – con l’ascolto dei sindaci, degli operatori della sanità e del sociale, secondo un calendario «serrato e rigoroso». Piana ha evidenziato che si è cercato di ascoltare il più possibile la voce e le istanze dei cittadini. Dopo l’approvazione di A.Li.Sa, ora – ha sottolineato Piana – si è alla seconda parte, che prevede il “raccordo” ospedale territorio”. A tal proposito il consigliere ha sottolineato l’importanza dell’integrazione in un territorio difficile come quello ligure, dove vive un’alta percentuale di anziani. «Non si lascia indietro nessuno» ha ribadito, dicendosi certo che si otterranno ottimi risultati.

Matteo Rosso(Fdi), presidente della Commissione sanità, ha ribadito che l’operazione in atto per riformare la sanità rappresenta una sfida difficile e che le critiche, quindi, non stupiscono tuttavia – ha aggiunto – non può essere sufficiente un anno e tre mesi per verificare i risultati. Rosso ha ribadito che si l’attuale amministrazione regionale sta cambiando il sistema e si è detto certo sul fatto che i risultati non mancheranno. Ha, quindi, replicato a chi ha lamentato il fatto che non siano state “cancellate” almeno alcune Asl ribadendo, in particolare per chi non vive a Genova ma nelle province, di poter dialogare direttamente con l’Azienda sanitaria. Il consigliere ha assicurato che non si vuole “togliere” la possibilità di dialogo diretto e di appartenenza territoriale, mantenendo così quanto promesso ai cittadini.

Claudio Muzio (Forza Italia) ha ribadito che l’impostazione della riforma guarda al futuro e nello specifico il provvedimento in discussione rafforza il rapporto tra ospedale e cittadino, tra il sociale ed il cittadino, sottolineando che «i bisogni di tipo sociale non possono trovare risposte nell’ospedale». Il consigliere si è detto inoltre certo che la governance assicurata da A.Li.Sa porterà notevoli miglioramenti alla sanità. Per quanto riguarda la riduzione del numero delle Asl, attuata da alcune Regioni e sollecitata da alcuni componenti della minoranza, Muzio ha ribadito che non è attuabile in Liguria che presenta una particolare realtà, anche territoriale.

Secondo Giovanni Lunardon (Pd), «invece di delineare il quadro generale della riforma, state andando avanti – ha detto rivolgendosi alla giunta – mostrando i singoli fotogrammi del film, ma l’intera pellicola ci sfugge. Il Libro bianco era stato un buon modo per partire, perché copriva tutti gli aspetti della sanità, e ci aspettavamo che ne seguisse una riforma organica come quella fatta in altre Regioni. Si poteva discutere sui contenuti della riforma, invece è nato un ibrido e la giunta ha aggiunto un’azienda in più, AliSa». Secondo il consigliere, infine, la «giunta non ha avuto il coraggio politico di presentare una riforma complessiva».

Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria) ha difeso la riforma e il lavoro svolto dall’assessore e dal suo staff: «Questo è un provvedimento coraggioso che ci pone in prima linea sul territorio dando la possibilità al cittadino di esporre i propri bisogni a persone in grado di rispondere in modo adeguato».

Raffaella Paita (Pd) ha criticato la giunta in relazione al presunto aumento del disavanzo nel settore sanitario: «Questa amministrazione non ha dato una linea alla sanità ma ha sdoganato una politica di incapacità di controllo della spesa che richiama i tempi del centro destra». Il consigliere, riferendosi alla precedente amministrazione di centro sinistra, ha aggiunto: «Almeno prima si risparmiava, si prendeva in carico il paziente e non si davano incarichi continuamente a personale politico o tecnico politico che viene da altre regioni».

Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ribadito che questa riforma combatte gli sprechi, rappresenta una sfida e che verrà giudicata dai cittadini liguri.

Angelo Vaccarezza (Forza Italia) ha ricordato che la passata gestione del centrosinistra non ha generato risparmi e, in particolare, per quanto concerne il suo territorio, ha impoverito i servizi, ad esempio con la deaziendializzazione del “Santa Corona”. Un’operazione, quest’ultima, secondo quanto detto dal consigliere, che non ha giovato risparmi.

Giovanni De Vincenzi (Pd) ha replicato ai consiglieri di maggioranza che accusavano la precedente amministrazione di centro sinistra di cattiva gestione della sanità e ha aggiunto: «Dobbiamo cercare di andare avanti nel rispetto reciproco per fare il bene dei cittadini, anche se abbiano idee di percorsi diversi».

Fabio Tosi (Movimento 5 Stelle) si è dichiarato «nauseato» dallo scambio di accuse in aula fra maggioranza e minoranza sulla gestione della sanità e ha invitato l’amministrazione a dare risposte alle carenze sanitarie risolvendo il problema delle lunghe liste di attesa e della carenza di farmaci e materiale sanitario negli ospedali.

L’assessore alla sanità Sonia Viale replica alle critiche

Per la giunta ha risposto l’assessore alla sanità Sonia Viale che ha spiegato che la figura del direttore sociosanitario sarà a capo dell’area territoriale: «Per l’area ospedaliera abbiamo già la figura del direttore sanitario, che è orientato esclusivamente alla parte ospedaliera, trascurando, per questioni di tempo e di complessità, la parte territoriale, ovvero quella che abbiamo individuato tutti insieme come essere una ferita aperta del nostro sistema». Secondo Viale, quindi, la risposta non è legata all’istituzione di una figura, bensì ad una migliore e diversa organizzazione del sistema e il direttore sociosanitario istituito nell’ambito di A.LI.Sa, avrà compiti di programmazione delle attività dei direttori sociosanitari ai vari territori.

«Andremo ad occuparci dei problemi della disabilità, della cronicità nei contesti extra ospedalieri, nell’area materno infantile – ha spiegato – e il direttore sociosanitario affronterà questi aspetti con un elemento cardine della sua azione, ovvero la continuità della presa in carico perchè assistiamo troppe volte alla fuoriuscita della persona dal contesto ospedaliero senza che questa sia effettivamente presa in carico da ciò che c’è fuori. Non bastano i progetti di dimissione protetta, che pur sono lodevoli, se non inseriti in un contesto organico, perché troppe volte, anche in caso di dimissioni protette e assistite, le persone ritornano poi in ospedale».

Per quanto riguarda i dipartimenti interaziendali l’assessore ha chiarito che questi esistono già, ma con questo provvedimento «vengono incardinati con regole chiare, abbiamo scritto nero su bianco che cos’è un dipartimento interaziendale, che cosa fa, chi nomina, chi dà degli indirizzi, perché oggi è un po’ lasciato al caso, all’iniziativa, al buon senso e non era corretto. Bisogna mettere certe situazioni a regime in trasparenza».

L’assessore ha quindi illustrato il prossimo terzo passaggio della riforma: «Abbiamo un “corpus” normativo frammentario, probabilmente alcune norme si sono abrogate implicitamente nel tempo e, quindi, sembrano vigenti norme che non possono più essere prese in considerazione. L’accavallarsi di una serie di atti negli anni ha creato un “corpus” che è complicato da leggere e questo può creare poca trasparenza. Questo testo unico – ha aggiunto – potrà essere fatto soltanto al termine del percorso innovativo che è avvenuto». Così Viale ha spiegato di avere ritenuto opportuno affrontare in tempi differenti e in trasparenza la riforma secondo un piano preciso e già annunciato.

«Con questa seconda parte della riforma – ha concluso – abbiamo completato l’assetto della “governance”. Da ora in avanti sicuramente avremo quegli strumenti necessari per portare a compimento la creazione del modello ligure. Qui non si è trattato né di importare modelli, né di importare persone, né di andare a snaturare, bensì di fare una difesa forte di ciò che siamo, un modello ligure del quale tutti noi dobbiamo andare fieri».