Ottobre De André: canzoni e storie al Teatro Ambra

Albenga | Un bel pomeriggio di musica in cui il pubblico di ha apprezzato delle persone, non dei personaggi, che si sono messi in gioco, raccontati, hanno divertito ed emozionato |

di Alfredo Sgarlato– Come avviene già da alcuni anni, nell’ambito della manifestazione “Ottobre De Andrè”, ideata dai Fieui di Caruggi, uno dei momenti più attesi, è il concerto al Teatro Ambra che ricorda la figura di Don Andrea Gallo, il “prete da marciapiede”, che dedicò la propria vita all’incontro con gli ultimi, e tanto si riconosceva in quei perdenti cantati da Faber e da molti altri grandi della canzone d’autore.

Per aprire un concerto dedicato a Don Gallo chi meglio dell’Orchestra Bailam, storica formazione genovese che fonde i trascinanti ritmi dei Balcani e del Mediterraneo con gli strumenti del jazz e del folk, e lo fa con un’attitudine ironica che la accomuna al fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto. Il gruppo apre con tre strumentali balcanici, cavalli di battaglia dei musicisti che si attorcigliano in figure laocoontiche, sui ritmi scatenati di Franco Minelli, Luciano Ventriglia e Tommaso Rolando, mentre Edmondo Romano, Julyo Fortunato e Roberto Piga ricamano preziosi a solo. Si aggiunge all’Orchestra il cantante Matteo Merli, per interpretare “A foa de San Zorzo” e “I xeneijsi cum Maria”, antichi testi in genovese adattati alle sonorità contaminate della band, e “Pupun de pessa”, che riprende il titolo di una ninna nanna ligure, ma racconta della tragedia di chi fugge dalla fame e dalla guerra. Omaggio a De Andrè con “D’ä mê riva”, in parte eseguita a cappella nel tipico stile a trallallero, quindi accompagnata dai complessi ritmi mediorientali.

Sale poi sul palco Enrico Ruggeri, accompagnato dal Maestro Francesco Luppi al pianoforte. In ottima forma, con pose da rocker, canta i suoi classici da “Quello che le donne non dicono”, che il pubblico canta a memoria, a “Il mare d’inverno”, la canzone giusta al momento giusto, a “Mistero”. Anche Ruggeri omaggia De Andrè con “Un malato di cuore”, da Lee Masters, e “Amore che vieni amore che vai”. Grande partecipazione degli spettatori per questo musicista che nel corso della sua carriera si è reinventato più volte, dalle provocazioni punk dei Decibel a interprete e autore malinconico e sofisticato, al successo sanremese, fino a diventare presentatore e scrittore.

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Quindi uno chansonnier che non ha la notorietà che merita, Giorgio Conte. Accompagnato da Bati Bertolio alla fisarmonica e Alberto Parone alla batteria, l’astigiano si racconta con grande humour, scatenando risate quando narra di essere stato citato come il fratello di Carlo Conti, o il figlio di Paolo Conte. Canta belle canzoni, raffinate e personali, ben assecondato dai musicisti che sono anche ottimi showmen. “Una giornata al mare” è un’altra canzone giusta al momento giusto, e il pubblico, che gli dedica calorosi applausi e risate, scopre che è sua anche “Non sono Maddalena” classico di Rosanna Fratello e Mireille Mathieu, che Conte interpreta con ben altro spirito.

Chiude Amedeo Minghi, musicista che, confesso, non è il mio genere e non ho mai approfondito. Non così il pubblico dell’Ambra, che lo ama e canta a memoria i suoi classici, da “1950”, che è davvero una gran bella canzone, a “Vita mia”. Il cantautore romano ci regala l’anteprima del suo nuovo singolo, “Com’è bello il mondo” e, accompagnato da Gabriele Gentile al piano, omaggia De Andrè con “Don Raffaè”.

Un bel pomeriggio di musica, presentato da Mario Mesiano, in cui il pubblico di Albenga ha apprezzato delle persone, non dei personaggi, che si sono messi in gioco, raccontati, hanno divertito ed emozionato. Ricordiamo che nell’ambito di Ottobre De Andrè si può visitare anche la mostra del Collettivo Zerovolume “Bocca di rosa e altre storie”, presso il museo Sommariva, inaugurata sabato scorso con le belle canzoni di Davide Geddo. Prossimi appuntamenti il 15 e il 22 ottobre.

*Foto di Erika Quinland e Ilario Navone