Albertini, “Centrodestra di governo? Non può essere demagogico e populista”

Intervista al senatore Gabriele Albertini | “Non ce l’ho con Salvini come persona, ma come antagonista” |

Ci sono tante destre, qualche centro, ma non c’è più il Centrodestra |

di Dario Tiengo – “Quest’uomo dall’apparente remissività, persino umile, che mai alzerebbe la voce o pesterebbe il pugno sul tavolo, di un’ingenuità quasi fanciullesca, è un duro che si spezza ma non si piega né tanto meno si impiega.” Così scrisse di lui – allora Sindaco di Milano – Indro Montanelli in un suo celebre pezzo del 2001.

A suo modo, per chi voleva capire, segnò il fatto che Gabriele Albertini era (ed è) un uomo libero con un legame molto stretto con la realtà. Fin da giovane ricoprì cariche in Confindustria per poi approdare, del tutto inaspettato, a Sindaco di Milano per due mandati, deputato europeo e infine Senatore (vedi biografia in fondo, Ndr). Ultimamente ha appoggiato Stefano Parisi nel tentativo di costruire un Centrodestra di governo e inclusivo. Lo abbiamo incontrato nel suo studio di Milano.

La situazione del Centrodestra è molto complicata. Trovare un punto di sintesi è, di conseguenza, difficile: crede sia un’operazione possibile?

La diagnosi è impietosa ma vera. Siamo diventati come tante palline di mercurio che corrono su un tavolo: ci vuole una mano che le unisca. Ci sono tante destre, qualche centro, ma non c’è più il Centrodestra. Parlo di quella coalizione messa insieme da Silvio Berlusconi nel 1994. L’alleanza con la Lega e il partito post-fascista rigenerato a Fiuggi con quell’articolazione nord-sud, è stata una “genialata” del Cavaliere. Aveva rivitalizzato una nuova linea politica, una nuova aggregazione sulle ceneri dell’arco costituzionale che era sopravvissuto per decenni; soprattutto, si era inserito in quel varco che è stata tangentopoli che aveva cancellato un intero ceto politico, lasciando invece sopravvivere i post-comunisti.

Ora è sceso in campo Stefano Parisi. Può essere lui la mano che unisce?

Metto subito i piedi nel piatto e tengo a sottolineare che si tratta di un’opinione personale che non ho concordato con nessuno e tantomeno con Parisi. È però l’auspicio che faccio ed è anche, per certi versi, una previsione che vorrei si avverasse. Credo che il Centrodestra, come lo vedo io, debba aspirare alla responsabilità di governo perché l’equilibrio tra l’economia libera e la giustizia sociale è un aggregato di interessi, di valori, di umanità, di varie categorie sociali che deve quasi ontologicamente aspirare a una linea di governo. Perché questo avvenga, occorre che la responsabilità delle scelte prevalga sulla facilità della propaganda, della facile demagogia, dell’alimentazione del risentimento e delle paure che invece è tipica di quella componente dichiaratamente di destra dell’aggregato.

Operazione per nulla semplice, visti i tempi in cui viviamo, non crede?

La criticità di questa linea è data dalla presenza di alcuni eventi storici. Ne cito due in particolare: una crisi economico finanziaria epocale, che ormai dura da 7 anni, e il fenomeno globale delle migrazioni. Questi elementi mettono in gioco gli stessi elementi della democrazia, cioè la capacità di discernere e di fare una scelta consapevole. Questo scenario così cangiante, magmatico direi, s’interseca con un cambiamento dei sistemi di comunicazione che ha fatto sì che si avverasse la profezia di McLuhan, che vede il mezzo diventare contenuto. Per ciò lo spot pubblicitario, la battuta in televisione, il tweeter di 140 caratteri fanno la leadership, a prescindere dal contenuto.

Una tendenza che, quindi, sembra favorire la leadership di Salvini?

Se fosse così, sarebbe una tragedia. Nel senso che si dà corpo e peso al niente, cioè all’istinto, alla pancia, a qualcosa di irrazionale che può solo zavorrare una scelta consapevole e, soprattutto, cancellare il nostro futuro.

Ha un giudizio molto severo sul segretario della Lega Nord…

Non ce l’ho con Salvini come persona, ma come antagonista. Lui – e più ancora di lui Grillo o altri – fa leva con sagacia, ma anche con cinismo e spregiudicatezza, su argomenti reali, tralasciando di dare risposte. Ecco la differenza fra la propaganda e il governo.

A proposito di Salvini, quando parla di “mummie” farebbe bene a guardare non tanto alla sua data di nascita ma alla sua anagrafe politica. Ha avuto l’accortezza di riuscire a passare dal Leoncavallo a Casapound con grande naturalezza, essendo un movimentista puro e quindi adeguandosi con una sagacia impagabile all’istinto che, di volta in volta, coglieva. L’ho conosciuto come Consigliere al Comune di Milano, quando – allora trentenne – non aveva la nozione della differenza tra azioni e obbligazioni. In occasione della privatizzazione Aem, il mio capo di Gabinetto di allora Aldo Scarselli ha dovuto spiegargliela per bene. E’ preoccupante che ci sia una classe politica che ha carenze così grandi delle nozioni elementari su cui deve decidere.

Ma è tempo delle persone di contenuto? Mi spiego meglio: Parisi è un uomo di contenuto, ma ha la leadership necessaria in questo momento?

Lei dice bene. Il problema di Parisi è quello: deve farla crescere. Parisi ha certamente le qualità per la parte razionale della leadership – e anche concettuale – senza essere un intellettuale freddo e cerebrino alla Monti. Ha una grande esperienza. Ma la prevalenza della forma sul contenuto è il problema del Paese, come dell’intero Occidente.

Non mi dica che Parisi rappresenta tutto l’Occidente?

In quest’accezione, sì. Stiamo parlando del fatto che sembra sempre più che il consenso si ottenga con l’emotività, con l’irrazionalità, con gli aspetti superficiali, con la demagogia e il populismo, mentre il governo si deve realizzare, attuare con il contenuto, con le scelte ragionevoli, con l’equilibrio tra l’ottenimento del consenso e la decisione adeguata alla realtà delle cose. Il confronto con la realtà è molto più impietoso di una battuta.

Sta definendo un percorso in salita per il federatore del Centrodestra. Forse è troppo solo nel suo compito?

Parisi rappresenta quella parte di Centrodestra che vuole governare e costruire risposte per il futuro. Uomini come Confalonieri, Gianni Letta, un certo mondo che sta intorno al Cavaliere, la parte di Berlusconi che ancora ha le sue radici in uno scenario di governo. Il Cavaliere ha, però, dovuto evolvere verso una dimensione più demagogica, populista, occhieggiando a quella Destra di cui parlavamo. È il segno della nostra difficoltà. Ma io non ho un’altra alternativa di scelta: sono per il buon padre di famiglia che governa, non per il monello che le spara grosse e ha tanti “mi piace” in rete. E poi ci sono i milioni di elettori che si sono allontanati dal Centrodestra proprio perché non portava proposte che li rappresentassero.

Romani e Brunetta un giorno elogiano Parisi e il giorno dopo lo attaccano. Deve fare come Renzi, con la sua minoranza, o deve tacere e aspettare?

Parisi non ha altra scelta ma dev’essere abbastanza abile da cercare di includere piuttosto che escludere, però deve farlo non imitando (o addirittura copiando) come alcuni epigoni. Brunetta – con tutto il rispetto – ha qualità intellettuali e culturali innegabili, però come linea politica la trovo pazzesca: è un fertilizzatore del populismo più bieco e con una sorta di sudditanza di linguaggio e obiettivi ai concorrenti interni del centrodestra. È come se si consegnasse a Salvini e a quel mondo, fatto che trovo inconcepibile per chi ha la sua storia.

Solo politica o anche aspetti psicologici?

C’è un elemento psicologico e politico nel dissidio dei colonnelli di Forza Italia e Parisi. Lui è antagonista a quello che era il loro profilo e alle loro aspirazioni di successione. Questo forse è un argomento che sembra marginale, ma può essere centrale. A Giulio Andreotti –certamente un grande gestore del potere – giovanissimo chiesi che consiglio mi potesse dare per conservare il successo per tanti anni, come aveva fatto lui. La risposta fu lapidaria e illuminante: “A un certo livello di successo, la cosa più importante è sopire l’invidia dei colleghi”.

Secondo lei, la Destra lepenista e populista è davvero così marginale?

È marginale nel momento in cui la si fa diventare marginale. Per fare questo occorre una grande alleanza tra le forze ragionevoli e pensanti del Paese e, quindi, per essere chiaro, ci vuole un’alleanza tra la Sinistra moderata e la Destra moderata, il centro della Destra deve essere più forte della Destra del centro.

Quindi sì al referendum?

Assolutamente sì al referendum.

Non è d’accordo con Parisi?

Sul referendum, no. Sono d’accordo – se quello è il suo disegno – sulla linea Confalonieri che, tatticamente, può prevedere un contrasto con Renzi sul referendum per negoziare un Nazareno2 da posizioni di forza e non di debolezza. In Francia, i socialisti si mettono d’accordo con i gollisti per tenere fuori Le Pen; da noi, deve essere fatta la stessa cosa per tenere fuori Grillo, che è una componente marcatamente demagogica e populista. La minoranza di Renzi è molto diversa dalla sua maggioranza, Renzi rappresenta un partito socialdemocratico. Gli altri sono ancora post comunisti.

E se vince il sì con ampio margine?

Non può vincere bene, nel momento in cui tutte le forze di opposizione sono per il no. È chiaro che se FI fosse stata con il sì come per le riforme, allora sarebbe stato molto difficile non pensare a un margine elevato.

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Gabriele Albertini (Milano 1950), imprenditore, ha ricoperto numerose cariche in Confindustria e Assolombarda. Sindaco di Milano per due mandati, dal 1997 al 2006, è stato eletto al Parlamento Europeo nel 2004. Membro di diverse commissioni europee, tra cui quella per i Trasporti e il Turismo, di cui è stato vicepresidente, e quella per l’Industria, la ricerca e l’energia. È stato inoltre vicepresidente della delegazione del Parlamento Europeo per le relazioni con la Nato. Rieletto per la seconda volta eurodeputato nel giugno 2009, è stato Presidente della Commissione Affari Esteri al Parlamento Europeo, organo cui spetta l’indirizzo di politica estera dell’Europa nelle relazioni e con tutti gli Stati a livello mondiale. Senatore della Repubblica dal marzo del 2013, inizialmente membro della Commissione Difesa e Affari Costituzionali, attualmente in Commissione Giustizia, Presidente della Sottocommissione Pareri.