Savona, apologhi e dibattiti: “Primo giorno di scuola, sedie per tutti! L’usura è… cultura”

di Fabrizio Pinna – Fa discutere a Savona la scelta dell’amministrazione di non concedere più l’uso delle sedie di proprietà comunale alle manifestazioni culturali o politiche promosse autonomamente da enti e associazione di cittadini.

Com’è noto, a sollevare la questione, scatenando molte polemiche, è stato il caso nato nei giorni scorsi intorno a un incontro pubblico – relativo alla campagna referendaria – con il politico e magistrato Adriano Sansa che si terrà giovedì in piazza Sisto IV (ore 18), organizzato da Comitato per il No di Savona e dalla libreria Ubik. “Visto la indisponibilità del Comune a fornirci le sedie (e da ieri anche l’allaccio elettrico), chiediamo ai cittadini di portarsi la sedia da casa”, ironizzano gli organizzatori negli inviti rilanciati oggi a partecipare giovedì all’evento, al quale interverrà come “spalla” anche il comico Enrique Balbontin.

Ma al di là dei risvolti particolari, la controversia è spia di un ulteriore scollamento in corso con parte del tessuto della società civile, in un momento in cui anche a Savona – come hanno dimostrato le ultime elezioni disertate da metà della popolazione – la distanza e l’estraneità fra pubblica amministrazione e cittadinanza continuano a crescere?

Il sindaco Ilaria Caprioglio ha difeso la scelta della sua Giunta: “Avevamo promesso agli elettori e ai cittadini di Savona trasparenza e regole uguali per tutti: stiamo mantenendo fede alla parola data, senza corsie preferenziali o trattamenti di favore per pochi”. “Aver concesso in passato – sostiene il sindaco – l’utilizzo di beni comunali a qualunque realtà, pubblica o privata, lo avesse richiesto, ha fatto sì che le sedie tornassero danneggiate, inutilizzabili o, in alcuni casi, non tornassero proprio. E la situazione del bilancio comunale che abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto, purtroppo, non ci consente spese per acquistarne di nuove”.

Da qui, dice, la decisione di sciogliere l’impegno della precedente amministrazione Berruti, la quale con determina di Giunta n. 57 del 16 febbraio 2010 aveva deliberato “concessioni gratuite per eventi organizzati dalla libreria Ubik”. Una discrezionalità arbitraria, ad opinione di Ilaria Caprioglio che ha optato invece per un taglio gordiano: “Noi non siamo per i provvedimenti ‘ad personam’, e desideriamo pari diritti e pari doveri per tutte le attività commerciali. Per questo, si è deciso per la concessione gratuita delle sedie solo per gli eventi organizzati direttamente dal Comune di Savona, o per le iniziative a scopo benefico o sportivo negli impianti comunali”.

Le argomentazioni sono – in senso letterale – discutibili e dunque il dibattito tra i pro e i contro a Savona rimane aperto. Su questo è intervenuto sui quotidiani Stefano Milano, titolare della libreria Ubik, con una sorta di lettera/apologo rivolta al sindaco che si riporta integralmente.

LETTERE&INTERVENTI – di Stefano Milano – Primo giorno di scuola e di apprendimento per Ilaria. “Sedie per tutti. L’usura è cultura”.

13 settembre: Primo giorno di scuola a Savona. Anche nella classe di Ilaria, da sempre la prima della classe: bella e con uno sguardo già ‘inderogabile’.
Ma cosa succede? Mancano le sedie. I banchi sono lì al loro posto, ma non ci si può sedere. Sconcerto.
La circolare del Preside parla di “precarietà del materiale”, in altre parole “usura”. Non quell’usura che porta a sottrarre con ricatto risorse ai cittadini in difficoltà, questo è un altro genere di sottrazioni alla collettività.
Eppure le sedie sono nuove e perfettamente funzionanti, lo sanno anche i bidelli, quindi parrebbe un falso. Da lì segue una seconda circolare, che invece parla di “regole uguali per tutti”.

Fatto sta che bisogna rimanere in piedi davanti ai propri banchi. E a luci spente, perchè nel frattempo, per lo stesso motivo, ora viene tolta anche la luce. Così rimangono gli studenti della classe: Pietro, Maurizio, Ileana, ma anche Ilaria, compìta con il suo bel fiocchetto rosa, più bello e grande di quello degli altri, che risalta sul grembiulino nero. Si sa, la gente nota il fiocco, non il grembiule. Lei approva la scelta del Preside, la scuola deve essere ‘asettica’, un termine che ha fatto suo anche se non lo comprende ancora bene, deve forse averlo sentito dai grandi.

Entra l’insegnante, un vecchio professore di antiche idee socialcemocratiche, il quale decide che in via eccezionale la lezione del giorno riguarderà proprio le sedie.
“Vedi Ilaria, -proferisce il professore- è giustissimo dare regole uguali per tutti (per le sedie, come per altro), ma questo non vuol dire che non si danno a nessuno, ma al contrario che si danno a tutti.
Ilaria pareva contrariata…

“L’istituzione scolastica non può essere gestita solo come un’azienda, la scuola (come un Comune) è una collettività, che deve adoperarsi per favorire la crescita e l’aggregazione dei suoi componenti. Prova a lavorare di fantasia… le sedie possono essere considerate come un oggetto simbolo del vivere civile: servono dalla notte dei tempi non solo a riposarsi, ma a confrontarsi, a partecipare, a unire le tante debolezze dei cittadini per contrastare un Potere sempre più arroccato su comode poltrone nel decidere del nostro futuro.”

Sedie contro Poltrone: Ilaria ora pareva perplessa… la ragione stava aprendo una breccia.
E ancora: “Non dobbiamo avere paura che si usurino (per quanto anche un sedere ‘impegnativo’ ci mette decenni a deteriorare la plastica): le sedie devono usurarsi, vuol dire che molte persone, posandoci il loro fondoschiena, sono cresciute assistendo a spettacoli teatrali, concerti, conferenze, incontri con letterati, saggisti… sia se organizzati dal pubblico (sempre meno) che dal privato. Vedila così: oggi, anche grazie a quelle sedie, quelle persone sono in qualche modo più di se stesse. In altre parole, se le sedie si usurano, un Preside (o un Sindaco) non possono che esserne felici, perché entrambi (sia le sedie che gli amministratori) hanno svolto il loro compito.

“E ricordatevi una cosa: le sedie non sono di una scuola o di un Comune, ma in ultima istanza appartengono ai cittadini, e in qualche modo alle loro natiche devono tornare…”
La breccia aumentava, e il ruscello diventava un lago. Ilaria cedeva…
“Tranquilla -chiosa il prof- tu non puoi sapere tutto, quando sarai grande capirai…”