Liguria, trasporto pubblico locale: cancellato il Bacino Unico, ma la minoranza esce dall’aula

Con i 16 voti favorevoli della maggioranza, mentre la minoranza ha abbandonato l’aula in segno di protesta, è stato approvato dal Consiglio ligure il Disegno di legge 93/2016, “modifiche alla legge regionale 7 novembre 2013, n. 33 (Riforma del sistema del trasporto pubblico regionale e locale).

Il testo approvato prevede il superamento del bacino unico regionale e del lotto unico di gara, con l’istituzione dei bacini provinciali e l’individuazione dei relativi Enti di governo (Città Metropolitana di Genova ed Enti di area vasta per Imperia, Savona e La Spezia). Gli Enti di governo, come sopra individuati, svolgono le funzioni di gestione del trasporto (tra cui procedure di affidamento del servizio, gestione del contratto) nel loro ambito di competenza, nel rispetto della normativa vigente in materia, mentre la Regione mantiene le funzioni di programmazione, gestione dei servizi ferroviari regionali e controllo su tutto il sistema di trasporto pubblico locale regionale.

Viene abrogata l’Agenzia regionale ATPL Liguria S.p.A., che cessa le sue attività dall’entrata in vigore del nuovo testo di legge, e viene dato mandato a FI.L.S.E. S.p.A. di attivare le procedure per l’intervento straordinario di efficientamento del servizio (Fondo per l’esodo del personale dipendente), prima previste in capo all’ATPL. Il provvedimento attua una miglior definizione dei vincoli sui beni, acquistati con contributi pubblici, essenziali e indispensabili allo svolgimento del servizio di TPL, secondo le ultime prescrizioni emanate dall’Autorità di regolazione dei trasporti.
Respinti gli emendamenti presentati da Pd e dal Movimento5Stelle

Il dibattito (mancato)

In mattinata Marco De Ferrari (Mov5 Stelle) ha esordito illustrando la sua relazione di minoranza: «Il servizio di trasporto pubblico deve rimanere tale, sia nella gestione sia nelle risorse – ha detto – come del resto hanno ribadito gli italiani attraverso il referendum del 2011». Secondo De Ferrari il trasporto è prima di tutto – ha detto – un servizio sociale. Il consigliere ha rilevato che in Liguria gli autobus hanno una media di circa 15 anni e che sono altamente inquinanti. «Diciamo un secco no – ha aggiunto – a ogni legge regionale che riduca il benessere di cittadini e lavoratori, introducendo addirittura condizioni di indirizzo verso la privatizzazione del sistema. Crediamo che accanto al servizio di trasporto pubblico locale debba essere mantenuto l’unico principio possibile: il trasporto sociale».

Secondo il consigliere sarebbe stato opportuno accogliere le richieste di alcune sigle sindacali e dei rappresentanti delle aziende liguri di trasporto che chiedevano di rinviare l’approvazione a settembre, aspettando così l’approvazione del decreto del ministro Madia, oppure a dicembre, cioè dopo la sentenza della Corte costituzionale sugli articoli che l’attuale disegno di legge intende modificare. De Ferrari ha chiesto che «la clausola sociale sia esplicitata chiaramente nel bando di gara aggiungendo, in ogni caso, l’applicazione del contratto più favorevole al lavoratore». Secondo il consigliere è necessario, inoltre, porre un vincolo alle subconcessioni. De Ferrari, infine, ritiene opportuno, per limitare i disagi dei lavoratori, che nella legge sia inserita anche una garanzia occupazionale riferita al deposito di residenza e non solo al bacino di residenza.

È poi scoppiato il “casus belli”, con la sospensione della seduta, per il negato accesso ad alcuni lavoratori ai quali non è stato consentito di di entrare in aula.

Subito dopo l’apertura della seduta pomeridiana Giovanni Lunardon (Pd), ha illustrato la sua relazione di minoranza, ha definito il disegno di legge «un’occasione persa». Secondo il consigliere il testo lascia la situazione invariata riproponendo i difetti di frammentazione e di scarsa sistematicità. Lunardon ha ribadito la necessità di mantenere «l’unitarietà del bacino e l’integrazione ferro/gomma», rilevando che l’ordinanza del Tar, relativa all’attuale legge 33, non mette in discussione l’ampiezza del bacino ma chiede di motivare meglio la scelta e il decreto Madia – ha aggiunto – non esclude il bacino unico, ma chiede di motivare meglio anche sulla base della domanda e offerta la scelta dei bacini.

Lunardon ha sottolineato come leggi analoghe, che prevedono il bacino unico, sono state adottate da Toscana, Umbria e Calabria. Il consigliere, inoltre, ha criticato la scelta di sopprimere l’Agenzia regionale perché in un assetto di quattro bacini ci sarebbe bisogno «di un punto unitario di forte coordinamento e di regia di sistema» e perché permetterebbe il recupero dell’Iva di almeno 17 milioni all’anno.

Lunardon ha apprezzato che il testo definitivo preveda una contribuzione verso gli enti gestori dei contratti di servizio, richiesta dal Cal, portando dall’1 al 2% la quota di fondo tpl per espletare le gare e effettuare i controlli, l’istituzione di un tavolo di confronto permanente con i sindacati, anche in funzione della stesura dei bandi di gara, e l’estensione della bigliettazione elettronica da Genova all’intera Regione. Il consigliere ha proposto, fra l’altro, di istituire un Fondo di garanzia regionale per assicurare la regolarità dei flussi finanziari agli enti di governo e di prevedere la possibilità di integrazione forte /gomma almeno nell’ambito della città metropolitana di Genova.

Nel successivo dibattito è intervenuta Raffaella Paita (Pd): il consigliere ha annunciato che il gruppo avrebbe abbandonato l’aula e non avrebbe partecipato al successivo dibattito e alle votazioni del disegno di legge in segno di protesta dopo la decisione assunta in mattinata dal Consiglio di non far assistere alla seduta alcuni lavoratori del settore.

Subito dopo anche Fabio Tosi (Mov5Stelle) ha annunciato che anche il suo gruppo avrebbe abbandonato l’aula spiegando che nella seduta del mattino non sarebbe stata rispettato il ruolo della minoranza e perché l’Assemblea non aveva approvato la richiesta di fare entrare alcuni lavoratori.

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra), con le stesse motivazioni, aveva già abbandonato il Consiglio al termine della seduta del mattino.

Angelo Vaccarezza (FI) è intervenuto difendendo il provvedimento e l’iter di confronto, avviato sul testo di legge nella competente commissione consiliare prima della sua definitiva presentazione in aula, e ha richiamato le responsabilità del gruppo del Pd nel precedente ciclo amministrativo. Vaccarezza, in particolare, ha elencato i limiti della legge varata dalla giunta Burlando che l’attuale disegno di legge intende modificare. Vaccarezza, infine, ha illustrato l’ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi di maggioranza e collegato al disegno di legge, che rafforza le clausole di salvaguardia per i lavoratori nel cosiddetto Fondino e dà più garanzie affinché i lotti di gara coincidano con il rispettivo ambito territoriale di competenza.

Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) ha evidenziato le criticità della legge in vigore, ricordando le impugnative delle Aziende di trasporto, del Tar e all’Autorità garante della concorrenza, e ha ribadito la necessità di attuare rapidamente le modifiche previste nel disegno di legge oggi all’esame dell’aula.

L’assessore ai trasporti Gianni Berrino ha illustrato le circostanze che hanno spinto la giunta a rivedere la definizione dei bacini tornando ai quattro originari. L’assessore ha ricordato, in particolare, il veto messo dal Governo alla proroga dei contratti fino al dicembre 2017 se fosse stato mantenuto il lotto unico e il rinvio dal Tar alla Corte costituzionale delle contestazioni, sempre in merito al bacino unico. Berrino ha, quindi, rilevato che l’ipotesi di espletare gare su più lotti sul bacino unico avrebbe comportato accertamenti e verifiche dispendiose e un notevole allungamento dei tempi. «La nostra, dunque, non è stata una posizione ideologica o dettata da motivi politici – ha spiegato – ma è stata una modifica di legge dettata dal buon senso».

Rispetto poi all’integrazione ferro/gomma, richiesta dalla minoranza, l’assessore ha aggiunto: «Mi domando perché il Pd non abbia agito in questo senso quando, nella precedente amministrazione, ha varato la legge 33» e ha rilevato che, in questo caso, solo un numero limitatissimo di aziende potrebbe partecipare all’eventuale gara. Berrino, infine, ha annunciato la prossima creazione del tavolo di coordinamento fra Regione, enti gestori e sindacati per definire i criteri dei bandi di gara.

Andrea Costa (Gruppo misto-Ncd Area popolare) è intervenuto annunciando il proprio voto favorevole al provvedimento sul quale – ha detto – ci sono molte aspettative da parte dei cittadini. Costa ha auspicato che, grazie a questa legge, si possa finalmente, procedere alle gare e a regolarizzare il trasporto pubblico. Il consigliere ha auspicato l’avvio di una riflessione sui territori per migliorare il servizio e utilizzare al meglio le risorse. Costa, commentando l’abbandono dell’aula da parte dell’opposizione, ha ribadito che la maggioranza ha sempre voluto mantenere il dialogo con la minoranza: «Da parte nostra – ha concluso – c’è sempre stata la disponibilità per arrivare a soluzioni condivise».

Lilli Lauro (Lista Giovanni Toti Liguria) ha spiegato che il disegno di legge permetterà di intervenire concretamente per migliorare il servizio di trasporto, «mentre la legge varata dalla giunta precedente – ha aggiunto – era solo una scatola vuota». Il consigliere ha criticato il comportamento assunto dai gruppi di minoranza che hanno deciso di abbandonare la seduta.
Matteo Rosso (FdI-An) ha ribadito la propria fiducia nell’operato dell’assessore Berrino e si è dichiarato dispiaciuto dal fatto che l’opposizione abbia abbandonato il dibattito.

FURI DALL’AULA I GRUPPI DI MINORANZA

M5S: “TOTI SI BARRICA NEL PALAZZO E CHIUDE LE PORTE AI LAVORATORI. DEMOCRAZIA SOSPESA” – “Dopo averci riflettuto a lungo, abbiamo deciso di abbandonare l’aula perché non possiamo accettare che un provvedimento importante, decisivo, come quello sul Tpl, sia discusso e approvato nel segreto del palazzo, senza la minima forma di partecipazione democratica e in assenza dei veri diretti interessati dal decreto, ovvero i lavoratori”.
Con questa motivazione il MoVimento 5 Stelle Liguria, insieme a tutte le forze di minoranza, ha lasciato i banchi dell’opposizione, a sostegno dei lavoratori che questa mattina chiedevano pacificamente di poter ascoltare la discussione del DDL 93 sul Trasporto Pubblico Locale e in aperto dissenso con la linea autoritaria della Giunta.

“Siamo di fronte a una vera e propria sospensione dei diritti democratici da parte di Toti e la sua Giunta, allergici ad ogni forma di dissenso (anche pacifico), timorosi o incapaci di sostenere le proprie idee di fronte a chi la pensa diversamente” proseguono i portavoce pentastellati”.

Alla base della decisione esistono anche ragioni di merito, come spiegano i portavoce M5S. “Toti ha voluto a tutti i costi anticipare ad oggi con una notevole forzatura, nonostante tutte le sigle sindacali e i lavoratori chiedessero di posticiparlo a settembre-ottobre, aspettando il decreto Madia e l’esito del ricorso alla Corte Costituzionale che potrebbero modificare alla radice gli scenari del Tpl”.

“La realtà – sottolinea il M5S – è che, come si era già capito in Commissione, Toti non voleva ascoltare i lavoratori né studiare la possibilità di mantenere il bacino unico. Evidentemente l’unico vero interesse della Giunta è quella di difendere le solite lobby di cui sono i principali referenti”.

“L’andamento del Consiglio di oggi rappresenta un pericoloso precedente per il futuro di questa istituzione, nelle mani di una Giunta che preferisce trincerarsi nel palazzo piuttosto che confrontarsi con i lavoratori – conclude il M5S – Se questa è l’idea di partecipazione e democrazia di Toti, si approverà il decreto da solo con i propri accoliti, come un satrapo triste e solitario, ormai definitivamente scollato dalla realtà”.

GRUPPO PD: “TOTI LASCIA I LAVORATORI FUORI DALL’AULA” – “Siamo usciti dall’aula durante il dibattito sulla legge in materia di trasporto pubblico locale, anche se non è stata una scelta semplice, perché questa Giunta sta blindando il Consiglio regionale. Una protesta condivisa da tutti i gruppi di opposizione (Pd, M5s e Rete a sinistra) per denunciare la scelta fatta questa mattina dal presidente del Consiglio regionale e dal presidente della Giunta (anche se quest’ultimo non aveva alcun titolo a farlo) di tenere fuori dall’aula dieci lavoratori del tpl”, ribadiscono anche i consiglieri del Partito democratico.

“Una decisione inaccettabile, che dimostra un’escalation preoccupante della riduzione degli spazi di democrazia e partecipazione all’interno dell’istituzione regionale. Non siamo usciti dall’aula perché non avevamo argomenti, come hanno dimostrato i nostri interventi di queste settimane e la nostra relazione di minoranza presentata in Consiglio da Giovanni Lunardon (questa legge, lo ribadiamo, è sbagliata e ci fa tornare indietro anni luce rispetto ai bisogni dei lavoratori e degli utenti del tpl), ma siamo usciti perché non possiamo tollerare che ci possa essere un setaccio preventivo che impedisca ai cittadini di assistere ai lavori del Consiglio. “Toti – precisa la capogruppo Raffaella Paita – è sempre più incupito e nervoso per i suoi rapporti tesi con Berlusconi e per la fine delle sue speranze di leadership nazionale. Ma di questa sua delusione politica non possono pagarne le conseguenze i liguri: metta giù il telefono e si occupi della Regione”.

“Passando alle nostre critiche alla legge sul tpl: si è spacchettato tutto il sistema ligure, tornando indietro sull’Agenzia e non si è preso minimamente in considerazione l’integrazione ferro gomma. Le tariffe rischiano di aumentare, i servizi di peggiorare e non è escluso che non ci saranno problemi sull’occupazione. Se avessimo affrontato questi problemi come hanno fatto altre regioni avremmo governato la situazione; questa era l’occasione per mettere insieme una politica della mobilità degna di questo nome sul territorio regionale”.

GIANNI PASTORINO (RETE A SINISTRA): “NON SI VUOLE DISCUTERE CON I LAVORATORI, RETE A SINISTRA ABBANDONA L’AULA” – Dopo aver ripetutamente richiesto che, come previsto dal regolamento, fosse consentito accesso ai lavoratori all’interno dell’aula consiliare oltre che alle oo.ss, anche il consigliere di Rete a Sinistra decide di abbandonare l’aula: “Una scelta inadeguata e sbagliata dal punto di vista democratico, che rischia di essere foriera di future tensioni sociali. Il duo Toti/Bruzzone scelgono la strada di un non-confronto, in uno schema discutibile anche dal punto di vista delle normali relazioni istituzione cittadinanza. Dicono no ad un confronto di idee e di merito e si trincerano soltanto dietro il valore numerico di una maggioranza che governa 16 contro 15”.