Ad Albenga la seconda edizione del Festival Internazionale di Fotografia

di Alfredo Sgarlato – Seconda edizione per il Festival Internazionale di Fotografia organizzato ad Albenga dal Circolo San Giorgio insieme alla FIAP, intitolato “Il viaggio dello sguardo, della parola, dell’anima”. Il festival è disposto in molti spazi del centro storico e un pomeriggio non basta per vedere tutto con la necessaria attenzione; oggi vi racconto quanto ho visto ieri.

L’evento centrale è dedicato a Francesco Cito, reporter nato a Napoli nel 1949, considerato da colleghi come Ferdinando Scianna il miglior fotogiornalista italiano. La sala grande di Palazzo Oddo ospita una serie di foto da fronti di guerra e sottomissione, Palestina, Afghanistan, Arabia Saudita. Alla conferenza stampa Cito ha affermato di fare il fotografo perché non bravo a parlare: le sue foto sono eloquentissime. Il dramma di quei paesi, visto attraverso i volti di gente comune, bambini, soldati, per un attimo ci è vicino, e la bellezza delle immagini rende ancora più forte il messaggio.

Nelle altre sale Cito documenta le tradizioni italiane: cerimonie religiose in Sardegna, il Palio di Siena, col cavallo trattato come vero untitledvincitore, gli sfarzosi matrimoni a Napoli. A Palazzo Oddo anche due maestri stranieri, Sergey Buslenko, ucraino, con una serie di ritratti femminili legati all’acqua, e Luis Franke, argentino, con un reportage soprattutto di volti, a colori accesi, davvero notevoli.

Sempre a Palazzo Oddo, nella sede della Veggia Arbenga, un’altra esposizione sconvolgente: si intitola “Zeru zeru”, Claudio Simunno ci mostra la vita degli albini africani. In alcuni paesi gli albini sono visti come maledizione, figli del diavolo, perseguitati, mutilati. Quelli africani spesso sono quasi ciechi. Alcuni soggetti sono bellissimi, eppure saranno destinati all’esclusione in quanto diversi. Non è sempre così, abbiamo anche bellissime foto dove bambini albini e neri giocano insieme.

Concludiamo questa prima parte con la mostra ospitata a Palazzo Scotto Niccolari, il Tibet visto da Fosco Maraini e Giorgio Paparella. Maraini non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, è stato il più grande orientalista italiano e la sua vita più emozionante di un romanzo. Nelle sue foto scopriamo la cultura, la religione, le cerimonie di un popolo per noi molto lontano, forse molto di quanto vediamo è un passato dimenticato anche per loro. Altrettanto suggestive le foto di Paparella, a colori, che raccontano il Tibet di oggi.

Le mostre e le iniziative sono molte, per saperne di più consultate il sito: http://www.albengaphotography.com/