Dibattito su Istituzione dell’Azienda Ligure Sanitaria della Regione Liguria: critiche dalla minoranza

Questa mattina è ripreso il dibattito sul Disegno di legge 92 “Istituzione dell’Azienda Ligure Sanitaria della Regione Liguria – A.Li.Sa.) e indirizzi per il riordino delle disposizioni regionali in materia sanitaria e sociosanitaria”.

Nella seduta di ieri Matteo Rosso (Fratelli d’Italia) ha presentato la relazione di maggioranza. Rosso, che è presidente della Commissione Sanità, ha sottolineato che uno dei principali compiti di A.Li.Sa è dare uniformità alla politica sanitaria su tutto il territorio regionale e ha evidenziato, infatti, che esistono disparità anche in termini di prestazioni garantite, fra le diverse Aziende sanitarie liguri. Questo fenomeno – ha ribadito – è emerso con particolare evidenza durante le audizioni e in molti incontri sul territorio effettuati dall’assessore alla sanità insieme a diversi consiglieri di maggioranza.

In queste occasioni è emerso, secondo quanto detto dal consigliere, che le diverse Asl tra di loro talvolta non comunicano. Rosso ha sottolineato che la maggioranza è contraria all’accorpamento delle Asl, ma ha ribadito la necessità di un organismo quale l’Azienda Ligure Sanitaria della Regione Liguria (A.Li.Sa), che abbia una funzione  superiore di coordinamento  e controllo. Rosso ha detto che la nuova organizzazione assicurerà uno stretto coordinamento fra ospedale e servizi sociosanitari sul territorio. «Abbiamo fatto le cose – ha concluso – con il cuore e con la testa».

Nella seduta di oggi è ripreso il dibattito, con le critiche dei tre gruppi di minoranza.

Francesco Battistini (Mov5Stelle) nella sua relazione di minoranza ha definito l’Azienda «uno scatolone vuoto dai confini incerti e dalle finalità impalpabili». Critico anche sul futuro “Testo Unico di riordino delle disposizioni in materia sanitaria e socio-sanitaria” (che dovrà essere approvato entro 180 giorni dall’approvazione del disegno di legge), il consigliere ha aggiunto: «Sono solo intenzioni, più o meno buone relegate esclusivamente nella testa dell’assessore e di pochi altri. Sono propositi, quindi, che non sappiamo e non possiamo valutare in alcun modo. Noi oggi, dunque, non stiamo discutendo della trama, ma ci stiamo approcciando ad una bozza approssimativa, incompleta e nebulosa».

Battistini ha rimarcato che nel provvedimento non sono definiti le competenze delle asl e il ruolo dei direttori generali e ha chiesto di congelare il disegno di legge rilevando che avrà costi elevati: «Per il funzionamento dell’Azienda saranno necessarie figure apicali costose: un direttore generale, un direttore sanitario, un direttore amministrativo ed un direttore socio-sanitario, oltre ad un collegio sindacale. Ricostruiamo, invece, una vera, organica, seria ed utile riforma sanitaria e socio-sanitaria – ha chiesto – Altrimenti rischiamo di produrre danni economici, sociali e sanitari». Battistini, infine, ha rilevato profili di incostituzionalità del disegno di legge, che contrasterebbe con norme regionali e nazionali per quanto riguarda le competenze attribuite all’Azienda.

Valter Ferrando (Pd), vicepresidente della Commissione sanità, ha riconosciuto la necessità di introdurre «modalità operative e strumenti che consentano un’azione più efficace ed efficiente per far fronte al bisogno di salute dei liguri» e, quindi, ha concordato con la necessità della creazione di una grande Azienda sanitaria  ma  – ha puntualizzato – a fronte di una semplificazione della rete aziendale regionale sul territorio che – ha evidenziato – in questo momento, invece,  non è prevista. «Si tratta di una riforma zoppa», ha ribadito, citando l’esempio del Veneto, che ha creato un’Azienda Zero, una sorta di super Azienda, «accompagnata da una drastica riduzione delle Asl sul territorio».

Ferrando ha anticipato che  proprio nella direzione di una semplificazione  va uno degli emendamenti del Pd che  assegna alla giunta un ragionevole lasso di tempo per avviare il processo. Ferrando ha ribadito che l’assenza di semplificazione, a causa di nuovi costi, potrebbe creare «buchi finanziari, da ripianare sicuramente con nuove tasse per i cittadini liguri». Il consigliere ha rimarcato altre criticità del provvedimento ed in particolare il mancato coinvolgimento della Conferenza dei sindaci  che, secondo le normative vigenti,  avrebbe la finalità di verificare  l’andamento dell’attività. E questo, a suo avviso, costituisce non solo un dato politico negativo, ma è «espressione di una scarsa attenzione verso i territori». Per Ferrando, inoltre, c’è il rischio che il nuovo organismo, così come progettato, svaluti le competenze del Consiglio regionale, al quale – ha ribadito – spettano invece, per legge, le funzioni in materia di programmazione sanitaria.  

Giovanni Pastorino (Rete a sinistra) ha invece rilevato che «la situazione della sanità ligure è molto complessa e questo è anche il frutto di scelte sbagliate della precedente amministrazione» e ha sottolineato, in questo senso, il caso della Valpolcevera dove «non c’è stata una rimodulazione dell’offerta sanitaria» dopo la chiusura dei poli ospedalieri della zona.

Secondo Pastorino, quindi, «è necessaria – ha aggiunto – una rivalutazione dei bisogni e un’operazione di riforma» e ha ammesso che l’operazione presenta grandi difficoltà. Il consigliere ha condiviso, dunque, l’opportunità di ridefinire la governance della sanità insieme ai contenuti della riforma, tuttavia ha espresso alcune perplessità per l’assenza di alcune risposte in commissione, dove sono stati respinti una serie di emendamenti presentati dalla minoranza. Pastorino ha rilevato, per esempio, la necessità di ridurre il numero delle asl prima di procedere alla nascita di un altro soggetto, l’Azienda ligure, «che comporterà spese aggiuntive e prevede nuovo personale amministrativo».

Altri dubbi riguardano – ha detto il consigliere – il rischio che la legge possa entrare in conflitto che la norma nazionale e ha chiesto un livello di partecipazione più ampio che coinvolga le istituzioni sul territorio fra cui la Conferenza dei sindaci.

Il dibattito è poi proseguito fino al voto finale (vedi QUI)