“Banca della Terra”: nel Finalese un progetto pilota per il recupero delle terre abbandonate

L’abbandono dei terreni agricoli è uno dei principali fenomeni che caratterizza il settore agricolo della Liguria. E oggi, sia per i problemi connessi al rischio idrogeologo e di incendio, sia per le potenzialità che tali terreni potrebbero rappresentare in termini di posti di lavoro, è diventato un argomento di grande interesse.
In tale contesto, nel 2014, Regione Liguria ha emanato una legge regionale (LR 4/2014), che fra le altre cose attiva la “Banca della Terra”, che ha l’obbiettivo di favorire processi di ricomposizione e riordino fondiario agricolo.

Partendo da tali necessità, peraltro fortemente presenti sul territorio del Finalese, Fondazione Cima, nella strategia de “L’Alt®a Via del Finalese”, ha avviato un progetto pilota nei comuni di Calice e Rialto, denominato proprio “Banca della Terra”, per individuare quei terreni, che sono stati abbandonati negli ultimi decenni, e contemporaneamente verificare se il loro recupero potrebbe avere un significato economico, oltre che di prevenzione dei rischi ambientali.

Il censimento è stato realizzato in una prima battuta analizzando i dati catastali passati e l’uso del suolo attuale; successivamente due giovani di questi paesi, Alessio D’Almatico e Luis Murchio, che sono stati assunti tramite i buoni lavoro, hanno effettuato una ricerca in loco, anche con l’aiuto delle amministrazioni comunali, per verificare le indicazioni derivanti dallo studio del catasto e lo stato di abbandono dei terreni.

Quest’operazione è stata affiancata da un’analisi effettuata tramite immagini scattate grazie ad un drone, fatto sorvolare sulle aree individuate come abbandonate.
L’incrocio di queste tre tipologie di informazioni ha consentito di individuare una metodologia replicabile su tutto il territorio del Finalese per effettuare un censimento efficace delle aree agricole abbandonate.

“Io sono di Rialto, – commenta Alessio D’Almatico – che è un paese ancora molto legato all’agricoltura. Ciò nonostante, nel corso di questo lavoro, realizzato grazie a un sistema di GPS, collegato allo Smartphone, mi sono reso conto di quante terre, in fasce diverse, sono state abbandonate e rispetto a una volta oggi ci siano differenze abissali. Dove c’erano pascoli o prati o colture, ora, ci sono boschi, anche fitti, rovi o sottoboschi”.

“L’obiettivo finale del progetto pilota Banca della Terra – commenta Luca Ferraris, vicepresidente di Fondazione Cima – è quello di recuperare questi terreni, che potranno essere adoperati da giovani e non, che vogliono tornare all’agricoltura, offrendo loro un’opportunità di lavoro”.

Ovviamente esiste un iter normato dalla legge regionale da seguire, che prevede fra le altre cose la ricerca e il contatto con il reale proprietario dell’appezzamento, per entrare in possesso di tali terreni, ma l’obiettivo prioritario è il recupero di queste zone, che, abbandonate oggi, saranno invase, nel corso degli anni, da specie boschive, andando ad aumentare il rischio incendio ed il rischio idrogeologico, in particolare se sono terreni “terrazzati”, come spesso avviene in Liguria.