‘Dieci piccoli indiani…’: tanti pregi, qualche neo per un giallo in Piazzetta

di Laura Sergi – Borgio Verezzi / Savona. Ieri sera, giovedì 21 luglio, al 50° Festival di Borgio Verezzi ultima serata per ‘Dieci piccoli indiani… e non rimase nessuno’ di Agatha Christie, sotto la regia di Ricard Reguant, che ha anche diretto la versione spagnola (successo della scorsa stagione sia a Madrid che a Barcellona).

In un’ambientazione anni ’40, sotto le scene Art-Decò del neo-premiato Alessandro Chiti che una volta di più ha mostrato il suo talento in Piazzetta, con i bellissimi costumi di Adele Bargilli, un apprezzamento anche per le luci che illuminavano ogni protagonista sotto il mirino della voce misteriosa, o ancora nel momento in cui si arrendeva alla confessione. Uno spettacolo vissuto sempre con il sottofondo dei rumori che possono giungere alle orecchie, se la trama si svolge all’interno dell’unica villa di un’isola: il frangersi delle onde se la mattinata è tranquilla, poi la burrasca che imperversa, infine la pioggia, il vento… per non parlare del riverbero del sole creato artificialmente là a sinistra del palco, che sembra davvero che non ci siano le impalcature, e poi la fitta nebbia, dove troverà la morte uno dei ‘dieci’ soldatini, in un assassinio che vedremo in diretta.

Già, i ‘Dieci soldatini’, al posto dei ‘Dieci piccoli indiani’, nella traduzione di Edoardo Erba, dieci statuette che si frantumano, scompaiono, scoppiano una ad una, mentre la filastrocca altalenante (riportata nel pilone centrale) registra l’ultima morte. Sul palco, nel ruolo dei domestici, Giulia Morgani e Pierluigi Corallo, Caterina Misasi è stata la segretaria dell’inesistente signora Owen, Pietro Bontempo il capitano Lombard, Leonardo Sbragia Anthony Marston, il primo nelle dipartite, Mattia Sbragia l’ex ispettore Blore, Ivana Monti nel ruolo odioso della zitella moralista Emily Brent, Alarico Salaroli quale generale Mackenzie, Carlo Simoni il dottor Armstrong, e infine Luciano Virgilio come giudice Wargrave. Dieci bravi e disinvolti attori, ognuno con un momento di notorietà, come prevedono tutti i gialli della Christie (nella foto di Nicolò Beardo).

Applausi ripetuti al termine, convinti ma non pienamente soddisfatti. È possibile? Sì, quando il noir è di casa al Festival. Perché la trama è stata rispettata (ancor più, nella sua versione originale), ma manca, prima dell’accendersi delle luci, quel qualcosa in più che potesse essere di sfogo, dopo tanta, incredibilmente tanta tensione. Un passaggio di Wargrave sulle scene, sedendo ora qua, ora là? La scena del messaggio della bottiglia e il suo lancio in mare in rigoroso silenzio, prima di togliersi anch’esso la vita? Oppure, fuori scena, frammenti del dialogo a Scotland Yard, che è l’epilogo del romanzo?

Non è la prima volta che il finale di una commedia gialla, pur convincente, si accompagna a qualche dubbio nel finale: successe già con ‘Omaggio a Hitchcock – Vertigo la donna che visse due volte’, sul palco con Isabel Russinova nell’estate 2005: anche qui, una serata di grandissima tensione, di cui conserviamo un bel ricordo, però molto tronca nel finale (agli applausi gli attori addirittura mormorarono tra loro il dubbio che l’evento non fosse piaciuto). Cosa che non successe invece con ‘Sam Capuozzo’ di Marina Confalone, della stagione 2009, perché il colpo di scena c’era, ma il copione era di tutt’altra stesura.
Ora l’appuntamento è a domani sera, con ‘Padiglione 40, l’ordine imperfetto’ di Fabrizio Gambineri e Sandro Baldacci, liberamente ispirato a ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’ di Ken Kesey. Un testo molto impegnato, che registra l’attenzione al sociale.