‘I manezzi’ nel ricordo di Govi e gli altri appuntamenti del 50° Festival verezzino

di Laura Sergi – Borgio Verezzi / Savona. La sera del 16 luglio scorso, in piazzetta Sant’Agostino, risate e battimani hanno imperversato per oltre un’ora e mezza: di scena c’erano ‘I manezzi pe majâ na figgia’, di Niccolò Bacigalupo, titolo d’apertura ufficiale del Cinquantennale del festival verezzino, nel ricordo di Gilberto Govi.

Sul palco: Jurij Ferrini anche regista, nei panni del protagonista Steva, Orietta Notari nel ruolo della consorte Giggia, Claudia Benzi come cameriera Comba/Colomba, Arianna Comes quale figlia Metilde, Stefano Moretti il cugino Cesare, Rebecca Rossetti la cugina Carlotta, Matteo Alì il signor Riccardo, Angelo Tronca il signor Pippo e Fabrizio Careddu il signor Venanzio; scene e costumi di Laura Benzi.

Una prima nazionale divertentissima, su una trama nota non solo agli amanti del genere dialettale, peraltro qui in Piazzetta molto in lingua e comprensibile a tutti: una consorte tiranna e maneggiona, che vede nel signor Riccardo, figlio d’un senatore, il marito ideale per la figlia. È talmente persa dietro questo sogno, che nulla la ferma: ogni cosa che Steva le può dire per invitarla a ricredersi la fa arrabbiare (e la voce di Notari si fa stridula per sottolineare la cocciutaggine), ogni particolare viene adattato ad hoc per convalidare i suoi progetti, e nessuna pietà per il nipote Cesarino, che pensava, figurarsi!, di poter sposare Metilde. Quanta pena fa a tutti il povero Steva (un superbo Ferrini), che soccombe di minuto in minuto sotto gli intrighi di moglie e figlia, che vorrebbe tanto quietare un poco e invece si troverà ad essere il capro espiatorio della situazione: è stato lui, dirà la poco gentile consorte al mondo intero, a manovrare le cose per avere come genero Riccardo. È stato lui a non avere rispetto dei sentimenti di Cesarino per la loro figlia, e della loro figlia per Cesarino! È stato lui…

Come non ricordare i momenti in cui Giggia battibecca col marito sulla dote che dovrà dare alla figlia, il dispiacere palesato di Steva quando invita a pranzo il signor Riccardo, e comunque si raccomanda lungamente che ‘non’ porti nulla, da buon genovese… il tutto inframezzato da ‘lapislingua’ e ‘raggi ultraviolenti’! Con Ferrini e Notari (che proprio non ce la fa a rimanere sempre seria con un testo così divertente), ottima l’interpretazione di Benzi, superba in questo ruolo di domestica tuttofare, pagata con l’insulto di ‘strassun de ‘na serva’ (nella foto di Nicolò Beardo, da sinistra: Moretti, Tronca, Alì e Comes).

Ora, a seguire, martedì 19 luglio, mercoledì 20 e giovedì 21 (sempre alle 21.30), ci sarà in Piazzetta un’altra prima nazionale: ‘Dieci piccoli indiani… e non rimase nessuno’, due atti di Agatha Christie, traduzione di Edoardo Erba. Sul palco: Ivana Monti, Giulia Morgani, Pierluigi Corallo, Caterina Misari, Pietro Bontempo, Leonardo Sbragia, Mattia Sbragia, Luciano Virgilio, Alarico Salaroli e Carlo Simoni; regia di Ricard Reguant, costumi di Adele Bargilli, progetto scenico di Gianluca Ramazzotti e Reguant, con le scene di Alessandro Chiti, che sarà premiato a Verezzi (vedi sul Corsara l’intervista allo scenografo Alessandro Chiti).

Scritto nel 1936 e pubblicato nel 1939, il giallo è considerato ancor oggi il capolavoro della scrittrice. Il titolo subì diverse trasformazioni per non urtare la sensibilità dei cittadini di colore. Dai ‘Dieci piccoli negri’ che erano il richiamo del primo verso della filastrocca a cui più volte fa riferimento la trama, all’ultimo verso ‘E poi non rimase nessuno’, per poi passare al più accattivante ‘Dieci piccoli indiani’.

Dieci sconosciuti, insomma, che vengono invitati su una meravigliosa isola deserta, e morranno via via tutti e dieci, in un’atmosfera tragica e surreale, con la morte che incombe su ognuno e la certezza che l’assassino sia uno tra loro. Nel ’43 la Christie, in realtà, aveva modificato le conclusioni con un lieto fine che le pareva più indicato per un adattamento teatrale, ma la versione verezzina sarà invece quella originale del libro, cosa di cui, da amanti delle sue suspense, siamo felicissimi.

Intanto è stato comunicato il nome del vincitore del 46° Premio nazionale Veretium per la prosa, assegnato ogni anno, nell’ambito del Festival, all’attore o all’attrice che ‘nell’ultima stagione teatrale si sia particolarmente distinto per impegno di testo e capacità di interpretazione’. Questa la motivazione della giuria, composta Giulio Baffi (presidente), Claudia Cannella, Sara Chiappori, Enrico Groppali, Laura Santini, Pier Antonio Zannoni e Silvana Zanovello: ‘Attrice di primissimo piano, giunta a un punto molto particolare di una carriera seria, rigorosa e multipla, soprattutto per le tante diramazioni in cui si è espressa, dalla Maria Zanella, che l’ha lanciata, alla consacrazione al Piccolo, oltre ad aver lavorato con grandi maestri (Ronconi in primis, ma anche Calenda, Sepe, Malosti, Binasco) e ad essere dotata di notevole duttilità interpretativa trasversale ai generi, è anche in buona ‘risonanza’ con il Festival di Borgio Verezzi, dove in anni giovanili vinse il premio come miglior attrice non protagonista’.