Il Corsara si tinge… di giallo! “Una macchia nel mare”, di Laura Sergi (3)

Care Lettrici e cari Lettori, per voi su “Albenga Corsara” il nuovo atteso racconto giallo a firma Laura Sergi, “Una macchia nel mare”: la prima puntata è stata pubblicata martedì (CLICCA QUI), giovedì la seconda (CLICCA QUI), e oggi con la terza parte che scioglierà l’enigmatico intreccio…

Il suo personale timbro e stile narrativo lo conoscete già bene, perché avete avuto modo di apprezzarlo nei tre precedenti racconti di Laura pubblicati sul giornale: “L’incompiuta” (2014, CLICCA QUI), “Quando la vendetta è dolce come il miele” (2015, CLICCA QUI) e “Magari ora arrivano i giorni felici!” (2016, CLICCA QUI).

Se siete in ferie sotto l’ombrellone, e sarebbe pure in tema, o ancora tutti i giorni sospirate vicino al calendario, questa è dunque certamente un’ottima occasione per “uscire con la testa” dallo stress quotidiano, e magari scoprire l’investigatore che c’è in voi.
In ogni caso, un consiglio: cercate di non avvicinarvi troppo agli scogli… il pericolo è in agguato!

Laura Sergi - UNA MACCHIA NEL MARE

UNA MACCHIA NEL MARE / 3
di Laura Sergi

Quasi sorride, Elma, pensando alla faccia del suo ragazzino, quando gli avevano chiesto se fra le rocce potesse esserci nascosto qualcuno. Poi non sorride più. Si siede, c’è un pensiero che le martella in testa, non le dà tregua. Mino non ha visto nessuno, Mino ha saluto Lisa per ultimo, e suo figlio non c’è tutto, di testa…

‘Ugo, dovrei parlarti!’, gli dice la madre la sera, mentre lui è pronto per uscire, e già ha salutato il fratellino che, nell’altra stanza, guarda la televisione. Ha passato tutto il giorno a dirsi che è pazza e non gli dirà nulla, ma tant’è…

‘Che c’è, mamma?’, domanda.

Silenzio.

‘Dai, mi stai preoccupando!’.

‘È che… quando c’è stato l’incidente di Lisa, lo sai, i poliziotti hanno chiesto a Mino se fosse stato l’ultimo a salutarla, e lui ha detto di sì, e che non c’era nessun altro… Ma io ho un dubbio, un omicidio è un omicidio. Se il mio figliolo si è macchiato di un delitto… io non voglio coprirlo!’. Diventa pallida, quel che non doveva dire l’ha detto.

‘Ma cosa dici? Mino è un ragazzo così buono, cosa ti viene in mente?’, e non si accorge d’aver alzato la voce, perché il ragazzino ha alzato il volume del televisore.

‘Tuo fratello, la scorsa estate, era già aggravato nella sua malattia? Era già così meticoloso?’.

‘Non so…’, risponde Ugo.

‘Lo andavi a prendere a spiaggia: non lo aiutavi mica a sistemare le sue cose nella sacca, vero?’.

‘Cosa cambia?’, chiede Ugo, guardando preoccupato la madre, il cui colorito è rosso fuoco.

‘Se Mino era già così meticoloso a mettere a posto le sue cose, qualcuno sulla spiaggia c’era! C’eri tu! E Mino non ha mai detto se Lisa abbia risposto all’ultimo saluto, quando raggiungevate l’auto. Gli agenti non ci hanno badato, ma lui non dà nulla per scontato: vuoi che gli chiediamo se Lisa ha risposto?’.

‘Lisa non ha risposto perché giocava a fare il morto, con la faccia in giù. Chissà come faceva…’, dice Mino, sulla soglia.

Lo guardano entrambi, occhi sbarrati, poi la madre comincia a urlare, e inutilmente Ugo tenta di abbracciarla per zittirla, mentre parla a mozziconi di un matrimonio saltato, di tante promesse, e la paura di unirsi con chi ha per fratello ‘uno che non c’è tutto…’.

‘Rideva, mamma, e prendeva in giro Mino… – dice Ugo – e non si accorge che davanti a lui ora non c’è più la madre ma uomini in divisa. – Le ho dato una spinta, e non ha riso più!’.

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