Andora, la videoarte protagonista a Palazzo Tagliaferro

opera mutamentiAndora. La società digitale in dialogo con il mondo dell’arte. Palazzo Tagliaferro dedica una mostra alla video arte ed analizza le metamorfosi che le nuove tecnologie hanno provocato nelle modalità di espressione artistica.

Si tratta di “Mutamenti – Sguardi sulla società digitale”, che inaugura sabato 25 giugno, alle ore 18.30 nel Contemporary Culture Center di Largo Milano ad Andora, aprendo la lunga estate del polo culturale andorese che proporrà anche la rassegna di incontri con gli autori “Sguardi laterali”, la seconda edizione del Festival Noir, musica e teatro.

La mostra, promossa dall’Associazione Culturale C|EContemporary Milano, è a cura di Maurizio Marco Tozzi e rimarrà aperta fino al 7 agosto. Propone ai visitatori l’analisi di una delle realtà più rappresentative dell’arte contemporanea attraverso l’utilizzo di uno dei linguaggi artistici che ha nel tempo subito numerose evoluzioni grazie alla sempre attenta sperimentazione ed al rapporto inscindibile con la tecnologia: la videoarte.

Oggi più che mai la videoarte è un grande contenitore del nostro tempo, un’espressione artistica che anticipa le indagini sulle questioni e le problematiche della società. Un’arte che da sempre interagisce con il pubblico.
Protagoniste le opere di Alessandro Amaducci, Igor Immhoff, Marcantonio Lunardi, Lino Strangis, Angelica Bergamini, Sofia Bersanelli, Henry Gwiazda, Eleonora Manca.

Gli 8 artisti «attraverso l’utilizzo della videoarte e l’esposizione di still e fotografie analizzano i processi antropologici della nostra epoca dove la tecnologia è sempre più dominante e causa delle rapide metamorfosi di una quotidianità in cui i nuovi mezzi sviluppano ma al tempo stesso allontanano le interazioni sociali».

Una mostra che, opinano gli organizzatori, «diventa un monito sull’incontrollata assuefazione dell’utilizzo delle macchine, in cui le opere sono un’attenta indagine sulle tematiche umane che ci circondano e una ricerca sulla ri-umanizzazione del nostro io.
Processi di sviluppo che non sempre generano risultati ottimali. La società digitale subisce infatti deformazioni irreversibili che producono situazioni ossimore dove la velocità di collegamento diventa proporzionalmente legata all’incomunicabilità».

Opere e artisti in mostra — «Alessandro Amaducci definisce il mondo onirico come l’errore più affascinante dell’era digitale in cui si incontrano figure archetipiche dal corpo composto da flussi di dati. L’androgino è l’unione fra inconscio e tecnologia. Nuove figure evidenziate nei ritratti di Igor Imhoff in cui gli esseri umani assumono senza eccezione le sembianze di macchine pronte a controllarsi e neutralizzarsi l’una con l’altra. Come nel meccanismo subdolo di alienazione e distacco, narrato da Marcantonio Lunardi, innescato dalla lettura delle matrici informatiche che spersonalizzano ogni individuo prigioniero del sistema tassonomico della burocrazia».

«Attraverso la videocamera virtuale di Lino Strangis è invece possibile proiettarsi in una foresta impossibile, metafora delle infinite risorse dell’esistenza, oppure fluire di visioni e suoni di un’inedita essenza della cultura giapponese. Filosofia Zen che accompagna il cammino di Angelica Bergamini sia attraverso il quotidiano che in un funambolico viaggio alla scoperta di sé, ponendoci comunque difronte a una scelta: combattere o danzare? Un intimo che viene indagato anche nelle immagini acquose e parole cantilenanti di Sofia Bersanelli che descrivono un vissuto che vive in un limbo fra ciò che esiste e ciò che è solo un’ipotesi».

«Piccoli gesti, suoni e turni di luce vengono sottolineati nelle opere animate di Henry Gwiazda che ritrova la consapevolezza dell’esistenza di ancora tanta bellezza nonostante la vita sia circondata da episodi drammatici. Momenti angosciosi che possono sì lasciare cicatrici, esposte da Eleonora Manca, ma possono allo stesso tempo rappresentare il grado zero di un corpo in una metamorfosi inversa che, come la medusa Turritopsis Dohrnii, rivive a ritroso i propri passaggi: una memoria in continuo divenire in cui le radici posso imparare a crescere autonomamente».

«Gli sguardi (le opere) dunque mostrano minuziosamente i mutamenti della nostra epoca senza però avvalersi di una critica incondizionata nei confronti della società digitale ma conducendo i fruitori ad un utilizzo più cosciente delle apparecchiature ed alla riscoperta delle più recondite emozioni».