Il Consiglio ligure rende omaggio a Gilberto Govi e il presidente Bruzzone lo ricorda parlando in genovese

Gilberto Govi

Questa mattina il presiedente del Consiglio regionale Francesco Bruzzone ha aperto la seduta rendendo omaggio a Gilberto Govi, a pochi giorni dal 50esimo anniversario della scomparsa dell’attore, e lo ha ricordato in aula parlando in genovese, lo stesso che ha reso celebre il popolarissimo fondatore del teatro dialettale.

«Un pensiero in genovese per un grande personaggio che ricordiamo con piacere e con il cuore come qualcosa che sta dentro di noi – ha esordito il presidente parlando in dialetto – qualcosa che ci ricorda un altro tempo, un po’ di gioventù, qualcosa che conserviamo con gelosia proprio in fondo al cuore». Bruzzone ne ha ricordato le origini, Govi era nato nel quartiere genovese di Oregina da genitori emiliani, «tuttavia si sentiva profondamente genovese anche se più di una volta ha dovuto rivendicarne l’appartenenza. Saranno le sue maschere, le sue espressioni, le sue facce, la sua “coccina” a dar vita, spessore e umanità ai tanti personaggi della commedia dialettale genovese che finiranno per essere la sua figura e che non si scorderanno mai».

Il presidente ha sottolineato il modo particolarissimo in cui l’artista ha saputo raccontare la città: «È una Genova che lavora quella di Govi, descritta attraverso la vita e le ambizioni di una famiglia della borghesia piccola dove il padre è capofamiglia, ma a comandare è la “baccanna” e i denari sono la preoccupazione principale. Ma è anche la Genova dove la “parola è una” e un affare si conclude con una stretta di mano. Di quel mondo il genovese è stato il protagonista, la voce genuina e chiara. Il dialetto, quindi, come sigillo linguistico di un teatro che prima non c’era».

Bruzzone ha ricordato la capacità di Govi, quando affrontò il pubblico internazionale, di salvare il proprio personaggio sostituendo al dialetto la lingua italiana ma mantenendo la “coccina” che riconduceva immediatamente alla sua origine ligure: «La dimostrazione è il grosso successo in televisione delle sue commedie più belle».

Il presidente ha lanciato una proposta: «Sarebbe mio piacere che questa ricorrenza fosse l’occasione per riprendere qualcuna di queste commedie per i più giovani, magari accompagnata da una riflessione sul valore delle lingue locali nel mondo “della globalizzazione”. Lui che aveva saputo, partendo da un semplice teatro approfittare delle nuove forme di spettacolo, prima la radio e poi la televisione, chissà che faccia farebbe adesso a vedersi “digitalizzato” e chiuso in una chiavetta o in un cd. Tutto questo caro Govi – ha concluso – per dirti ancora grazie a cinquant’anni di distanza».