Referendum trivelle, Paita (Pd) canta vittoria ma è dura la replica di M5S e Pastorino (Rete a Sinistra)

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Regione Liguria. «Il referendum sulle trivelle non ha raggiunto il quorum: gli italiani hanno capito che in questa votazione non erano in gioco l’ambiente e la qualità del mare, ma si trattava semplicemente di un tentativo tutto politico e maldestro di assestare una spallata al Governo Renzi».

È quanto sostiene Raffaella Paita, capogruppo Pd in Regione Liguria, commentando l’esito del voto di domenica. «Il risultato – prosegue – è che alle urne si è presentato il 32% degli aventi diritto. Hanno vinto i lavoratori e hanno perso Salvini, Grillo e “l’armata anti-Renzi”, che preferiscono un Paese fermo per i propri giochi di parte. Piccoli interessi di bottega figli della vecchia politica che verranno messi in campo anche al prossimo referendum Costituzionale».

«La risposta arrivata ieri però ci conferma che l’Italia intende andare avanti sulla strade delle riforme e che i cittadini non intendono farsi usare da certi vecchi arnesi politici. Persone come Toti che ha buttato la Liguria in quest’impresa sperando di diventare l’anti-Renzi. Facendo così però il governatore ha soltanto dimostrato di non capire che in Liguria non c’è spazio per questi giochetti, visto che l’affluenza al referendum è stata risibile in tutta la regione (31,6%) così come nella sua Ameglia (32%)», conclude Paita.

«Paita e il Partito Democratico cavalcano politicamente l’esito delle urne, spacciando per vittoria quella che è una sconfitta democratica del paese, in linea con il proprio leader nazionale che, invitando all’astensione, ha compiuto un reato penale»”, replicano Alice Salvatore e Marco De Ferrari, portavoce del MoVimento 5 Stelle Liguria, alle parole del capogruppo Pd in Regione sul referendum sulle trivelle di ieri.

«È incredibile come la consigliera regionale strumentalizzi una questione così delicata e decisiva per lo sviluppo economico di questo paese, derubricandolo irresponsabilmente a mero giochino politico – spiega Salvatore – Il tutto mentre, in queste ore, a urne ancora aperte, sul Polcevera si sono riversati migliaia di litri di idrocarburi che inquinano il fiume e il nostro mare».

«A differenza di Paita e i suoi – continua Salvatore – guardiamo con grande speranza agli oltre 15 milioni di cittadini che, votando (e l’86% ha votato SÌ), hanno inviato un messaggio chiaro a Renzi e alle lobby del petrolio, difendendo il diritto a un futuro di mari puliti, energie rinnovabili, efficienza energetica, turismo sostenibile e quindi benessere. Lo hanno fatto spalleggiando 8 mesi di totale disinformazione su questo referendum, sfidando il Governo di Trivellopoli e un ex Presidente della Repubblica che, violando l’articolo 48 della Costituzione, ha invitato all’astensione».

«Per far saltare il referendum – aggiunge De Ferrari – il Partito Democratico (il Partito Disertore delle urne) ha fatto leva sull’astensione cronica e, purtroppo, ormai fisiologica, in Italia stabile ormai al 40%. In realtà il quorum del 50% più uno degli aventi diritto ormai è mera utopia. In realtà il quorum del 50% più uno degli aventi diritto ormai è mera utopia (oltreché un’eccezione a livello europeo, e non la regola). La scelta precisa di non accorpare questo referendum alle amministrative poi ha fatto il resto, ed è costata agli italiani 300 milioni di euro, solo per il capriccio di Renzi di volerlo affossare».

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra): “la battaglia sulle scelte energetiche del Paese andrà avanti” –  «Come consigliere delegato al Coordinamento nazionale Notriv, sono assolutamente contento di aver condotto questa battaglia. È stato un confronto difficilissimo, condizionato dal silenzio dei media, dall’arrogante manipolazione dei fatti ad opera del Governo, dalle oggettive difficoltà giuridiche di un referendum che per la prima volta nella storia repubblicana è nato per scelta di 9 Regioni anziché attraverso la raccolta di 500.000 firme. Dati questi presupposti, il mancato raggiungimento del quorum era da mettere in conto; ma ricordiamoci che hanno votato 12 milioni di italiani. Nonostante qualcuno oggi ironizzi sugli esiti della consultazione, chi ha votato rappresenta una parte consistente dell’elettorato di questo Pasese. Mi meraviglia la logica di alcuni esponenti del PD, per i quali ottenere un’affluenza del 32% al referendum sia un risultato risibile. Sono gli stessi che esultavano quando il presidente di Regione Emilia Romagna è stato eletto con un’affluenza del 36%. In soli 4 punti si passa dal ridicolo al trionfo?».

«Per alcuni la democrazia è un optional; oppure una bandiera che si tira da una parte all’altra a seconda di banali calcoli politici», prosegue il consigliere regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino: «Non più tardi di 10 mesi fa, qualche esponente politico ligure piagnucolava accusando la sinistra di aver incentivato l’astensionismo alle elezioni regionali;  lo scorso fine settimana, violando il “silenzio elettorale”(quando informare non è vietato, ma senz’altro inopportuno), queste stesse persone si affannavano a scrivere su Twitter chiedendo ai votanti di astenersi. La nostra è stata una battaglia sul merito, partendo da un presupposto che difficilmente potranno confutare: questo Governo sta facendo un incredibile regalo alle lobbies del petrolio e del gas. Concessioni a tempo indeterminato, royalties tra le più basse al mondo (quando si degnano di pagarle), franchigie sia per il gas sia per il petrolio che consentono a molti concessionari di estrarre gratis dai nostri mari, provocando un danno ingente alle casse dello Stato (per non parlare dell’ambiente). Questa battaglia ci ha permesso di conoscere cose che prima erano tenute debitamente nascoste: da qui ripartiremo».