Approccio globale alla prevenzione cardiovascolare

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Savona. Le strutture complesse di Medicina dell’Ospedale S. Paolo di Savona hanno partecipato all’indagine sulla Prevenzione Cardiovascolare secondaria, condotta a livello nazionale dalla Federazione delle Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti.
Sono stati recentemente presentati i risultati della Survey (studio osservazionale) e sono state analizzate le risposte relative alle tematiche trattate, tra le quali di particolare rilievo lo scompenso cardiaco ed il rischio cardiovascolare.

L’iniziativa è stata organizzata allo scopo di comprendere le modalità e le criticità di gestione per la Prevenzione Cardiovascolare Secondaria nei pazienti che vengono assistiti nei reparti di Medicina Interna. Essa ha permesso di rilevare, attraverso una capillare raccolta di dati espressi dalle centinaia di reparti ospedalieri italiani, che oltre il 40% dei pazienti internistici è stato in precedenza colpito da episodi cardiovascolari maggiori come infarto e ictus.

“Curare per prevenire diventa quindi fondamentale” spiega il dott. Rodolfo Tassara, Direttore del Dipartimenti di Medicina della ASL2 “perché il rischio di ulteriori episodi cardiovascolari maggiori è rilevante e le patologie cardiovascolari si sommano ad altre malattie, rendendo più problematico l’approccio terapeutico in pazienti che solitamente vengono ricoverati in età anziana, in condizioni di emergenza clinica e con molteplici bisogni assistenziali. La fragilità di questi pazienti impone inoltre di armonizzare la prevenzione cardiovascolare col resto delle cure”.

Un dato di particolare importanza è che il 50% dei pazienti ha insufficiente aderenza alle terapie e bassa consapevolezza del proprio profilo di rischio clinico. In tal senso l’iniziativa di FADOI è anche rivolta a creare sensibilità e consapevolezza da parte dei pazienti e degli operatori sanitari, nella convinzione che solo in questo modo sarà possibile realizzare una cura e una prevenzione secondaria incisive.

“Nello specifico” spiega il dott. Lionello Parodi, direttore della S.C. Medicina Interna 2 e Cure intermedia del S. Paolo di Savona “si è anzitutto evidenziato che oltre il 40% dei pazienti ricoverati in Medicina Interna ha una anamnesi positiva per eventi cardiovascolari maggiori, e ciò a riprova che la prevenzione cardiovascolare secondaria non rappresenta un problema marginale per la Medicina Interna”.

Al momento del ricovero in Medicina Interna, solo circa la metà dei pazienti in prevenzione cardiovascolare secondaria risulta in situazione di buon controllo per quanto riguarda la maggior parte dei principali fattori di rischio (pressione arteriosa, glicemia, dislipidemia, uricemia); ed ancora più alta è la percentuale di pazienti (circa 63%) che presenta un peso corporeo non adeguato.
Un importante aspetto riguarda i percorsi gestionali post-dimissione dei pazienti in prevenzione cardiovascolare secondaria che, nel 47,4% dei Centri che hanno partecipato alla Survey, riscontra l’esistenza di una collaborazione strutturata tra Medicina Interna e Medicina del Territorio: consegna di un piano di follow-up post dimissione e incontri formativi tra Medici Internisti e Medici di Medicina Generale.

Si può sostenere quindi che in tema di prevenzione, molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare e, con la prudenza necessaria nell’approccio terapeutico ai pazienti anziani e fragili, si ritiene importante promuovere insieme ai Medici di famiglia una sempre maggiore aderenza alla terapia di prevenzione cardiovascolare, che va attentamente valutata e prescritta in base alle caratteristiche di ogni singolo paziente.