Il cordoglio dell’ ANPI Provinciale savonese per la scomparsa di Umberto Scardaoni

LETTERE&INTERVENTI – ANPI, Comitato provinciale di Savona Candele Ceri 02Savona. «Il vuoto incolmabile che la scomparsa di Umberto Scardaoni lascia nella cultura e nella politica savonese deriva, prima di tutto, da quella che è stata la sua capacità di assolvere i diversi compiti che durante il suo lungo impegno era stato chiamato a espletare: dirigente della federazione savonese del PCI e del Partito a livello nazionale, Sindaco della Città, senatore della Repubblica, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea, dirigente dell’ANPI.

Una capacità che derivava dal suo attaccamento profondo, radicato, alle idee di riscatto e di liberazione, già maturate in una profonda convinzione antifascista che lo avevano portato fin dall’immediato dopoguerra a innestare la sua attività politica nel filone profondo della continuità diretta tra la Resistenza e la Costituzione Repubblicana: le due stelle polari alle quali si sarebbe ispirato sempre, fino in fondo, con il massimo della coerenza e della presenza politica.

Scardaoni ha rappresentato nella realtà della sinistra italiana e savonese una delle interpretazioni migliori, tra le più alte sul piano culturale, di quella tensione verso la rappresentanza politica, al tempo stesso “nazionale” e “internazionalista” che avevano fatto del PCI un grande partito di massa.

La funzione di dirigente di un grande partito di massa rappresentativo della quota più rilevante del mondo del lavoro in Italia era stata svolta da Scardaoni anche con una straordinaria apertura mentale verso le diverse esperienze che stavano presentandosi via via nella storia della sinistra, al di fuori da dogmatismi e da strumentalizzazioni politica.

Così come nel compito di amministratore locale e, principalmente, di Sindaco della Città aveva unito pragmatismo, visione del futuro, attenzione ai ceti sociali più deboli con questa curiosità culturale, questo fondamentale aspetto dell’intelligenza politica, con il rigore morale ereditato dai suoi predecessori che avevano guidato Savona nel periodo dell’immediato dopoguerra: e con questa miscela di pragmatismo, fedeltà ai valori, visione del futuro aveva saputo affrontare anche momenti molto difficili e complicati nell’amministrazione della nostra Città.

Affrontata con lo stesso impegno e rigore politico – culturale l’esperienza parlamentare si trovò di fronte al frangente forse più complesso della sua lunga militanza politica: si oppose così alla “svolta” di liquidazione del PCI, non certo per conservatorismo, ma perché aveva intuito che il risultato sarebbe stato quello di un dissolvimento “in primis” di valori ma anche di forze, di capacità di aggregazione, di radicamento sociale.

A quel punto non aveva più aderito ad alcuna formazione politica, dedicando le sue forze e la sua intelligenza al mantenere il rapporto tra la memoria storica e la realtà politica, soprattutto rivolgendosi verso i giovani perché non smarrissero mai il senso delle origini e dello sviluppo di quella democrazia nata dalla Resistenza, della quale assisteva alle involuzioni con grande preoccupazione.

Derivava da questo assunto, per lui fondamentale, l’impegno convinto e determinato per il consolidamento e lo sviluppo dell’ANPI e il formidabile impulso fornito all’attività dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea.

Con la sua presidenza l’Istituto Storico ha moltiplicato iniziative e interventi, sempre nella scia della grande attenzione nel rapporto tra memoria storica e sviluppo dell’attualità in funzione della conoscenza dei giovani: convegni, incontri, riflessioni collettive, l’edizione della magnifica collana dei “Quaderni Savonesi”, partecipazione all’attività di prestigiosi intellettuali.

Un bilancio, quello della Presidenza di Umberto Scardaoni presso l’ISREC, di grandissimo valore culturale e prestigio politico: tenendo conto anche del grandissimo legame che univa Scardaoni alla Città.

Un legame sempre riconosciuto dai cittadini savonesi che lo tenevano, da sempre, come una delle figure più significative rappresentative della nostra vita politica».