Savona: la Stagione del Teatro Ragazzi al Chiabrera apre con “Metamorfosi”

metamorfosi

Savona. La Stagione del Teatro Ragazzi al Chiabrera apre con “Metamorfosi”, liberamente ispirato al libro di Ovidio, che andrà in scena lunedì 15 febbraio 2016 alle ore 10 (testo di Pietro Piva, con Pietro Piva e scene di Oscar Dominguez; coordinamento di Claudio Casadio).

Lo spettacolo, rivolto esplicitamente ad un giovane pubblico, è liberamente ispirato alle “Metamorfosi” di Ovidio, uno dei capolavori della latinità che, trasmettendo al lettore un grande numero di racconti mitologici greci, ha fortemente influenzato la letteratura e la pittura dei secoli successivi. Orfeo il narratore avanza in scena con il suo strumento, fino ai piedi di un albero, l’albero del racconto: ha memoria di storie senza tempo, un poco le canta, un poco le sbuffa e le arruffa. Orfeo tesse la trama delle vite di Dafne, dei Mirmidoni, di Aracne, di Arianna e il Minotauro, di Perseo e Medusa, di personaggi che si trasformarono in fiori e piante, uccelli o stelle. Cinque storie di amore, vendetta, schiavitù o libertà, nelle quali si affollano le voci di tanti personaggi, ognuno ansioso di raccontare la propria versione.

Orfeo crea avvolgenti trame sonore e visive in un racconto dove luce, musica e il corpo del narratore cercano di prendere per mano il giovane spettatore, per portarlo in quello spazio di fantasia e di ascolto che sta tra il silenzio e il rumore, quel confine bizzarro al limitare del giorno e della notte. Ed è proprio in quello spazio che lo spettacolo vuole andare: passeggiare con i ragazzi nel mondo dell’immaginazione, nel quale vista ed udito quasi si confondono, ma nel quale prendono corpo i personaggi mitologici.

Proprio grazie alla metamorfosi, uno spirito libero può diventare una costellazione, un chiacchierone una cornacchia; e anche se la punizione è troppo grande per aver osato tanto, oppure no, rimane la forza di queste figure mutevoli, cangianti come il piumaggio di un uccello tropicale o le squame di un mostro marino, a ricordarci che, in fondo, l’immaginazione, la creatività e la forza di osservare il mondo con un punto di vista nuovo e fresco ci dicono com’è questo mondo che abitiamo, e con esso le persone che abbiamo intorno.

Ma soprattutto mantengono intatta quella strana sensibilità verso il mondo esterno: la meraviglia. Lo spettacolo è un poemetto degli oggetti, di piccole cose che, durante la narrazione, prendono vita e voce propria, sussurrano, se le si ascolta bene, storie di un mondo vicino, di uomini e donne coraggiosi che sfidano esseri potenti o mostruosi. Magicamente, i sassi stanno ad ascoltare, attratti dal canto di Orfeo, mentre le piume possono danzare insieme alle foglie e ai petali per immaginare cosa vuol dire volare.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*