Unione comuni: ANPCI Liguria attacca “galoppini autoritarismo renziano”

«La proposta di legge n. 3420 a firma PD ci fa venire in mente le Punti interrogativiparole del Presidente della più grande associazioni d’Italia, Piero Fassino, che dichiarò “8.000 comuni sono troppi. Vanno ridotti a 4.000 con la creazione di macro comuni”. L’attuale proposta di legge dei deputati PD, di fatto, calpestando la Carta Costituzionale, pretende di obbligare i comuni sotto i 5.000 abitanti a delle fusioni obbligatorie, con l’aggravante di obbligare le Regioni, a provvedere per conto dei comuni, laddove questi ultimi non ottemperassero a tale obbligo, pena il decurtamento del 50% dei trasferimenti statali».

Così sostiene in una nota la sezione Liguria dell’Anpci (Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia), che prosegue: «l’Anpci aveva appreso con immenso piacere il dietro front di alcune associazioni molto rappresentative, che con il documento di Cagliari della scorsa estate, avevano sposato le nostre tesi che da anni vanno nella direzione della salvaguardia dei piccoli comuni. Oggi alcuni galoppini dell’autoritarismo renziano ci mettono di fronte a quella che non è più solo la battaglia di questa o di quella associazione, ma la battaglia di tutti quei sindaci, assessori, consiglieri comunali di maggioranza e opposizione che hanno a cuore il proprio territorio, i propri cittadini e la propria storia».

Anpci, come sosteneva in merito alle unioni, «è disponibile ad accettare qualsiasi forma associativa o di fusione solo su base volontaria, poiché solo un Sindaco, legittimamente eletto, conosce esattamente le esigenze del proprio territorio. È ora di smettere di mentire sostenendo che le piccole realtà incidono pesantemente sulla spesa pubblica, perché incidono solo il 2.7% sul bilancio statale a fronte dell’erogazione di servizi fondamentali per il cittadino e di presidio del territorio. È ormai appurato che la virtuosità sta nei piccoli comuni, i tagli che lo Stato fa ai piccoli comuni va a compensare le voragini di bilancio create dai grandi comuni (mafia capitale docet). Oggi ci auguriamo, come sta già accadendo in quasi tutta Italia, che anche i sindaci, assessori, consiglieri comunali di maggioranza e opposizione liguri vogliano difendere la rappresentatività democratica dei loro territori e delle loro popolazioni», conclude la nota dell’associazione.