Indagini “spese pazze” in Regione, Miceli: “da oggi guardo avanti con maggiore serenità”

Il Gruppo ligure del Partito Democratico ha appreso positivamente Nino Micelila decisione del Gip con cui è stato prosciolto dalle accuse in merito alla cosiddetta inchiesta sulle “spese pazze” in Regione il tesoriere del Pd Mario Amelotti e assolto da due dei tre capi d’imputazione l’ex capogruppo regionale Nino Miceli: «Abbiamo piena fiducia nell’operato della magistratura e confidiamo che anche l’ultimo capo d’accusa rimasto per Miceli possa cadere e che allo stesso modo possa chiarirsi anche la posizione dell’ex presidente del Consiglio regionale Michele Boffa. Il Gruppo del Pd in Regione Liguria, come dimostra l’atto di oggi, era estraneo alla vicenda delle “spese pazze”».

«È passato oltre un anno da quel lunedì 22 dicembre 2014 quando mi fu notificato l’avviso di garanzia, in qualità di capogruppo del Pd, nell’ambito del cosiddetto processo per le “spese pazze”. Oggi il giudice per le indagini preliminari mi ha assolto dai primi due capi di imputazione e ha prosciolto il nostro tesoriere Mario Amelotti dal processo», commenta l’ex consigliere regionale Nino Miceli che prosegue: «In sostanza è stato appurato che la condotta del Pd e il metodo collettivo di rendicontazione delle spese non erano solo moralmente ma anche formalmente corretti. Gli assegni che io ho firmato nel corso del mio mandato e i rendiconti con cui ho giustificato le spese erano veritieri e non hanno comportato alcuna appropriazione indebita. Resta a mio carico il rinvio a giudizio per alcune circoscritte spese effettuate dal gruppo del Pd e sulla cui legittimità dovrà pronunciarsi il giudice nel merito».

«Non ci sono spese “strane” o “pazze”, non ci sono mutandine o altre oscenità: ci sono solo spese riferibili alle voci previste dalla normativa. E per tutte quelle spese sono in grado di provare, attraverso il tracciato del mio telepass o della mia carta di credito, di non averle effettuate io. Tutte salvo un’unica ricevuta, riferita a un pasto in trattoria a Roma da Perilli per più persone e al termine della manifestazione nazionale a sostegno della vertenza Fincantieri. Quel giorno, insieme ad altri consiglieri regionali, arrivammo a Roma al mattino presto, avendo viaggiato durante la notte sul treno insieme alle maestranze. Partecipammo alla manifestazione che si protrasse sino al termine dell’incontro presso il Ministero e, quel punto, andammo a pranzo insieme ad alcuni amministratori comunali, regionali ed alcuni lavoratori. Se queste sono le mie spese pazze sono fiero di averle fatte».

«Infine confesso che questo è stato per me un anno molto difficile, imbarazzato e indignato dall’essere accostato a una vicenda moralmente ripugnante, con cui sono ed ero certo di non c’entrare nulla. Questa condizione ha influito anche sulla mia scelta di “autosospendermi” dalla politica attiva, convinto come sono che l’onore, mio personale e del mio partito, valesse più di ogni onorevole onere ed incarico. Sono convinto di aver fatto bene e da oggi guardo avanti con maggiore serenità», conclude Nino Miceli.