La destra forza la mano e trascina il Gonfalone della Regione Liguria al Family Day: il dibattito in Consiglio

Regione Liguria. Con 16 voti contrari (maggioranza di centrodestra), Giovanni Toti15 favorevoli (Pd, Movimento 5 Stelle, Rete a sinistra) è stato respinto l’ordine del giorno presentato oggi dalle opposizioni consiliari  con il quale si chiedeva alla giunta di non procedere alla scelta di portare  il gonfalone della Regione Liguria  alla manifestazione denominata “Family Day”, «iniziativa del tutto legittima – si legge nel documento – ma che non può essere ricompresa nel novero delle manifestazioni istituzionali, né tantomeno rappresentare in modo unitario il comune sentire della comunità ligure». Il documento impegnava la giunta «a garantire un uso istituzionalmente corretto del gonfalone  che rappresenta tutti i liguri  al di là dell’appartenenza politica».

IL DIBATTITO IN CONSIGLIO – Giovanni Lunardon (Pd), nell’illustrare l’ordine del giorno, ha rimarcato che il gonfalone non  è soltanto simbolo dell’ente, ma rappresenta tutti liguri ed è, quindi, necessario difendere il ruolo istituzionale del gonfalone. Lunardon ha definito sbagliato l’utilizzo in manifestazioni che ritiene di parte o che comunque possono prestarsi a strumentalizzazione politica. «Non possiamo nasconderci l’evidenza dei fatti e cioè che questo tema divide il paese. Non si può, dunque, dire – ha aggiunto – che non sia un’iniziativa di parte. I dibattiti su divorzio e aborto, hanno diviso, ma hanno anche fatto crescere il paese». Lunardon ha invitato, quindi Toti, a non portare il gonfalone al Family Day.

Matteo Rosso (Fratelli d’Italia-An) ha dichiarato di avere richiesto personalmente, attraverso una lettera, al presidente della giunta Giovanni Toti di inviare alla manifestazione il Gonfalone della Regione: «Ho visto esposta, in passato, la bandiera arcobaleno sulla sede della Regione, in piazza de Ferrari, eppure allora non ho sentito urlare il Pd. Tante persone del Pd – ha concluso – si riconoscono nella famiglia».

Andrea Melis (Movimento 5 Stelle) si è espresso contro l’utilizzo del Gonfalone «in una manifestazione non istituzionale». Secondo Melis, riferendosi alla recente iniziativa a favore della legge sulle Unioni civili, «si poteva fare un cosa innovativa partecipando ad ambedue le manifestazioni» e ha chiesto che sia ripristinato un «uso corretto del Gonfalone».

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha dichiarato di avere firmato convintamente l’ordine del giorno perché «il gonfalone costituisce un elemento di identità. Il buon senso vorrebbe che non si portasse ad iniziativa di parte».

Francesco Battistini (Movimento 5 Stelle): «Portare il gonfalone è come far aderire tutta la comunità ligure – ha detto – a quella manifestazione. Allora noi, se vincessimo, dovremmo far aderire gonfalone a gay pride. Non bisogna ripetere gli errori del passato».

Angelo Vaccarezza (FI) ha difeso i valori che ispirano la manifestazione del Family Day : «Un bambino ha diritto di nascere in una famiglia dove c’è una mamma e un papà. E questo valore è quello che si afferma nell’appuntamento di Roma».

Luca Garibaldi (Pd) ha dichiarato: «Il gonfalone è della Regione Liguria e non può essere piegato ad esigenze di parte». Rivolgendosi a giunta e maggioranza ha aggiunto: «State forzando da mesi l’utilizzo dell’istituzione a fini di parte. Avete iniziato con la teoria gendre, poi con i marò ed oggi proseguite con il Family day».
Giovanni De Paoli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ribadito che la famiglia deve essere salvaguardata e va fatto «anche con l’utilizzo del gonfalone».

Raffaella Paita (Pd): «Oggi riteniamo di aver stanato una discussione che altrimenti rischiava di essere svolta nel segreto delle varie anima del centrodestra» ha esordito dichiarando che, secondo alcune notizie di stampa, il presidente Toti non parteciperà alla manifestazione mentre Berlusconi avrebbe fatto aperture al riconoscimento delle unioni civili nel nostro paese. «Siamo il solo paese – ha concluso – fra i fondatori dell’Unione europea che non ha ancora riconosciuto questi diritti».

Anche Luigi De Vincenzi (Pd) si è espresso contro l’utilizzo del gonfalone al Family day.

Andrea Costa (Ncd-Area Popolare) ha dichiarato: «Io avrei partecipato comunque al family day. Non credo che sia una manifestazione di parte. Il partito a cui ho aderito a livello nazionale aderirà al family day. Rilevo che anche all’interno del Pd ci sono posizioni e sensibilità diverse». Costa ha ribadito che quella organizzata a Roma non è una manifestazione di parte: «L’Italia si è data delle regole attraverso la Costituzione scritta dai padri costituenti, non in una canonica, e dove si dice che la famiglia è fondata su matrimonio, una regola in cui si riconoscono gli italiani, quindi non andiamo a difendere qualcosa di parte».

Il presidente della giunta, Giovanni Toti ha annunciato che sarà presente al Family day, dove si recherà dopo  aver partecipato all’apertura dell’anno giudiziario in Corte d’Appello. «La presenza del gonfalone non è una forzatura» ha detto il presidente, ribadendo di essere favorevole all’estensione dei diritti alle Unione Civili, ma ha anche espresso timori sul fatto che il diritto di un bambino possa essere subordinato al diritto alla genitorialità di una persona che,  per natura,  non può avere questo ruolo. Replicando a chi in aula ha criticato la presenza del gonfalone al Family Day, Toti ha ricordato di aver accompagnato il gonfalone alla processione di San Giovanni: «Non credo  ha detto – che in Liguria siano tutti cattolici. Eppure penso che nessuno si sia sentito offeso per questo, perché quella processione fa parte del nostro modello di civiltà, del nostro bagaglio». Il presidente ha spiegato che, mentre il legislatore sta legiferando su una materia delicata, sabato una serie di associazioni chiederà che non venga dimenticato un elemento fondamentale della nostra società, previsto dalla Costituzione: la famiglia, un elemento sempre più fragile, che ha bisogno di attenzione. Il presidente ha quindi ribadito che il gonfalone non sarà presente ad una manifestazione organizzata da partiti ma in un luogo dove si chiede che, mentre si stanno estendendo dei diritti, non si dimentichi la famiglia.