Museo Bergallo, un restauro riuscito: la storia dell’orologio a bandiera del 1947

Tovo San Giacomo / Albissola Marina. Domenica 24 gennaio 2016 Orologio a Bandiera 1947Bardino Nuovo festeggerà i 300 anni della Parrocchia di San Sebastiano. Sarà anche il ventennale della scomparsa dell’ultimo orologiaio Giovanni Bergallo (nella foto), che ci ha lasciato il 24 gennaio 1996.

Per questa doppia ricorrenza i due restauratori volontari del Museo hanno realizzato una impresa difficile. Utilizzando solo pezzi di recupero di vecchi orologi hanno di nuovo reso funzionante l’orologio a bandiera di Albissola Marina.

STORIA DI UN OROLOGIO A BANDIERA “G.B. BERGALLO” 1947 RIMESSO IN FUNZIONE – di Fabrizio Vignati (Assessore al Museo) – Tovo San Giacomo. Nel 1947 il Comune di Albissola Marina ordinò alla Ditta Bergallo un orologio a bandiera da mettere presso le scuole del Paese.

Per lungo tempo questo orologio segnò il tempo di scolari e insegnanti. Arrivò il giorno in cui smise di funzionare. Nel mentre a Bardino Nuovo per volontà dell’ultimo artigiano delle ore, i suoi eredi insieme all’Amministrazione Comunale dell’epoca decisero di allestire un Museo dell’Orologio da Torre intitolato a G.B. Bergallo.

Il sindaco di Albissola Marina sig. Niccolò Vicenzi, venuto a Giovanni Bergallo 1904 - 1996conoscenza dell’evento chiamò il sindaco di allora di Tovo San Giacomo, informandolo di avere nel suo comune un orologio Bergallo a bandiera non più funzionante che avrebbe donato volentieri al Museo.

In breve formalizzati gli accordi l’orologio “malato” arrivò nell’officina del Museo. Recava tutti i segni del tempo: ruggine, privo di alcuni pezzi, in uno stato di evidente vetustà’.

Sergio Bendo e Zefferino Pollione, (un po’ come fossero due infermieri, medici, primari di ospedale) al suo arrivo si guardarono in faccia e dissero: “Ci proviamo a metterlo a posto?”.
Così parti l’impresa, con smerigliatrice, lima, carta vetro, cacciaviti, pinze, smontarono pezzo pezzo tutto l’orologio trovandolo peggio conciato di come appariva.

Piano, piano con pazienza, passione, esperienza e professionalità misero in sesto la cassa, i quadranti, le lancette e i vetri. Quindi si dedicarono al meccanismo così lo riportarono al suo antico splendore.
Così, a lavori ultimati venne il momento di decidere dove posizionare l’orologio rifatto e soprattutto trovare un motore per farlo funzionare.
Non perdendosi d’animo Sergio e Zeffe, aiutati da Mario, Beppe e Carlo, individuarono insieme ai responsabili del Comune il posto dove posizionarlo: sulla parete del Museo che si veda dalla piazza della Chiesa.
Così in un men che non si dica: monta il trabattello, fora la parete fai passare il cavo e la trasmissione e il gioco è fatto! L’orologio fa bella vista sulla parete del Museo.

Il problema però era quello di renderlo funzionante, collegandolo ad un meccanismo posto nelle sale interne.
L’Amministrazione Comunale chiese un preventivo ad una ditta specializzata, ma l’importo era troppo alto sia rispetto alle poche risorse disponibili e soprattutto rispetto ad altre priorità presenti nel Paese.

Trascorre ancora altro tempo, l’orologio comunque fa bella mostra di se e accoglie i numerosi visitatori che vengono al Museo.
Giorni or sono Sergio e Zefferino parlano della imminente festività del 24 gennaio 2016: San Sebastiano Patrono di Bardino Nuovo, in cui si celebrano anche i 300 anni della Parrocchia. Il destino vuole quel giorno sia lo stesso della scomparsa dell’ultimo orologiaio Giovanni Bergallo, di cui ricorrerà il ventesimo anniversario.

Così i due guardandosi negli occhi dicono: “Un po’ per San Sebastiano e un po’ per Giuanin, contribuiamo anche noi alla ricorrenza e proviamo a rimettere in funzione l’orologio a bandiera?”.
Non è così facile come dirlo, ma la coppia è affiatata, sostenuta da un entusiasmo incredibile unito ad una elevata competenza tecnica, per cui inizia la ricerca di un meccanismo vecchio da poter adattare all’orologio.

La sfida parte così si tagliano pezzi, si costruiscono trasmissioni, boccole ecc, alla fine si prova: “No non funziona in maniera adeguata, il motore scalda troppo” dicono i due.
Così pensa e ripensa, si cambia meccanismo, dall’officina viene trasportato al primo piano del Museo, poi il problema è dove posizionarlo in modo che non si veda.
Allora, con un’attività degna dei migliori funamboli circensi i due riescono ad alloggiare il meccanismo in uno spazio molto ristretto dove gli stessi faticano a passare.
Ora partono i lavori di collegamento del meccanismo al quadrante esterno.

In quel bugigattolo sudore, fatica, imprecazioni, svita i bulloni, lima, riavvia, riprova: “No non va!”.
Ripetono l’operazione: “Controlla l’asta, stringi la boccola, dagli corrente… SI VA!”.
A questo punto i nostri due amici scendono nell’officina, si accendono una sigaretta, si versano un bicchiere di vino, il loro vicendevole sguardo manifesta una soddisfazione ed un entusiasmo uguale a quello che si legge negli occhi dei bambini quando fanno un goal, o quando realizzano un puzzle.

Ecco questa breve storia testimonia, come in altre situazioni, il lavoro volontario, la passione, l’intelligenza, la dedizione, possano raggiungere obiettivi importanti. E chi scrive Sa che quello sguardo di Sergio Bendo e Zefferino Pollione non era solo personale, ma per essere riusciti a lasciare un segno tangibile della loro opera ai figli e nipoti di tutti noi.
G R A Z I E