Ultima settimana per gli Espressionisti al Palazzo Ducale di Genova

kirchenr nudo allo specchio

di Alfredo Sgarlato – “Tutta l’arte che oltrepassa le regole e i limiti che ho fissato non è arte”: questa frase dell’imperatore Guglielmo II apre la mostra al Palazzo Ducale di Genova dedicata all’arte tedesca di inizio ‘900, e potrebbe fungere da esergo per una contro storia del secolo scorso. Da una parte la tendenza politico-ideologica che ha avuto il popolo a farsi sottomettere da dittature castranti, dall’altra la necessità dell’artista di esprimere sé stesso al di fuori dei limiti fissati. Per questo vennero chiamati Espressionisti questo gruppo di pittori, attivi a Dresda e poi a Berlino tra il 1905 e il 1914, che però si erano dati come nome “Die Brücke”, il ponte. Guidati da un giovanotto attratto da ragazze alte e spigolose, Ernst Ludwig Kirchner, Van Gogh e Munch i numi tutelari, furono soprattutto un gruppo di amici.

TN_heckelCertamente Kirchner fu la figura carismatica, ma il timido Erich Heckel e l’estroverso Karl Schmidt-Rottluff non furono meno importanti nell’economia del gruppo. Accanto a loro Max Pechstein, Fritz Bleyl e poi Emil Nolde, quello che aveva compiuto gli studi più regolari. La mostra dedica equo spazio a tutti ed è una scelta ottima.

Se Kirchner ha sicuramente influenzato gli altri, Heckel e Schmidt-Rottluff sono una rivelazione. Notevoli anche le xilografie di questi artisti, specie se come me amate il bianco e nero. L’amicizia tra i pittori è anche un tema ricorrente tra i quadri, insieme alle donne, spesso pensose o allo specchio, nude, mai provocanti. Oppure è ritratta la grande città, caotica, minacciosa, dinamica, come per i coevi Futuristi italiani.

catsLa mostra è molto ricca, specie se si considera che centinaia di opere furono distrutte dai nazisti, bollate come “degenerate” (così come il jazz; basterebbe questo per ogni persona sana di mente per farle disprezzare le ideologie reazionarie). Questa persecuzione portò Kirchner al suicidio e i suoi amici alla follia e all’isolamento.

Contrariamente ad altre mostre al Ducale, che esibivano i pezzi più noti alla fine del percorso (Van Gogh) o ne omettevano (Munch), questa si apre con l’opera più famosa “Marcella”, e si chiude con un montaggio dai capolavori del cinema espressionista, da “Nosferatu” a “Metropolis”. Una delle mostre Ducali che mi hanno colpito di più, al pari di “Mediterraneo” e di quella dedicata a Kandinskij e Vrubel.

download (1)Al Sottoporticato c’è invece tempo fino al 12 agosto per scoprire un altro importante artista tedesco, il fotografo August Sander (1876-1964). Fu un pioniere del ritratto e della fotografia come ricerca antropologica. Ritrasse migliaia di persone, accuratamente catalogate a seconda del lavoro e della classe sociale. Non mancano però paesaggi, fiori, la sua passione, e particolari di mani. Anche nel suo caso molte opere sono state distrutte dai nazisti o nei bombardamenti, ma molto è rimasto. Se non avete ancora visto queste mostre non perdetele. Non ci sono troppe code, ma calcolate due ore buone di permanenza. E non sarà facile lasciare le sale.

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