Sport al femminile: “Basta chiamarci dilettanti”

Non solo uomini, Anche se nello sport le donne fanno ancora fatica ad Gioiaemergere. Perché il pregiudizio è radicato. Perché non solo negli spogliatoi maschili, ma anche in quelli femminili è ancora un tabù dichiarare la propria diversità. E a volte anche scegliere ruoli sportivi
considerati tuttora rigorosamente maschili. Ma qualcosa sta cambiando.

“Anche se” – racconta sul numero 23 di Gioia oggi in edicola, Patrizia Panico, attaccante del Verona: “Questo all’estero non succede. Mentre nel calcio italiano sembra ancora un’impresa impossibile”. Secondo Silvia Gottardi, la cui passione per il basket è iniziata da piccolina, fino a portarla a diventare la capitana del Sanga Milano, squadra che milita nel campionato di Serie A2, “lo sport non c’entra nulla con femminilità e scelte sessuali”.

E che non devono esserci discriminazioni, lo ribadisce anche Francesco Bulleri, presidente della prima squadra femminile di calcio nata all’interno dell’università Bocconi di Milano, 16 anni fa. Probabilmente bisognerebbe iniziare a cambiare l’articolo 2 della legge la 91 del 1981, che lascia alle federazioni il compito di decidere in quali discipline le donne possono essere considerate professioniste e in quali solo dilettanti. Insomma per le quote rosa non è più solo una “questione di stile”.