Finale: “Frammenti di speranza. Quando la devozione si fa arte”

Il Museo Archeologico del Finale, allestito nei suggestivi spazi del Giappone scritte propiziatorieComplesso Monumentale di Santa Caterina in Finalborgo, ospiterà dal 25 ottobre al 13 dicembre 2014 una mostra di Etno-medicina dal titolo “Frammenti di speranza. Quando la devozione si fa arte”.

La mostra, che si svolge sotto il Patrocinio di ICOM – International Council of Museums, nasce dalla collaborazione con la Cattedra Unesco “Antropologia della salute – Biosfera e sistemi di cura”, istituita nel 2013, e il Museo di Etnomedicina “A. Scarpa” dell’Università di Genova, creato e diretto dal Prof. Antonio Guerci. L’esposizione presenta suggestivi ex-voto anatomici provenienti da diversi continenti, conservati a Genova presso il Museo “A. Scarpa”, integrati da pannelli didattici che illustrano la figura di Antonio Scarpa quale studioso di etnomedicina e il significato degli ex-voto nelle diverse culture planetarie.

La mostra “Frammenti di speranza. Quando la devozione si fa arte” sarà visitabile fino al 13 dicembre 2014 in orario di apertura del Museo Archeologico del Finale, con lo stesso biglietto d’ingresso: da martedì a domenica, ore 9.00-12.00 e 14.30-17.00 (lunedì chiuso).

Il Museo di Etnomedicina “A. Scarpa” dell’Università di Genova, inaugurato nell’ottobre del 1972 e nel suo attuale insieme nel maggio del 1996, rappresenta un unicum nel panorama museale mondiale. L’Etnomedicina è lo studio dei sistemi medici di prevenzione e cura delle diverse popolazioni umane. Nei differenti ambienti, individui e popolazioni hanno cercato gli elementi essenziali per la propria esistenza, per il mantenimento e la promozione del proprio benessere (dagli alimenti alle sostanze che prevengono o curano le malattie), adottando differenti strategie terapeutiche in funzione della loro cultura e delle loro strutture sociali, ma anche in relazione alle caratteristiche climatiche, geologiche, fito-geografiche, faunistiche, pertanto alla specifica situazione ecosistemica.

Alimentato in 50 anni di ricerche condotte in tutto il mondo, custodisce oltre 1500 oggetti raccolti da Antonio Scarpa, un medico curioso di apprendere come si curano, seguendo le proprie medicine tradizionali, i popoli dei cinque continenti.

Ciascun oggetto ha dietro di sé una storia complessa, una fitta tela di rimandi anatomici, fisiologici, linguistici e culturali che lo legano in modo indissolubile sia alla propria cultura e alla propria storia, sia al fenomeno universale del corpo umano sofferente o bisognoso di cure. Ma l’autentico valore scientifico e culturale della collezione è costituito dalle relazioni che gli oggetti intrattengono fra loro, nel disegno (a un tempo culturale e biologico) che essi tracciano nel loro insieme. La collezione, ordinata secondo un criterio diacronico, a partire dai sistemi medici più antichi per giungere all’attualità delle tradizioni popolari, rispetta nel contempo la cronologia degli itinerari compiuti da Scarpa dal 1938 al 1992.