Festa Lega Nord Liguria: Souad Sbai ospite del dibattito dedicato alle persecuzioni sulle donne

Sarà Souad Sbai, la giornalista di origine marocchina e presidente di ACMID Souad SbaiDonna onlus – Associazione delle donne marocchine in Italia, ad aprire la Festa annuale della Lega Nord Liguria che si terrà a Lerici il 6 settembre, alle 17.30, in piazza Garibaldi. Ex parlamentare, caporedattore di almaghrebiya.it e di almaghrebiya.com, portali in lingua araba e lingua italiana dedicati alle comunità arabe in Italia, opinionista di “Libero” e “il Sussidiario”, Souad Sbai ha tenuto seminari e docenze sui diritti delle donne, l’infibulazione, immigrazione e integrazione.
«Abbiamo deciso di aprire la serata con il dibattito sulle donne perseguitate nel mondo – spiega Sonia Viale, segretario regionale della Lega Nord Liguria – perché riteniamo sia un tema di estrema e preoccupante attualità, acutizzato dai conflitti in Nord Africa e Medio Oriente, ma soprattutto dall’invasione fuori controllo in atto da mesi ormai sulle nostre coste. Stiamo importando ogni giorno migliaia di persone di cui non sappiamo nulla e, complice il buonismo dissennato degli ultimi governi dell’inciucio, oggi ci ritroviamo jiadisti pronti a imbracciare le armi in ogni angolo delle nostre città». Sonia Viale, unico segretario donna della Lega Nord nel panorama nazionale, parteciperà al dibattito di apertura della festa della Lega Nord “Donne perseguitate nel mondo: lo diventeremo anche noi a casa nostra?”, insieme a Souad Sbai, al  consigliere regionale Regione Piemonte Gianna Gancia e allo storico Alberto Rosselli. «Abbiamo voluto fortemente affrontare il tema delle donne perseguitate nel mondo – spiega Viale – perché riteniamo costituisca un’urgenza che il nostro governo sta ignorando nei fatti. L’assenza di un ministro alle Pari opportunità ne è la dimostrazione. Il dibattito di Lerici sarà solo il primo degli appuntamenti che noi donne della Lega Nord stiamo preparando per dare finalmente una voce a un movimento femminile diverso da quello a cui siamo abituate, che non si volti dall’altra parte e che non rimanga sordo alla richiesta d’aiuto di milioni di donne cristiane, musulmane e di ogni religione vittime dei fanatismi e dei fondamentalismi». Sul dilagare dell’islamismo in Italia, Viale sottolinea: «Pensiamo a Genova dove già due giovani – e chissà quanti altri sono a rischio – sono caduti nella rete del reclutamento terroristico. Nel capoluogo ligure, gli stranieri regolari sono il 10% della popolazione, ma a questi si deve aggiungere una forte percentuale di irregolari che vivono ai margini e delinquono. Davanti a questi numeri non possiamo rimanere impassibili e dire che va tutto bene: occorre intervenire per bloccare i flussi indiscriminati degli arrivi e attuare una seria politica dell’integrazione: il buonismo e i silenzi della sinistra stanno distruggendo la nostra società, le nostre tradizioni, il nostro futuro e quello delle migliaia di stranieri regolari che lavorano, pagano le tasse e partecipano alla vita sociale delle nostre città».
«Le donne sono l’anello più debole della catena della re-islamizzazione in atto all’interno delle comunità straniere in Italia» spiega Souad Sbai che da quindici anni è impegnata in prima linea nella difficile battaglia contro la violenza sulle donne. Come presidente di ACMID Donna onlus – Associazione delle donne marocchine in Italia, ogni giorno riceve segnalazioni di casi di abusi su donne straniere e italiane per mano di mariti, padri, fratelli e compagni. «Spesso la denuncia ci arriva grazie all’intervento di un vicino di casa perché le donne abusate sono state ridotte, fin dall’arrivo in Italia, in uno stato di schiavitù tale che non conoscano neppure la strada dove abitano e vivono da murate vive. Lasciate in totale solitudine, tenute nella completa ignoranza: insegnare la lingua italiana, obbligatoriamente, è offrire loro lo strumento essenziale per la denuncia, senza il quale le si condanna al silenzio e al totale annullamento».
Per Sbai è prioritario un piano strutturato di integrazione che renda obbligatorio l’apprendimento della lingua italiana, la conoscenza delle leggi e il rispetto delle tradizioni. «Purtroppo già da tempo – dice Sbai – l’Europa e l’Occidente in generale hanno rinunciato alle proprie radici cristiane e si sono abbandonati al nichilismo, diventato terreno fertile per l’opera di re-islamizzazione che oggi inizia a dare evidenti problemi. Basti pensare al dilagare dell’islamismo in Gran Bretagna, dove esistono 92 tribunali islamici, all’Olanda e al Belgio, dove si prevede che, in un paio d’anni, la popolazione straniera sarà pari a quella locale. Tutti Paesi dove gli estremismi, sconfitti nelle zone d’origine del Nord Africa, hanno trovato terreno fertile e fanno proselitismo a migliaia di chilometri di distanza da dove sono stati nati e cacciati». In questo quadro, a quali pericoli vanno incontro le donne? «In Nord Africa i movimenti e le associazioni femminili sono molto numerosi e attivi – dice Sbai – le donne sono libere di studiare, di vestirsi come meglio credono e hanno un tasso di occupazione del 51%. In Marocco un uomo che alza le mani contro una donna è punito con sei anni di prigione, con otto se rapisce il figlio alla madre. Qui in Italia assistiamo a una situazione capovolta: le donne non hanno diritti, non lavorano quasi mai, sono giudicate dagli imam e dagli uomini della comunità che spesso le massacrano di botte. Le cellule jiadiste, che qua e là sono scoperte in Italia, sono solo la punta dell’iceberg della re-islamizzazione in atto in Europa che deve essere fermata prima che sia troppo tardi». Ma come sventare le possibili minacce di chi magari è in Italia da anni o addirittura c’è nato? «In primo luogo chiudere le frontiere perché a oggi non siamo in grado di accogliere più nessuno – dichiara Sbai – nel contempo iniziare una seria politica di integrazione che non deve essere un optional, ma un obbligo prendendo esempio da Paesi modello come il Canada e l’Australia. Per integrazione si deve intendere la conoscenza della lingua italiana, delle leggi e il rispetto delle tradizioni. Ognuno deve essere libero di professare la propria religione, ma non può farlo andando contro le leggi del Paese in cui vive. In Italia dobbiamo iniziare ad avere il coraggio di parlare di integrazione e realizzarla liberandoci delle ideologie e dei falsi buonismi. Purtroppo non mi sembra che il governo oggi abbia compreso le priorità da affrontare su questo delicato versante della nostra società. Lo dimostra l’assenza nell’esecutivo di un ministro alle Pari opportunità».

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