Biologico: dietro all’etichetta, le verifiche in Laboratorio

Sono 356 le aziende biologiche attive in Liguria e circa 2.800 gli ettari di CeRSAA pan02terra coltivata bio. Un’attività di nicchia se confrontata con quella di regioni come la Sicilia, la Calabria e la Puglia. Tra il Sud e le Isole, secondo l’ultimo censimento generale dell’agricoltura dell’Istat, si concentra oltre il 62% delle imprese biologiche del Bel Paese e il 71% della superficie biologica complessiva.

«Nonostante i numeri della Liguria siano decisamente inferiori rispetto ad altre regioni a vocazione fortemente agricola – commenta Giancarlo Grasso, presidente dell’Azienda speciale per la formazione della Camera di Commercio di Savona – il tessuto imprenditoriale del settore, contraddistinto da un grado elevato di qualità legato alla tipicità delle produzioni, costituisce una voce importante per l’economia del territorio. Basti pensare alla filiera dell’olio: l’extravergine di oliva dop vede 119 imprese attive in Liguria, al quarto posto per numero di aziende produttrici in Italia nel comparto oleario di qualità».

L’attenzione all’agricoltura di eccellenza in Liguria si manifesta anche nella percentuale di Sau (Superficie agricola utilizzabile) coltivata con metodo biologico: oltre il 6%, una quota di tutto riguardo vista la poca disponibilità di terreni agricoli in regione e, a livello percentuale, superiore a quella della Toscana, dell’Umbria, del Piemonte e della Lombardia che non arrivano al 3%.

«Il giro d’affari del biologico nel mondo è stimato attorno ai 50 miliardi annui – spiega Grasso – e anche in questi anni di profonda crisi, di calo dei consumi la domanda di prodotti di qualità e biologici è cresciuta sia sul mercato interno sia nella richiesta dall’estero. Conoscere l’origine dei prodotti è fondamentale per i consumatori per tutelare il loro diritto alla corretta informazione su ciò che acquistano. Oggi un cittadino europeo su 3, vale a dire 129 milioni di persone, sceglie cosa acquistare sulla base dell’origine dei prodotti riportati in etichetta. In Italia l’attenzione all’origine dei prodotti riguarda 25 milioni di persone. In questo quadro è fondamentale il ruolo delle certificazioni e dell’etichettatura che danno garanzia ai consumatori sulle qualità e sulle caratteristiche dei prodotti che vanno ad acquistare». Purtroppo, visto l’appeal del potenziale economico del settore biologico, possono verificarsi casi di contraffazione del prodotto nell’etichettatura. L’ultimo caso, in ordine di tempo, che ha riguardato l’olio di oliva 100% biologico è stato scoperto in Puglia: una frode alimentare che ha portato al sequestro di 400 tonnellate di olio.

«Le certificazioni sebbene indispensabili per legge purtroppo a volte riescono a essere aggirate – spiega Luca Medini, direttore dell’Azienda speciale per la formazione della Camera di Commercio di Savona – esistono ulteriori verifiche di tipo scientifico in grado di monitorare con precisione la qualità del prodotto sia proveniente da agricoltura convenzionale sia da quella biologica, che deve rispettare standard precisi, in primis non deve derivare dall’utilizzo prodotti chimici di sintesi nelle operazioni colturali e di allevamento».

Nel Laboratorio chimico merceologico di Albenga ogni anno si effettuano centinaia di verifiche su prodotti di agricoltura convenzionale e biologica. «Fino a oggi – afferma Medini – nelle analisi effettuate su centinaia di campioni abbiamo constatato una situazione sicuramente confortante, segno tangibile del rispetto dei criteri qualitativi delle aziende che ricorrono alla certificazione per attestare la qualità dei prodotti».

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