Portualità, Torterolo: “Un tavolo di lavoro per elaborare una strategia utile a sventare l’accorpamento”

«Mettiamo attorno a un tavolo i rappresentanti delle istituzioni del Maurizio Torterolo 02territorio, delle categorie e delle associazioni del mondo produttivo della provincia di Savona per individuare con l’Autorità portuale una strategia comune, utile a sventare l’accorpamento con l’Ap di Genova». Questa la proposta di Maurizio Torterolo, capogruppo della Lega Nord in Regione Liguria, che contesta l’ipotesi dei accorpamento Autorità Portuali di Savona-Vado con Genova, contenuto nel decreto legge “Sblocca Italia” del governo Renzi.

«Il provvedimento – spiega Torterolo – è una spallata all’autonomia dei territori e rischia di penalizzare le imprese che operano nel settore portuale in maniera diretta e nell’indotto. Sono anni che gli operatori portuali chiedono una revisione della legge 84/94 e ora si ritrovano con un decreto d’urgenza che decapita l’autonomia di uno scalo, come quello di Savona-Vado, che può essere classificato come “minore” solo da chi non conosce l’attività che svolge. Alcuni dati, se fossero stati letti con attenzione a Roma, non avrebbero portato i “luminari” delle riforme del governo Renzi a decisioni così dannose per il tessuto economico di una provincia, quella di Savona, già fortemente penalizzata dalla crisi. Savona-Vado è il primo porto mediterraneo per import di frutta, tra i primi cinque porti italiani per traffici general cargo specializzati, il quinto porto crocieristico nazionale, il quinto porto in Italia per gettito fiscale generato (1,2 miliardi di euro). Inoltre, è impegnato in importanti investimenti infrastrutturali che nei prossimi anni potranno diventare un volano di occupazione anche per l’entroterra e per la Val Bormida, messa in ginocchio dalla desertificazione industriale di grandi gruppi. A oggi, il porto di Savona – Vado rappresenta la maggiore impresa della provincia con 2.500 persone direttamente in attività su un milione di metri quadrati di superfici operative e 5 km di banchine╗.

«In questo quadro è impensabile mettere sotto lo stesso ombrello di un altro porto leader del Mediterraneo come quello di Genova la governace di uno scalo attorno a cui si muovono e lavorano centinaia di imprese, di piccole e piccolissime dimensioni, dell’indotto. Gravissimo poi il fatto di dare esclusiva competenza nella scelta dei prossimi presidenti delle Autorità portuali al ministro delle Infrastrutture: il rischio concreto che si prospetta è di esautorare i territori nella scelta della governance e trasformare le presidenze delle Ap nell’ennesimo poltronificio per politici trombati».

«Per sventare un danno irreparabile per l’economia savonese – dove nel solo nel mese di giugno sono stati persi 1.800 posti di lavoro – penso sarebbe utile aprire un dialogo costruttivo con il mondo produttivo del territorio e i rappresentanti delle istituzioni, uscendo dall’ottica dei limitanti dibattiti di un unico colore politico che rischiano di trasformare in discussione da salotto un tema che necessita invece un ampio coinvolgimento di tutte le forze politiche ed economiche di Savona e del suo entroterra».