Bravissimo Zavatteri: sul palco, un singolare ‘Cyrano de Bergerac’ per il 48° Festival di Borgio Verezzi

di Laura Sergi – Il ‘Cyrano de Bergerac’ d Edmond Rostand, ha aperto cyrano per albengaufficialmente in Piazzetta Sant’Agostino (10-11-12 luglio) il 48° Festival di Borgio Verezzi. Sul palco la compagnia Gank di Genova, per una coproduzione con il Teatro degli Incamminati di Brescia, e in collaborazione con il Teatro Stabile del capoluogo ligure e lo stesso festival teatrale.

Un palcoscenico molto spoglio sorprende da subito gli spettatori, ma è quanto serve per mettere in luce gli artisti e la loro bravura: le poche assi di legno inclinate, con tante botole che si aprono e si chiudono, contribuiscono a creare vivacità alla scena. Per di più agli attori è richiesta una stranezza: quasi mai escono di scena incamminandosi tra le viuzze del borgo, ma spariscono invece in una di queste feritoie, come fosse una grande via o la porta principale di un edificio (foto Azais).

Antonio Zavatteri è il protagonista principale di un testo così singolare. Ma, come anticipavano i registi Matteo Alfonso e Carlo Sciaccaluga, in un mondo dove tutti parlano in versi solo qualcuno è un poeta. Il Cyrano, appunto. In poesia, scegliendo accuratamente le rime, uccide chi osa alzar lo sguardo sull’amata cugina (Silvia Biancalana), infischiandosi che si tratti del Visconte di Valvert (Sciaccaluga). Un personaggio completamente fuori dagli schemi, che inneggia alla libertà e contrasta ogni potere forte e ogni apparenza, e che ha un unico grande dolore nel cuore: come può chiedere alla cugina d’amarlo, con questo grosso naso che si ritrova? Eppure inizia a credere ad un miracolo, non appena la cameriera di Rossana gli fisserà un appuntamento per una cosa di grande importanza (una scena molto bella, dove Zavatteri risponde a monosillabi come un ragazzino impaurito agli esami, sperando in un dolce finale). Tutto il pubblico è ammaliato dalla sua voce e dal suo turbamento, ora che le cose si sono svelate: la cugina non ama Cyrano, ma si rivolge a lui in nome della vecchia amicizia per ottenere la protezione di un cadetto che, se è così bello, sicuramente non può che essere anche intelligente.

E invece Cristiano (Vincenzo Giordano) è solo bello, ma non è certo bravo a parlar d’amore, anzi, è parecchio imbranato. Per di più è anche strafottente e, appena entra nel gruppo dei Guasconi, nonostante fosse stato avvisato, si mette a parlar di ‘naso’ in presenza dello spadaccino. Com’è strano, ora, vedere Cyrano-Zavatteri tenere a freno la propria irruenza, come nulla fosse, e continuare con le rime evitando la parola obbrobriosa, per la promessa fatta a Rossana. Ma il cadetto insiste, e a lui tocca chiedere agli altri di lasciarlo solo con il giovane, parlargli a cuore aperto delle confidenze ricevute e invitarlo a scrivere una lettera a quella stessa donna che lui ama, affinché i due inizino una storia. Una lettera? Cristiano inorridisce, conscio della propria incapacità, al punto che il Cyrano, sempre per l’affetto segreto che nutre per la giovane, si offre di elaborare lui la missiva e tutte quelle che seguiranno.

Questo è il motore di tutta la vicenda: una fanciulla che crede che sia Cristiano a scriverle tante belle parole, e addirittura non s’accorge che è il cugino, di notte, che si sostituisce al ragazzo in una dichiarazione d’amore alla ‘Romeo e Giulietta’ (momento suggestivo, divertente e anche nostalgico in Piazzetta). La loro storia d’amore poggia quindi su ben poco, ma continuerà nel tempo, perché a nulla servirà l’astuzia di Rossana, bramata anche dal Conte De Guiche (Filippo Dini) nell’impedire che Cristiano, ora suo sposo, venga inviato in guerra in prima linea. E infatti, da coraggioso qual è anche se non letterato, cadrà fra i primi. Peccato che avesse appena compreso dalle parole di lei giunta sul posto (‘ti amerei anche brutto’) che se lo ama solo per i suoi componimenti, significa che ama Cyrano e non lui. Ma come può il Cyrano non mentirgli in punto di morte? Infatti gli dichiara d’aver svelato la cosa alla cugina, e che ciononostante lei abbia scelto il suo sposo.

Così passano quattordici anni: Rossana si è ritirata in convento e veste un abito nero in segno di continuo lutto. Il Cyrano mantiene il segreto, e tutti i sabato si reca in visita alla cugina. Fino a che un sabato maledetto cadrà in un agguato infingardo: potrebbe curarsi, preferisce recarsi come al solito da Rossana, che non s’accorge delle sue ferite mortali. Quando lei decide che sia arrivato finalmente il momento di fargli leggere l’ultima lirica di Cristiano, che aveva nel giubbetto il giorno che è morto, s’accorge poco a poco, nel buio della notte, che la sua voce gli ricorda qualcosa (la dichiarazione alla ‘Romeo e Giulietta’), e poi s’accorge che lui non legge ma recita a memoria.

La lirica è del Cyrano, ma la lettura è di Zavatteri che ne amplia il sentimento pieno di quel pathos al quale siamo stati abituati per tutta la serata. Pare davvero di non essere in teatro, ma che un uomo sul palco scopra di essere corrisposto proprio qui, ora, davanti ai nostri occhi, nonostante il suo naso. Anche se è troppo tardi.

Bene anche il resto del cast: oltre ai già citati, Roberto Serpi (Le Bret), Alberto Giusta (Lignière, un cadetto), Alfonso (Ragueneau), Sarah Pesca (Montfleury, un cadetto) e Davide Gagliardini (il ladro, un cadetto); scene e costumi di Guido Fiorato, luci di Sandro Sussi, musiche di Andrea Nicolini.

(* La recensione teatrale si riferisce alla spettacolo andato in scena nella serata dell’11 luglio)

– Nuovo appuntamento oggi, lunedì 14 luglio, in serata unica, con il Teatro Garage di Genova che porta in scena al Festival Teatrale di Borgio Verezzi (Piazza S. Agostino, ore 21.30) in prima nazionale la commedia ”Sinceramente bugiardi” di Alan Ayckbourn, per la regia di Francesco Branchetti con Debora Caprioglio.

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