Cannes premia Le meraviglie italiane

Director Alice Rohrwacher, Grand Prix award winner for her film "Le meraviglie", poses on stage with actress Sophia Loren during the closing ceremony of the 67th Cannes Film Festival in Cannesdi Alfredo Sgarlato. Verdetto abbastanza prevedibile in un Festival di Cannes in cui tutti i film sembravano meritevoli anche di un premio minore, sebbene molti critici abbiano parlato di edizione sottotono. Ma si sa, la proiezione per la stampa è alle 8,30, durante la quale molti critici dormono e ricordo cantonate clamorose in edizioni passate.

Il verdetto che ci piace è il Gran Premio della Giuria al film di Alice Rohrwacher, sorella di quella Alba che a mio parere è la più brava attrice italiana. Il primo film di Alice, “Corpo celeste” non mi aveva convinto fino in fondo, aspetto questo film con curiosità. Dopo il caso de “La grande bellezza”, massacrato dalla critica italiana e poi pluripremiato all’estero, il film della Rohrwacher è stato preventivamente esaltato e stavolta critica e giuria sono andati d’accordo. Palma d’oro al turco “Winter sleep” di Nuri Bilge Ceylan. È un autore di grande talento di cui ho amato molto i primi “Ozak” e “Iklimer”, ma è un cineasta non facile, dai ritmi lenti, e questo film dura oltre tre ore, vedo difficile una distribuzione nei cinema.

Miglior regista Bennett Miller, autore del valido “Capote”, storia vera di sport, attrazione e follia, che al contrario del precedente può essere anche premiato dal successo di pubblico. Per questo film si pronosticava un premio per Steve Carrel come miglior attore, e invece ha vinto il grande e corpulento Timothy Spall, ottimo nelle vesti del pittore inglese Turner. Tra le attrici sfida tra divine, con la grandissima Julianne Moore che batte Juliette Binoche e Marion Cotillard; non invidio i novelli Paride chiamati a cotanto giudizio. Stupisce, ma nemmeno troppo il premio della giuria a pari merito tra il Grande Vecchio Godard e il supergiovane Xavier Dolan, che a venticinque anni ha già diretto cinque film adorati dalla critica e dalle giurie e inediti in Italia. Miglior sceneggiatura per il russo “Leviathan”, dagli autori del magnifico “Il ritorno”, Leone d’Oro a Venezia 2003.

Come quasi sempre nessun premio a Ken Loach se non gli applausi più lunghi e calorosi. Chi scrive queste righe ha visto a Cannes “Les combattants” opera prima di Thomas Calley, graziosa commedia piuttosto originale con Adèle Haenel, interprete di “L’Apollonide” di Bertrand Bonello, altro cineasta osannato in Francia e sconosciuto in Italia. Chissà quanti e quali di questi film arriveranno in Italia, in quante sale, sicuramente nelle stagioni di bassa frequenza al cinema.

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