Intervista a Renata Briano – Candidata PD alle elezioni europee del 25 maggio 2014 in Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta.

Renata Briano 2014[ di Mary Caridi ] – Renata Briano, genovese, dal 2010 ricopre l’incarico di assessore all’Ambiente e alla Protezione Civile della giunta regionale ligure. Laureata in scienze naturali all’Università degli Studi di Genova si occupa da sempre di temi legati al territorio e allo sviluppo sostenibile.
 
D: Le sue competenze in tema ambientale sono un biglietto da visita importante da portare in Europa. Ritiene che questi temi essenziali siano  sufficientemente trattati dal Parlamento Europeo?
L’Europa, a dire il vero, ha lavorato molto in questi anni sui temi della sicurezza ambientale e della sostenibilità ma l’ha fatto attraverso politiche comuni che – per loro natura – difficilmente riescono a tener conto dell’eterogeneità e della specificità delle aree geografiche su cui alla fine le sue politiche insistono. Un esempio su tutti è quello della Pac, la politica comune sull’agricoltura: un grade calderone che risolve le principali problematiche con provvedimenti generali senza tener conto delle singole specificità territoriali. Lo ha fatto solo in parte volutamente, c’è poi una grossa percentuale di colpa di chi non ha saputo – in questo tempo – incidere nel rappresentare le necessità del nostro Paese.
Una soluzione può essere quella di ragionare e lavorare per subaree: penso al fatto che la Pac di cui sopra non tiene ad esempio in considerazione le esigenze specifiche di aree interne e montane, quelle che in questi anni hanno rivelato fragilità maggiori e maggiori esigenze di tutela in un’ottica di sicurezza idrogeologica e prevenzione dei rischi. Penso alle cosiddette “zone interne” di Liguria, Piemonte, Lombardia, le aree montane della Valle D’Aosta e quelle appenniniche, che non hanno le stesse esigenze dei territori di Germania e nord della Francia.
Nell’Europarlamento che nascerà da queste elezioni l’Italia dovrà saper fare gruppo con i paesi della sponda mediterranea, con esigenze simili.
L’obiettivo vero è quello di creare un rapporto diretto tra aree geografiche ed istituzioni Ue. Il modello è quello del lavoro che ho svolto in questi anni in Regione Liguria, quello del saper rappresentare un punto di riferimento per tutti e dell’istaurare un dialogo con gli enti locali, con i territori, dai quali raccogliere le istanze e ai quali proporre soluzioni studiate in Europa, ritagliate sulle singole esigenze. In parte è stato fatto, penso all’esempio del meccanismo di lavoro utilizzato con il patto dei sindaci, in cui la Ue ha dialogato direttamente con i territori e le loro comunità. Questo è un metodo di lavoro che può essere mutuato ed utilizzato in molti altri settori.
D: Cultura, ambiente, turismo, biodiversità, blue economy e altri temi legati alla salvaguardia e valorizzazione del territorio. Cosa fare per portarli all’attenzione dell’Europa?
Penso che la priorità di questo prossimo mandato all’Europarlamento stia nell’investire nell’attenzione all’ambiente, ai diritti e alla tutela dei beni comuni, con politiche differenziate per lo sviluppo delle zone che compongono il nostro paese, magari partendo proprio da quelle aree definite “sottoutilizzate” ma che celano un tesoro fatto di paesaggio cultura e opportunità, di formazione e lavoro. Penso a sviluppare il potenziale del nostro entroterra che, a livello europeo, è stato oggetto di interventi che non prevedono una pianificazione cucita ad hoc sulle singole esigenze dei nostri territori e ora dobbiamo affrontare il problema delle mancate politiche agricole e forestali, dello spopolamento delle campagne, dell’abbandono di intere aree geografiche dove l’agricoltura aveva la doppia funzione di sviluppare e tutelare il territorio.
Il mio impegno si concentra sulle risorse fin qui poco o male utilizzate: attraverso quelle possiamo promuovere la pianificazione di obiettivi legati alle aree vaste di natura interregionale con progetti dalle finalità territoriali e locali.
Riprendendo alcuni dei punti principali lanciati da Fabrizio Barca, ex ministro alla Coesione territoriale, all’interno del progetto nazionale per le “aree interne”, entroterra e zone montane devono ritrovare la loro rilevanza strategica, vanno percepite come “bene comune globale”, per un territorio che può essere strategico in una prospettiva di sviluppo sostenibile, grazie alle proprie valenze economiche, ambientali, energetiche e culturali.
Grazie al fondo di coesione possiamo investire sullo sviluppo e sull’occupazione puntando su patrimonio paesaggistico, edilizio e culturale, ampie aree boschive che opportuni interventi infrastrutturali potrebbero rendere produttive, favorendo  innovazione, re-insediamento, tutela del paesaggio, recupero edilizio, indirizzando gli interventi a sostegno di accordi strategici tra città ed entroterra. Fondamentale è in questo quadro il sostegno ai produttori locali,  nello scenario dei Fondi comunitari 2014-2020, sviluppare approcci innovativi in un dialogo costante e diretto tra istituzioni Ue e gli enti locali, promuovendo la pianificazione di obiettivi legati alle aree vaste di natura interregionale e allocazioni finanziarie con finalità territoriali e locali.
D: Un parlamentare europeo ligure deve poter affrontare temi come Lavoro e Ambiente, di grande attualità dopo le note vicende di chiusure di imprese inquinanti in Italia e in Liguria. Con quale ottica? Quali proposte?
L’ottica è quella di portare avanti un modello di sviluppo nuovo che coniughi lavoro e diritto alla salvaguardia del patrimonio ambientale: lo chiamiamo green, blue economy o economia circolare ma non riguarda solo tematiche dell’ambiente. Vogliamo portare in Ue una rivoluzione di metodo che consenta di parlare di sostenibilità non solo a compartimenti stagni, ma trasversalmente. Ambiente e lavoro non possono e non devono essere temi antitetici ma andare di pari passo, solo attraverso politiche trasversali si può riuscire nell’intento di coniugare il diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente con l’occupazione, la crescita e lo sviluppo dei livelli occupazionali, in particolare nel momento storico che stiamo attraversando di crisi del mercato del lavoro su qualunque fronte.  Gli errori, le politiche sbagliate di oggi, saranno le ferite di domani, cui difficilmente si può rimediare. L’Italia non ha, fino ad oggi, saputo raccogliere le opportunità che l’Europa ci ha dato, basti pensare che siamo l’ultimo paese quanto a creazione di lavoro.
A proposito di lavoro e ambiente ho aderito a “New Deal for Europe”, la campagna lanciata da ICE, iniziativa dei Cittadini Europei, per chiedere alla Commissione Ue di proporre un piano straordinario per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione, che rilanci l’economia creando nuovi posti di lavoro.
Abbinare lavoro e sostenibilità è la sfida per una vera rivoluzione culturale. Servono risposte chiare e un progetto comune a tutti i paesi membri, un passo verso il cambiamento della linea economica europea e nuovi investimenti per rilanciare l’occupazione. Le richieste della campagna riguardano la nascita di un fondo europeo straordinario di solidarietà e l’incremento di risorse proprie del bilancio europeo tramite una tassa sulle transazioni finanziarie e una carbon tax.
La necessità è quella di un piano straordinario di investimenti per la produzione e il finanziamento di beni pubblici europei come le energie rinnovabili, il sostegno alla ricerca e all’innovazione, l’incremento delle reti infrastrutturali, il cambio di passo nei confronti di un’ agricoltura ecologica, la protezione dell’ambiente con politiche trasversali.
D: Una nuova Unione Europea. Quale Parlamento auspica dopo il 26 maggio?
Spero in un Parlamento europeo in cui l’Italia abbia una folta e determinata rappresentanza, che sappia fare squadra e si  impegni per rappresentare un punto di riferimento diretto con il livello locale, con i territori di provenienza. Questa tornata elettorale può essere determinante per il rilancio dell’Italia in Europa e le persone che rappresenteranno il nostro Paese a Bruxelles dovranno lavorare per ottenere politiche più forti sui temi del sociale, del bene comune e dello sviluppo sostenibile. Nelle istituzioni Ue a noi servono persone che lavorino, che ci rappresentino e che restituiscano al nostro Paese informazioni per creare davvero politiche attive.
Ho infine un sogno: gli Stati Uniti d’Europa. Bisogna lavorare perché questo diventi il sogno di tutti i cittadini europei.

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