Il film della settimana in TV: “eXistenZ” di David Cronenberg

di Alfredo Sgarlato – (“eXistenZ” di David Cronenberg, venerdì eXistenZ16 maggio ore 21,10 RAI4) – Finalmente l’occasione di vedere in prima serata un film bello e raro. “eXistenZ” (1999), di David Cronenberg (più avanti vi rivelerò perché è scritto così). Questo film ha avuto in Italia una storia traballata. Per via del fallimento del distributore è uscito solo in cassette, in ritardo, e solo dopo parecchi anni ha avuto il primo passaggio in tv. Inoltre la critica l’aveva accolto male, per poi ricredersi totalmente, forse perché in questo film, diversamente dal suo solito stile, Cronenberg affronta il tema con tono ironico-grottesco.

Il tema del film è la confusione tra realtà, illusione e realtà virtuale, che in quegli anni molti affrontavano in maniera più pretenziosa e più confusa (vedi “Matrix”). I personaggi, gli ottimi Jennifer Jason Leigh e Jude Law, creano un videogame che si collega direttamente al sistema nervoso: ma quando sono nel gioco e quando nella realtà? Il tutto legato alle ossessioni che hanno fatto di Cronenberg il più importante regista degli anni ‘80/’90: il rapporto uomo- macchina, la mutazione del corpo, il contagio, la sessualità malata, il tutto da un punto di vista sottilmente politico.

E le maiuscole? Semplice, sono una citazione da Philip K. Dick, dal suo romanzo più psichedelico, “Le tre stimmate di Palmer Edlritch”. E tutto il film è pieno di citazioni dickiane, per esempio le patatine di marca “Perky Pat”, da uno dei suoi racconti più geniali e spiazzanti. Oggi fortunatamente la critica ha superato le divisioni di genere e P.K. Dick è considerato giustamente uno dei maggiori autori del secondo ‘900 (così come si sta rivalutando Stephen King). Succede però che tra i molti film direttamente tratti da Dick solo “Blade Runner” sia un grande film, mentre spesso grandi sono i film di autori che si nutrono di suggestioni dickiane, Cronenberg in primis, ma anche Andrew Niccol (“The Truman Show” “SimØne”).

Prendiamo spunto per parlare anche del rapporto tra King e il cinema. Solo Shakespeare ha avuto più trattamenti cinematografici di King, e “La zona morta” di Cronenberg è il migliore dopo “Shining”. Peccato però che King odia tutti i film d’autore tratti dai suoi libri, questi, o “Carrie” o quelli di Carpenter. Forse perché nelle mani di un Cronenberg come di un Kubrick questi soggetti non appartengono più allo scrittore ma al regista, che li fa irrimediabilmente suoi.

* Il film della settimana in tvrubrica Corsara di Alfredo Sgarlato