Savona, “End the Age of Coal – Dai disastri del carbone alla Rivoluzione Energetica”: alla Ubik la mostra di Greenpeace

Inaugurata a Savona la mostra di Greenpeace “End the Age of Coal – Dai Greenpeace End Age of Coal Savonadisastri del carbone alla Rivoluzione Energetica”, un percorso fotografico di grande impatto che raccoglie foto scattate in tutto il mondo per testimoniare le minacce al clima e alla salute umana derivanti dall’uso del carbone come fonte energetica e le soluzioni rinnovabili pulite già disponibili. L’esposizione è visitabile dal martedìpresso la libreria UBIK (C.so Italia 116r, Savona), dove rimarrà sino al 6 maggio.

Le centrali a carbone, ricorda Greenpeace, «sono la principale fonte di emissione di anidride carbonica. Il carbone, infatti, è responsabile a livello globale di oltre il 40 per cento del totale delle emissioni di CO2 e l’alta concentrazione di questo gas serra nell’atmosfera è la principale causa dei cambiamenti climatici in corso. Secondo le previsioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), la più importante commissione di studio delle Nazioni Unite sul riscaldamento globale, se non si ridurranno presto le emissioni di gas serra, entro la fine di questo secolo la temperatura superficiale della Terra crescerà tra gli 1,8 e i 4 gradi centigradi. Stime autorevoli affermano inoltre che nel 2050 i cambiamenti climatici, che già costano all’Italia alluvioni, siccità e disastri, spesso comportando vittime, potrebbero costare al nostro paese una riduzione del reddito nazionale pari a 20-30 miliardi di euro».

«Le centrali a carbone producono 84 differenti sostanze inquinanti (molte tra queste cancerogene) come mercurio e arsenico e ossidi di zolfo e azoto, con pesanti conseguenze ambientali e sanitarie per i territori circostanti gli impianti. Le aziende che producono energia amano parlare di “carbone pulito” ma di pulito, il carbone, non ha proprio nulla e la CO2 è solo la punta dell’iceberg. I fumi emessi dalle ciminiere delle centrali elettriche a carbone, in Europa, uccidono più di due persone l’ora: è il dato più allarmante del rapporto “Silent Killers” di Greenpeace, basato su una ricerca condotta dall’Università di Stoccarda. Lo studio evidenzia gli impatti sanitari dell’inquinamento prodotto dalla combustione del carbone nei Paesi dell’UE: 22.300 morti premature all’anno. Secondo questo rapporto, inoltre, nel 2010 il carbone ha causato in Italia 499 morti premature».

«In Italia la produzione di elettricità da fonti rinnovabili ha oramai superato, secondo le stime più recenti, il 30 per cento del totale nazionale e già da alcuni anni, su scala globale, gli investimenti in fonti rinnovabili superano quelli per le infrastrutture dedicate allo sfruttamento delle fonti fossili. Greenpeace chiede all’Unione Europea di fissare nuovi obiettivi vincolanti di sviluppo delle rinnovabili (45 per cento), di abbattimento dei gas serra (55 per cento) e di efficienza energetica (40 per cento) per il 2030. E di porre fine all’”età del carbone” al più tardi entro il 2040».

2 Comments

  1. Riguardo poi alla strumentale ricerca fatta elaborare dall’Università di Stoccarda (che si basa su una semplice estrapolazione statistica teorica), sarebbe interessante approfondire l’argomento andando ad analizzare il Rapporto recentemente pubblicato da ISPRA 8Organo preposto proprio a questo scopo) che dimostra quali siano i principali fattori emissivi delle varie attività presenti nei vari ambiti delle nostre città, da cui si evince che la produzione elettrica dai grandi impianti è tra quelli meno incidenti sull’argomento (2,6% del totale!).

    Interessante anche lo studio realizzato da IPRI (International Prevention Research Institute – Lione) che ha analizzato molto approfonditamente la situazione ed aiuta meglio a comprendere l’argomento.

    Trascrivo qui sotto il loro Summary:

    “Executive Summary
    Air pollution is a source of concern for individuals, scientists and regulators and has been a focus
    of considerable research activity in recent years. There are many sources which contribute to air
    pollution and some of these pollutants can negatively impact on human health. One of the
    contributors to pollution is the burning of coal, which is a widely available, abundant combustible
    and, consequently, widely used for a variety of purposes including electricity generation. Health
    concerns have been raised regarding the safety of several aspects of coal use and this Report
    attempted to respond to three major issues.
    In Chapter 1, health effects related to pollution from coal-thermoelectric plants are reviewed.
    Overall, from the studies with reasonable methodology, no increased or decreased health risks
    were associated with coal plant pollution in either workers in such plants or residents in the
    vicinity of plants. There is currently no evidence of an increased risk of death or other health
    effects associated directly with pollution from coal power plants.
    In Chapter 2, the effects of fine particle pollution to which coal emissions contribute are
    presented. Short term effects of exposure to fine particulates have been consistently reported in
    adults with increased risk of all-cause mortality, more specifically cardiovascular and respiratory
    mortality. Long-term exposure to fine particulates reveals consistently increased mortality rates
    associated with increasing levels of PM2.5. In addition, decreases in air pollution levels have been
    associated with decreases in adverse health effects. The Commercial, Institutional and
    Household sector emissions represent 52% of PM2.5 in EU-27. The Energy Production and
    Distribution sector is a major contributor of SOx and it has shown the greatest decrease since the
    1990s: emissions of PM2.5 and PM10 have been reduced by a factor 3. In Italy, the Energy
    Production and Distribution sector is the eighth largest contributor to PM2.5, and the eighth
    largest contributor to PM10 emissions, and emissions from these sources have dropped markedly
    over the past decades.
    In Chapter 3, some recent estimations of the contribution of coal emissions to mortality from
    air pollution are discussed. Coal-fired power stations are emitting a certain quantity of PM2.5
    although these emissions are far lower than those resulting from other human activities such as
    household heating and road traffic and have been falling consistently and significantly in recent
    time. The Stichting Onderzoek Multinationale Ondernemingen (Centre for Research on
    Multinational Corporations; SOMO) has produced a Report which attempted to compute the
    contribution of ENEL’s coal power plants to the global burden associated with PM2.5 pollution in
    Italy. However, their report failed to a large extent to provide a robust, scientifically sound
    estimation.
    To reach the European goals of air pollution limits for 2020, all sectors require to make efforts to
    reduce their emissions of atmospheric pollutants recognising that frequently the largest
    contribution to local pollution may be a variety of dispersed sources. However, specific actions
    must target the major sources of Particulate Matter emissions, namely Household Heating
    Sources and pollution from Road Traffic sources. Household use of coal, wood and biomass
    burning should be discouraged and solutions with low emission of PM2.5 should be preferred.
    To investigate and monitor the impact of air pollution on health, it is absolutely essential to
    prepare viable models that take into account all sources of pollution and not simply refer to a
    single, potential source. This is an absolute principle if the focus is, as it should be, on improving.”

    Buon approfondimento.

  2. La demagogia e le forzature dialettiche fanno il pieno in questo articolo che si basa – come se si trattasse di scienza – su ideologie e teoremi che, fortunatamente, non possono essere dimostrati.

    Insomma, speculazioni che vengono proposte per colpire l’immaginario emotivo delle persone e spaventarle con teoremi che hanno il solo scopo di fagocitare il sostegno a “intevistimenti” (così li definiscono!) che in realtà sono sperperi immensi di risorse che vanno a favore di circuiti finanziari a danno del comune cittadino che se li vede prelevare (sostanzialmente senza saperlo, perchè si fa di tutto per mascherare il prelievo e tentare di sminuirlo in modo fuorviante) direttamente ogni bimestre dalle Bollette elettriche.

    Demonizzare la CO2 è parte della strategia di costoro, anche se un banale approfondimento rivelerebbe che stiamo parlando del terzo gas più importante per la vita sul pianeta, non velenoso ne esplosivo e che non ha alcun effetto locale nei luoghi di emissione. La CO2 è l’alimento base del mondo vegetale da cui dipende la vita sul Pianeta.

    Si straparla poi di 84 sostanze inquinanti, riferendosi probabilmente agli elementi minerali naturali presenti nella matrice del Carbone che, a sua volta, è indubitabilmente derivante dal mondo VEGETALE che ricopriva ampie aree del pianeta nel lontano passato. Ci si guarda bene (per evitare forse di cadere nel … “ridicolo”) di citare che tali sostanze sono appunto elementi minerali naturali, contenuti in micro-tracce, comunemente presenti nei terreni, nelle acque minerali, nella vegetazione, cioè l’insieme degli elementi che compongono il nostro mondo.

    Si parla del molto elevato livello raggiunto nella produzione elettrica da parte delle “Fonti Rinnovabili” (soprattutto grazie all’idroelettrico)e ci si guarda bene dal dire che tale livello è molto elevato (nessun altro Paese al Mondo (che non abbia la disponibilità di enormi quantità di acqua: es. Brasile, Svezia, Norvegia, ecc.) possono permettersi di arrivare a tali percentuali, soprattutto puntando sul Solare FV ed Eolico, pena la NON sostenibilità del loro sistema elettrico nazionale. Buonsenso vorrebbe che, dopo aver “investito” così tanti soldi, ci si fermasse (in attesa che altri grandi Paesi eventualmente facciano altrettanto (!?!) e si provvedesse invece a diversificare e equilibrare il nostro 2Mix delle Fonti” per la produzione elettrica in Italia, il più sbilanciato, il più a rischio, il più costoso tra tutti i grandi Paesi avanzati del Pianeta!

    E tutto questo a chiaro danno della competitività del ns. sistema manifatturiero Paese, quindi dell’occupazione, del benessere e dello sviluppo a casa nostra.

    Quello che conta, invece, sono le tecnologie impiegate nei grandi impianti di produzione elettrica, che servono proprio a prevenire che gli effetti indesiderati della combustione (di qualsiasi prodotto), siano riversati in atmosfera oltre i restrittivi limiti previsti dalla normativa nazionale ed europea.

I commenti sono bloccati.