Fisco, l’impatto Tasi sugli artigiani liguri; Grasso (Confartigianato): “fiscalità voracissima con le micro e piccole imprese”

Ancora una stangata sotto la voce “fisco” per le micro e piccole imprese Giancarlo Grasso 02della Liguria: anche nella nostra regione le realtà produttive dovranno fare i conti con la Tasi, la Tassa sui servizi indivisibili (che riguardano principalmente la manutenzione delle strade, le fognature e luce pubblica), che presto sarà adottata in tutti i Comuni italiani e inglobata nella Iuc, insieme a Imu e Tari (Tassa sui rifiuti).

Un impatto non indifferente che l’Ufficio studi di Confartigianato, su dati Agenzia delle entrate e ministero dell’Economia e delle finanze, ha considerato su sette profili di Mpmi: impresa software e Ict, parrucchiere-estetista, laboratorio di falegnameria, impresa di autoriparazione, impresa manifatturiera, ristorante e panificio-pasticceria. «Si tratta di imprese-tipo – spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – che, in media, potrebbero pagare da un minimo di 196 euro a Savona a un massimo di 1.004 euro alla Spezia per la Tasi del 2014. Importi che andrebbero ad aggiungersi a quelli già versati nel 2013 per Imu e Tares. Una fiscalità che si dimostra ancora una volta estremamente vorace nei confronti delle nostre micro e piccole imprese: un esercito di oltre 45 mila realtà produttive già pesantemente falcidiate dalla crisi».

Nel dettaglio, un ristorante genovese che nel 2013 ha versato 2.444 euro di Imu e Tares andrebbe a pagare 282 euro aggiuntivi con Tasi ad aliquota base, valore che salirebbe a 499 euro se Palazzo Tursi adottasse l’aliquota massima. Per un’autofficina e un parrucchiere di Genova l’incremento sarebbe più contenuto, ma pur sempre significativo, passando da un minimo di 89 e 85 euro con aliquota base a un massimo di 202 e 150 euro. Considerando la media delle sette tipologie di imprese, nel capoluogo ligure l’aumento percentuale rispetto al 2013 oscillerebbe tra l’8,1% e 16,7% (in termini numerici, dai 254 ai 523 euro).

A Savona, dove il Comune avrebbe optato per un’aliquota Tasi dello 0,6‰ da sommarsi al 10,6‰ di Imu, l’impatto della Tassa sui servizi indivisibili sarebbe del 5,7% in più per le realtà produttive del territorio. In particolare, un’impresa manifatturiera andrebbe a pagare 310 euro in più rispetto ai 6.925 sborsati nel 2013. 235 euro per un ristorante, 177 euro per una pasticceria e 126 euro per un’impresa del settore software e Ict. In media, un impatto di 196 euro per le imprese savonesi.

A Imperia, dove l’aliquota Imu è del 9,7‰, la situazione si prospetta simile a quella del genovese: la Tasi, in media, colpirebbe le Mpmi per un minimo di 255 euro fino a un massimo di 491 euro in più rispetto a quanto tassato nel 2013. Importo che, per un ristorante dell’estremo Ponente ligure, potrebbe valere dai 283 ai 472 a seconda dell’aliquota scelta. Esborso consistente anche per un panificio-pasticceria, che potrebbe pagare dai 212 ai 354 euro aggiuntivi rispetto agli oltre 1.800 euro di Imu e Tares del 2013. Tra gli 85 e i 142 euro per un parrucchiere-estetista imperiese.

Sbalzo di tassazione decisamente più forte alla Spezia (aliquota Imu 7‰), dove l’aggravio per le imprese potrebbe essere davvero pesante nel caso di aliquota massima. Un parrucchiere potrebbe pagare fino a 266 euro in più, una carrozzeria fino a 404. Addirittura 664 euro per una pasticceria e 885 per un ristorante. In media, l’importo oscillerebbe tra i 230 euro in caso di aliquota base e i 1.004 euro in caso di aliquota massima.