Confartigianato Liguria: raggi x alla “svolta buona”

La “svolta buona” passata al setaccio punto su punto: l’Ufficio studi di Matteo Renzi 01Confartigianato, su dati Istat, Banca d’Italia, Commissione europea e Mef, analizza il programma presentato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con un’attenzione particolare alle tematiche che riguardano più da vicino le micro e piccole imprese.

A partire dall’accesso al credito (-5% in Liguria nel 2013), per il quale il nuovo governo intende rafforzare il fondo di garanzia. Il credit crunch, che a gennaio 2014 ha raggiunto i 30 miliardi rispetto al 2013, è uno dei tre principali indicatori che collocano il nostro Paese agli ultimi posti in Europa per contesto migliore per fare impresa (l’Italia è davanti solo a Grecia, Repubblica Ceca e Malta). Non sono da meno fisco e burocrazia: siamo al settimo posto per spesa pubblica su Pil (51%) e all’ottavo posto per entrate fiscali su Pil (47,9%).

Negli ultimi cinque anni in Italia sono state approvate oltre 490 norme fiscali, di cui quasi 300 responsabili di un aumento dei costi burocratici per le imprese. Proprio per ridurre il cuneo fiscale (un macigno che pesa per il 49% sul costo del lavoro), tra le proposte c’è la diminuzione dell’Irap del 10%. Il gettito dell’imposta deriva in gran parte dal settore manifatturiero (24,4%), dalle attività finanziarie e assicurative (15%), dal commercio e autoriparazione (14,7%) e per il 7% dalle costruzioni (interessate, queste, anche dallo sblocco del piano casa, che dovrebbe incentivare una risalita del comparto dopo il tracollo occupazionale che, solo in Liguria, ha toccato il -4%).

Un alleggerimento del carico fiscale da cui però non trarrebbero beneficio le piccole imprese senza dipendenti: oltre 36.800 in Liguria e circa 3 milioni in Italia (il 69,4%).

«Non possiamo correre il rischio– spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – di perdere l’occasione concreta di cambiare il nostro paese, dando più sostegno alle micro imprese artigiane che rappresentano il vero motore dell’economia. Per questo riteniamo che sia un errore escludere i lavoratori autonomi dalla riduzione Irpef, così come il non istituire meccanismi automatici per la compensazione diretta tra debiti e crediti sul tema dei pagamenti della Pa».

Sul fronte lavoro, la detrazione dell’Irpef nelle buste paga degli oltre 10 milioni di lavoratori dipendenti sotto i 20 mila euro lordi aumenterebbe di mille euro lo stipendio annuale. Ma si tratta di un’agevolazione che non terrebbe conto della maggioranza dei contribuenti, i lavoratori autonomi: oltre a rappresentare il 56,2% di coloro che guadagnano meno di 20 mila euro all’anno, hanno subito un vero e proprio crollo del reddito nell’ultimo quadriennio (-6%). Con esso è crollata anche l’occupazione: nel 2013 in Liguria le chiusure delle imprese individuali sono state oltre 4 mila, a fronte di 2.600 nuove aperture.

Tra le proposte di Confartigianato ci sono anche l’innalzamento della franchigia Irap e il dimezzamento immediato dell’aliquota Imu sugli immobili strumentali delle imprese, con l’obiettivo di una totale esclusione, e interventi per dare nuovo impulso al credito, attraverso il rafforzamento dei Confidi e modalità semplificate di accesso al Fondo di Garanzia.

Sul tema dei pagamenti della Pubblica amministrazione alle imprese, Giancarlo Grasso 02Confartigianato chiede lo sblocco definitivo e rapido dei debiti, istituendo meccanismi per smaltire quelli pregressi anche attraverso la compensazione diretta tra debiti e crediti e impedire il ripetersi dell’accumulo di risorse non erogate. Inoltre considera necessario rivedere il Patto di stabilità interno, nell’ottica di un superamento dei vincoli per le amministrazione virtuose.

Sul fronte di costi energetici e tracciabilità dei rifiuti, invece, si chiede, rispettivamente, sostegno per l’uso di fonti alternative e la sostituzione del Sistri con un sistema più efficiente e meno oneroso dal punto di vista degli adempimenti.

La “svolta” nel mercato del lavoro è rappresentata anche dalla possibilità di investire 1,7 miliardi per i giovani: è su di loro che si concentra la maggior parte della disoccupazione totale (che in Liguria è aumentata del 3,2% in un anno), con oltre 480 mila ragazzi sotto i 35 anni che hanno perso il lavoro nel 2013. Situazione occupazionale influenzata anche dai problemi del sistema formativo: in Italia, la percentuale di under 25 che studiano e lavorano è appena del 2,8%, a fronte della media del 13,6% dei Paesi dell’Ue.

Le opportunità di trovare lavoro sono ostacolate dalla crisi, ma anche da interventi normativi che hanno penalizzato un contratto come l’apprendistato, che il nuovo governo vorrebbe invece semplificare. Solo nel comparto artigiano, dove vale l’11,5% delle assunzioni, l’apprendistato ha visto un calo del 33,8% dovuto a un incremento di costi e burocrazia: «Per rilanciare l’occupazione – afferma Grasso – oltre alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, occorre anche liberare l’ingresso in azienda e l’apprendistato da imposte e vincoli, introdotti dalla riforma Fornero, che hanno impedito l’assunzione di migliaia di giovani. Continuiamo, insomma, sulla strada della semplificazione delle leggi sul lavoro».