Focus: ecco i numeri dell’agricoltura in Liguria

Questa mattina al Palazzo della Borsa di Genova si è svolta l’assemblea di Cia Liguria che ha eletto il savonese Aldo Alberto nuovo presidente regionale. È stata l’occasione anche di fare il punto sui principali dati che Assemblea Cia - Genova 7-2-2014caratterizzano il settore primario in Liguria. È il Piano di sviluppo rurale – è stato detto – il cardine intorno al quale ruota il futuro dell’agricoltura. A testimoniarne l’importanza, due dati relativi al settennato appena concluso che si riferiscono all’occupazione e al consolidamento del territorio: grazie alle risorse ricevute dal Psr, nella sola Liguria sono stati ricostruiti 103.000 m2 di muretti a secco – come dire un muro alto un metro che corre ininterrottamente da Genova a Imperia; o, se preferite, da Genova a Sarzana – e sono stati inseriti nel mondo del lavoro 600 giovani under 40. Per i due terzi di questi ragazzi si può parlare di “ritorno all’agricoltura”, trattandosi di persone precedentemente occupate in altri settori, o senza lavoro.

Quella che il Psr 2007-2013 ci consegna, e che i dati dell’ultimo censimento fotografano, è dunque un’agricoltura ligure più giovane, più rosa e con aziende più grandi, caratteristica quest’ultima fondamentale per affrontare una concorrenza giocata sempre più spesso a livello mondiale, data la forte propensione per l’export di molti settori, su tutti quello floricolo per il quale le esportazioni costituiscono circa i due terzi dell’intero fatturato.

Ma se parte della partita si gioca a livello globale, fondamentale è anche l’attenzione per il locale, che significa radicamento sul territorio e possibilità di creare ricchezza attraverso percorsi di promozione turistica. Da questo punto di vista è sicuramente interessante la crescita della filiera corta e di quella cortissima, che mette direttamente in contatto produttore e consumatore. Le imprese liguri di quest’ultima tipologia sono oggi più di 300, prevalentemente di piccola dimensione e a gestione familiare: un dato ricavabile dall’agenda “Spesa in campagna” curata proprio da Cia Liguria, che ha censito 130 aziende di vendita diretta e circa 200 agriturismi attivi nella nostra regione.

A queste vanno aggiunte le molte imprese che vendono direttamente a ristoranti, esercizi al dettaglio e grande distribuzione, per le quali si può comunque parlare di filiera corta, esistendo un solo passaggio intermedio tra produttore e consumatore finale.

Pur in un quadro di contrazione del settore, alcuni dati forniti da Unioncamere sono significativi per tracciare un identikit dell’agricoltura ligure. Un settore che nel complesso rappresenta l’8% delle imprese attive in Liguria e un’incidenza del 7,7% sul totale delle imprese giovani, dato interessante se rapportato al 7% medio a livello nazionale, con una punta addirittura del 12% nella provincia di La Spezia. Ben superiore alla media anche il numero di imprese femminili, che rappresentano il 37% del totale, ben 8 punti percentuali oltre la media nazionale del 29%, e a Genova sono addirittura il 40%. Un ultimo dato superiore a quello medio riguarda, infine, le imprese con titolare straniero: il 2,7% contro l’1,8% su scala nazionale, e un picco del 3,7% in provincia di Imperia.

Un comparto che occupa una posizione di eccezione nel tessuto produttivo regionale è senza dubbio quello florovivaistico, nonostante la difficoltà attraversata dal settore del fiore reciso, solo parzialmente bilanciata dalla maggiore tenuta del comparto vaso. Basti pensare che il solo Distretto florovivaistico del Ponente, istituito sui territori delle province di Imperia e Savona nel 2001, conta da solo 4.137 aziende su un totale di 14.093 su scala nazionale e un fatturato di 450 milioni: praticamente, quasi un’impresa italiana su tre ha sede nel Ponente ligure, con 3.129 aziende concentrate nell’imperiese e 1.008 nel savonese che costituiscono anche la quasi totalità delle 4.272 censite in tutta la Liguria.

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