Taiji, la baia insanguinata inferno dei delfini in Giappone

Dietro all’esibizioni di delfini ammaestrati, la maggiori attrazioni dei parchi stenelleacquatici, c’è un lato decisamente oscuro, la provenienza e delle modalità di cattura di questi animali. Le loro evoluzioni incantano moltissimi visitatori, che sono però ignari della. La cittadina di Taiji, chiammata la baia insanguinata, situata nel sud del Giappone, dà in questo senso molte e inquietanti risposte. In questa località la cattura dei delfini rappresenta una consolidata attività economica poiché un esemplare destinato ai parchi acquatici può valere centinaia di migliaia di franchi.

E proprio ieri, venerdì, più di 200 delfini fra i quali un piccolissimo cucciolo albino sono stati catturati e condotti all’interno di questa baia. Dopo essere stati avvistati al largo dai pescherecci, i branchi vengono fatti deviare dal loro corso attraverso il rumore prodotto e propagato in acqua da bastoni metallici. I delfini, frastornati, vengono così disorientati e forzati a entrare all’interno di questa angusta baia, dove la ristrettezza dello spazio si rivela non di rado fatale. Si procede quindi alla famigerata selezione. Da una parte, gli esemplari ritenuti idonei ai parchi acquatici. mentre quelli scartati, vengono uccisi al fine di commercializzarne le carni come genere alimentare.

«I delfini sopravvissuti una volta introdotti nei parchi, vivono in condizioni di intenso stress, denuncia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Forse non lo sapete ma il delfino è l’animale che sta peggio di tutti in cattività. In natura questi mammiferi possono vivere anche fino a 60 anni, in cattività muoiono dopo un paio di anni, i più irriducibili arrivano a 12-15 anni. In passato quando 20/30 anni fa in Inghilterra si costruirono delfinari in ogni posto quegli introdotti preferirono uccidersi sbattendo la testa contro le pareti delle vasche oppure ingerendo le mattonelle».

«È giusto andare a vedere i delfini nel loro habitat, dove possono nuotare liberi come accade per i loro simili di Cuba, Findhorn e delle isole Skye, Mull e Iona (oltre alle orche e alle balene) in Scozia, e dell’Irlanda, dove attirano migliaia di visitatori ogni anno pur essendo liberi in mare aperto. C’è un paese importante come l’India, che proprio di recente ha deciso di vietare i delfinari nel proprio territorio».